A Barcellona si sono da poco chiuse le urne con un risultato tanto prevedibile quanto storico, che vede i socialsti del PSOE perdere la poltrona di primo cittadino dopo 32 anni di egemonia a favore dei conservatori catalanisti di Convergència i Unió, giá trionfatori alle “regionali” dello scorso novembre. Nelle stesse ore, gli indignati di Plaça Catalunya, che hanno superato incolumi quella che a molti sembrava la loro naturale data di scadenza, decidevano il futuro dl loro movimento, nell’ormai abituale, partecipatissima, assemblea serale -al funzionamento della quale vorrei dedicare quanto prima un post- puntando con decisione su due obiettivi: il prolungamento indefinito della autogestione pacifica della piazza simbolo della città e una mobilitazione generale del movimento, data probabile il 15 giugno prossimo. Con realismo, nell’assemblea di oggi si è anche affrontato il tema di come dare il cambio agli “accampati anziani”, che da una settimana esatta sono lontani da casa, senza togliere continuità alla protesta, chiedendo esplicitamente il supporto di chi ancora non ha srotolato il sacco a pelo. Nella consueta raffica di interventi brevissimi, regola sacra dei procedimenti degli accampati, le notizie dal mondo lontanissimo della politica ufficiale hanno avuto poco spazio, la conferma della vittoria di Trias ha fatto capolino solo nelle parole scoraggiate ma bellicose di una delle intervenute, ma l’impressione personale è che il risveglio democratico degli insorti del 15-M considerasse il risultato elettorale di oggi una variabile secondaria e tutto sommato ininfluente di uno status quo che in fondo non li rappresenta.
Ora, nonostante le mie evidenti simpatie per le istanze di autodeterminazione del movimento e gli altrettanto evidenti segni d’usura del modello di potere socialista, a livello cittadino, regionale, nazionale, la vittoria dei conservatori mi prospetta scenari di cazzi amarissimi, che mi avrebbero fatto preferire una poco entusiasmante continuità, e d’altronde i primi mesi di governo regionale di quelli di CiU sono stati all’insegna di tagli feroci ai bastioni della sanità e dell’istruzione. A livello aneddotico, sabato sera mi sono quasi rotto un braccio in una caduta ridicola a due passi da casa, e i muri del vicino pronto soccorso erano non a caso tappezzati di volantini, manifesti, comunicazioni interne contro le retallades della sanità pubblica. Anzi, all’ingresso stesso del pronto soccorso, che mi appariva come un miraggio improbabile tra fitte di dolore quasi psichedeliche, campeggiava uno striscione assai visibile che denunciava senza troppi giri di parole il deplorevole stato delle cose. Come a dire: avete poco da sperare, voi che entrate. Due infermiere, mentre il mio braccio sinistro spariva sotto una fasciatura ragguardevole, non hanno fatto mistero di solidarizzare con gli indignati di Plaça Catalunya. Tutto questo per dire che, anche se i socialisti hanno responsabilità macroscopiche, le forze che sono uscite vincitrici dalle urne (in varie regioni hanno trionfato i popolari di Mariano Rajoy, cattolici, centralisti, liberisti, criptofranchisti) sono forse le più patologicamente incapaci di accettare e comprendere le ragioni di chi da una settimana ci sta dicendo, senza rompere manco una vetrina, di averne le palle piene. E secondo me, anche se la distanza della democrazia rappresentativa dai cittadini è sempre più siderale e il giochetto poco meno che rottamabile, un governo socialista e uno conservatore sono forse entrambi una merda, ma non la stessa merda. Spero, ma temo di no, che i manifestanti possano metabolizzare questo principio. E questo vale, tornando in Italia anche per l’illuminato überpolitico Grillo, per il quale Moratti e Pisapia pari son. Vedete un po’ voi. Vado a riposare il braccio fasciato, che sono pure mancino.
La questione Enrico è: non credo proprio che i socialisti abiano tutte ste responsabilità MARCOSCOPICHE. Ma ne parleremo.
p
Specifichiamo: la tua “quasi” rottura di braccio non è un aneddoto ma il fatto centrale degli ultimi giorni. La possiamo usare come metafora della situazione attuale: non ti masturbi da un sacco di tempo. Che il tuo braccio sia quasi rotto (socialisti) o completamente rotto (CiU et co.) non fa gran differenza. A te interessa il pisello. Nonostante ciò, non è bello rompersi un braccio da soli pensando che questo non c’entri con la tua masturbazione.
Oh, a casa mia si può anche dire “farsi una sega”, comunque come persona non informata sui fatti, me ne starei bellamente zitto
[...] mio braccio malconcio sta guarendo, ragion per cui sono tornato a praticare dal lunedì al venerdì quella forma di [...]