Il Divano Marziano


Una Storia Italiana: versione non autorizzata
Luglio 17, 2008, 9:56 am
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Ricorderò il G8 giapponese che si è concluso una settimana orsono non per le tiepide risoluzioni adottate – a distanza, verrrebbe da dire – contro cambio climatico e fame nel mondo e neppure per la cartolina ricordo con i grandi del mondo intenti a piantare alberi: io ero all’ospedale, intrappolato in una degenza di routine e le disfunzioni della minzione che in quel frangente interessavano il mio organismo eclisseranno per sempre nella mia memoria il summit di Toyako, il No-Cav Day e qualunque altro evento collettivo prodottosi in contemporanea sul globo terracqueo. Ora che quei meri strascichi postoperatori si sono risolti e vado regolarmente in ritirata, sembra bello tornare a parlare del piccolo incidente diplomatico che ha momentaneamente funestato le relazioni tra Italia e Stati Uniti e che è ormai a tutti gli effetti una notizia scaduta. Ebbene, non si sa come nè perché, ma il press kit consegnato ai giornalisti americani al seguito del presidente Bush riferiva peste e corna del nostro premier, con un tono che, per quanto asciutto, non lascia margini di manovra alle arti riparatrici dell’eufemismo e della perifrasi. Fonte delle informazioni, una non meglio precisata Encyclopedia of World Biography; immediate le scuse della Casa Bianca, strategicamente affidate a un portavoce di origine italiana, accorto il basso profilo di Berlusconi, che ha agevolato l’immediata archiviazione del caso, senza dubbio l’opzione più vantaggiosa per la sua già controversa reputazione.

Sappiamo, a quasi quindici anni dalla discesa in campo che non sono queste semplici note a margine a spostare la bilancia della storia, che ben più sostanziose ed autorevoli manifestazioni di sfiducia sull’uomo Berlusconi, i suoi alleati e il suo operato di governo (ultima in ordine di tempo quella del Parlamento Europeo) non hanno minimamente smosso la superficie stagnante dell’italico stagno (repetita iuvant) nè alterato i rapporti di forza vigenti: il paese reale sembra abbastanza impermeabile a tutto ciò che di noi si scrive e si pensa oltreconfine e la dimensione sempre più privata degli scandali che lo vedono coinvolto - si è preogressivamente passati dall’indagare le sue relazioni con Craxi e i boss mafiosi a quelle ben più circoscritte con la Carfagna – dimostra chiaramente che Berlusconi con tutta la sua ingombrante personalità e il suo personaggio è ormai un elemento inamovibile dello scenario nostrano.

In fin dei conti, l’aspetto più curioso di questa vicenda puramente aneddotica è che la succinta biografia dell’Encyclopedia viene a rappresentare per certi versi il rovescio della medaglia di quella dettagliata, estasiata, illustratissima Storia Italiana che sotto forma di patinato rotocalco infestò le nostre buche delle lettere a ridosso delle elezioni 2001: nell’una e nell’altra biografia si citano, fatta salva la differenza di estensione, gli stessi eventi, ivi compresi dettagli folcloristici come l’esperienza di cantante sulle navi, ma diametralmente opposta è la lettura che se ne dà: tutto ciò che nel testo made in Segrate veniva coscientemente enfatizzato con l’intenzione di trasmettere un’immagine di Berlusconi simpatica e lontana dal paludato grigiore della Prima Repubblica, all’estero, dove gesti e parole sembrano avere differenti peso e gravità, depone a suo sfavore, contribuendo a dipingere la figura, la macchietta, di quello che con molta delicatezza si potrebbe definire un volgare imbonitore. Ora non è il caso di mettersi a concionare sulle ragioni di questo atavico strabismo: il fatto stesso che quel volumetto abbia potuto raggiungere davvero ogni nucleo familiare italiano costituisce una parziale, amarissima, risposta. A titolo personale, mi piace puntualizzare che mia madre lo cestinò sul momento.

A sigillo di queste riflessioni, sottolineiamo che il prossimo G8 si svolgerà proprio in Italia, anche se non si è ancora deciso dove. La Casa Bianca, nella sua sventatezza ha  quindi dimostrato un tempismo invidiabile: in Giappone, con Berlusconi mimetizzato fra gli altri invitati, c’erano tutte le premesse perchè lo spiacevole qui pro quo rimanesse bonsai, evenienza assai improbabile nel caso che il nostro premier fosse stato invece maestro di cerimonie. Il buon senso suggerisce che la delegazione americana imparerà dagli errori del passato e non verrà certo a parlare di corda in casa dell’impiccato, dispensandoci così da siparietti kafkiani. L’uomo di Arcore ha comunque dimostrato, e qui mi riallaccio a quanto detto poco sopra, di poter attraversare indenne persino gli obbrobri di Genova, non sono certamente questi lapsus diplomatici a poterlo impensierire…


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