Aleggia su questo lavoro dei Fuck Buttons, duo di Bristol all’esordio sulla lunga distanza, lo spirito guida di formazioni antiche e gloriose quali Suicide e Silver Apples, guardacaso altrettanti duo. E se le somiglianze non si possono certo rintracciare nell’approccio vocale, qui perlopiù all’insegna di grida lancinanti oscenamente filtrate e distorte, e nemmeno nella struttura dei pezzi, tutti comunicanti tra loro e lontanissimi dalla forma-canzone, qualcosa emerge dalla strumentazione utilizzata e molto dalle virtù ipnotiche della musica: una questione soprattutto attitudinale, per intenderci. Riducendo all’essenziale, i nostri coniugano in una unione di fatto che sta ottenendo il riconoscimento di molti, noise elettronico all’arma bianca ed angelicali tastiere: l’illustrazione più immediata di questo abbinamento potenzialmente contronatura arriva dai nove minuti di Race you to my bedroom/Spirit chaser, quarta traccia in programma, dove una incessante fiumana di spazzature power electronics sulle squassanti frequenze di Merzbow, Masonna, Slogun e compagnia stridente viene ripetutamente doppiata dalle note estatiche di un organo chiesastico. Ma c’è molto di più, come dimostra la successiva Bright tomorrow, contraddistinta dall’inaspettato dialogo dei sintetizzatori, ancora assorti in scenari di letizia, con una cassa dritta che scandisce quasi l’intero brano avvicendandosi nel finale con un drone siderurgico chiamato a chiudere le danze con un lungo schianto. Proseguendo in ordine sparso, abbiamo poi episodi in cui la ritmica assume i connotati di un algido percussivismo tribale che rimanda ai Black Dice di due o tre dischi fa: in Ribs Out si staglia, protagonista quasi assoluta, su un rimbombante fondale vuoto, in Okay, let’s talk about magic accompagna l’ingresso delle tastiere dopo un perforante attacco di schietta marca industrial, mentre nella conclusiva Colours Move funge invece da contraltare all’incedere trasognato del pezzo. Resta a questo punto fuori dal computo soltanto l’iniziale Sweet love for planet Earth, percorsa da abbacinanti sovrapposizioni e stratificazioni di droni e pattern tastieristici, che unisce in una sintesi affascinante gli input di Sunn O))) e My Bloody Valentine, band fra loro diversissime ma eminentemente guitar-driven, il tutto nella più perfetta assenza di chitarre. Questo a mio avviso il picco più alto del disco: ne parlo in chiusura a fronte della preoccupante sindrome da repeat compulsivo che per diversi giorni mi ha impedito di ascoltare l’album nella sua interezza e riconoscere quindi ad ogni composizione i suoi indubitabili meriti. In altre parole, i Fuck Buttons hanno cominciato talmente bene da impedirmi di arrivare a metà dell’opera… Ma posso davvero considerarlo un difetto?
Fuck Buttons: “Street Horssing”
Luglio 20, 2008 di chinottorebel
Pubblicato in dischi | Contrassegnato da tag elettronica, Fuck Buttons, noise, Street Horssing | 1 Commento
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fuck buttons anni’80?!