La morte di Eluana Englaro, maturata in corcostanze che hanno sollevato sospetti infamanti, che per ora sembrano fortunatamente smentiti, è stata seguita da un diluvio di interventi scomposti (fra gli altri, Berlusconi, Gasparri, l’Avvenire: sorprendente invece Umberto Bossi) che non hanno certamente contribuito a una serena valutazione della vicenda. Pochi giorni dopo il decesso, in occasione della Giornata Mondiale del Malato, Papa Benedetto XVI ha riaffermato, evitando però ogni riferimento diretto all’attualita, la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica in materia. Quelle poche parole -peraltro già ascoltate in molte altre occasioni con minime varianti- lasciano intuirne nella loro sorvegliata neutralità la natura ambigua del problema molto meglio delle centinaia di dichiarazioni a gamba tesa che abbiamo ascoltato, nostro malgrado, nell’ultimo periodo. Il punto nevralgico è il concetto di ultimo e naturale compimento dell’esistenza. In un caso come quello di Eluana Englaro, in cui il paziente è manteuto in vita per diciassette anni tramite idratazione ed alimentazione artificiali come si può stabilire un limite ultimo che sia ragionevolmente definibile come naturale? Lo stesso aggettivo che designa i protocolli di cura, artificiale, non indica una contraddizione di fondo, prima verbale e poi logica? Intendiamoci, se il corso della natura non fosse mai stato modificato dagli artefatti della cultura, moriremmo a milioni di malanni banali, ma non è questo l’oggetto del contendere. La mia impressione è che la strategia retorica della Santa Sede punti all’identificazione surretizia di due nozioni, ciò che è giusto e ciò che è naturale, che all’atto pratico non sono intercambiabili. Molte persone, in base a convinzioni personali profonde e non questionabili, possono ritenere giusto e caritatevole mantenere in vita un paziente in coma irreversibile: ciò che è a mio parere non accettabile è sostenere implicitamente che tutto ciò rientra nel naturale ordine delle cose, e che quindi trattasi di cosa buona anche perché naturale: in questo modo si arriva indirettamente ad indicare che i sostenitori della tesi opposta sono, invece, contronatura. Sulla base di queste errate ed interessate associazioni si è arrivati alla schematica contrapposizione, utilizzata a più riprese anche da Berlusconi, di un partito della vita versus un partito della morte. Ovviamente tutti, se interrogati, risponderemmo che in condizioni normali, naturali, la vita è preferibile alla morte. Ma è davvero questo il caso? In una intervista concessa a El País lo stesso Beppino Englaro sembra suggerire di no. Englaro sostiene, nell’ultima risposta, che sua figlia si è trovata intrappolata per diciassette lunghissimi anni in un limbo atroce di indeterminazione, proprio a causa della capacità della scienza di creare situazioni non esistenti in natura: diversamente sarebbe spirata molto prima. Ciò che separa le due parti in causa non è solo una differente percezione di cosa è giusto o sbagliato ma anche di cosa è naturale e cosa no. La mia personale sensazione, non adeguatamente circostanziabile e che pertanto vi sottopongo con mero beneficio d’inventario, è che ai fini dell’argomentazione della chiesa sia in ultima analisi quasi irrilevante stabilire se queste situazioni limite appartengano davvero al reame degli eventi naturali: ciò che conta è sostenerlo apertamente per poter passare direttamente al livello successivo del ragionamento e facilitare così una demonizzazione dell’avversario. Perché in ogni caso, rifacendomi a un altro passaggio dell’intervento ratzingeriano, non mi sento veramente di rimproverare al signor Englaro una mancanza di responsabilità, pazienza e carità davanti alla vita della figlia. La costante difesa della privacy di Eluana, anche negli ultimi giorni, in cui rimbalzavano impazzite dicerie contraddittorie e non dimostrabili sullo stato di salute della donna, ne è la prova più evidente. Englaro ha agito nel pieno rispetto delle leggi vigenti e per portare a termine la sua battaglia non ha mai fatto ricorso a facili appigli emotivi che invece, sull’altro lato della barricata si sono usati a piene mani. Dare del boia a quest’uomo mi sembra una insopportabile mancanza di pietà cristiana, quale che sia l’opinione che si può avere al riguardo. Detto questo, non resta che ripristinare un rispettoso silenzio.
In tutta questa terribile vicenda, la cosa che mi rattrista maggiormente credo che sia proprio il pensiero di una famiglia che, oltre a dover affrontare un dolore indescrivibile e delle accuse infamanti ricevute per il solo fatto di voler portare avanti le volontà della ragazza, ha dovuto subire l’ultima pugnalata alla schiena da gente che non sa, non è coinvolta, e snocciola giudizi e consigli solo per il fatto che non è nella posizione di dare il cattivo esempio.
I tg Mediaset, quando mandano in onda interviste al parroco del paese, al presidente del consiglio ed alle amorose suorine che hanno per anni custodito un corpo sospeso nella non-vita, sono inaccettabili. E capisco che si’, si puo’ anche scavare piu’ a fondo e, si’, siamo già terzo mondo. Ufficialmente.