Ieri mattina, senza previo avviso, alcuni corpi antisommossa dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, e della Guàrdia Urbana di Barcellona hanno tentato lo sgombero dell’accampamento degli indignati. Qualcosa da eccepire ci sarebbe sui metodi utilizzati, come potete vedere coi vostri occhi: purtroppo non dispongo di dati esatti sul numero dei feriti, le ultime stime parlano di circa 140 paersone. Il colpo di mano, che indubbiamente ha sorpreso molti per rapidità e violenza, non era comunque al di sopra di ogni sospetto. Facciamo un salutare passo indietro.
Qui a Barcellona, era ormai opinione diffusa che l’imminente finale di Champions League, in programma tra pocho più di un’ora a Londra, avrebbe fornito alla polizia un pretesto ghiottissimo per tentare lo sgombero dell’acampada. Senza indugiare troppo in teorie cospirazioniste, all’indomani della vittoria, il neoeletto Xavier Trias aveva offerto al sindaco uscente Hereu la massima disponibilità per favorire lo sgombero di Plaça Catalunya; inoltre, il tradizionale punto di ritrovo dei tifosi blaugrana, la Font de Canaletes, si trova in pienissimo centro, sul tratto iniziale della Rambla, a distanza praticamente nulla dall’accampamento degli indignati, ed è dunque facilissimo immaginare una situazione tesa in caso di vittoria del Barcellona, anche perché i frequenti festeggiamenti degli ultimi anni hanno sempre avuto strascichi violenti, in un botta e risposta tra facinorosi (pochi, in realtà) e polizia di cui spesso hanno fatto le spese degli innocenti. In realtà non ci sono ragioni convincenti per credere che gli accampati, dopo dodici giorni di protesta assolutamente pacifica, avessero intenzione di cambiare registro e passare a una cruenta dialettica di matrice black block; al limite si può apportare la debole argomentazione che gli sparuti gruppetti di ultrà violenti avrebbero trovato nell’accampamento un utile ricettacolo di materiale da lancio e da sfascio (c’erano addirittura vari computer, regolarmente funzionanti), ma in questo caso i contestatori sarebbero stati a loro volta parte lesa… E in effetti, la linea di difesa adottata da varie alte cariche del corpo di polizia (vedere ancora il link a inizio articolo) allega come ragioni del blitz la volontà di tirare a lucido la piazza in vista della finale e la riduzione dei fattori di rischio che un simile evento implica: di sgombero, non se ne parla, anche se le immagini dell’azione, immediatamente diffuse via internet e in televisione, stridono drammaticamente con dichiarazioni così apertamente concilianti. L’impressione, mia e di molti, è che le autorità competenti non abbiano avuto troppi scrupoli davanti alla possibilità di sacrificare il corpo estraneo di una protesta così insolitamente strutturata e pacifica sull’altare dei circenses, giudicandola più pericolosa e indesiderabile del consueto codazzo di devastazioni del mobiliario urbano che fa da corollario alle vittorie blaugrana (come detto, a opera di pochi pezzi di merda, ma tant’è).
La situazione ha però avuto sviluppi imprevisti: poco prima delle dodici, ora in cui sono arrivato in centro, la piazza era praticamente sgombra e presidiata su ogni lato da un cordone di polizia che impediva l’accesso a un congruo numero di contestatori pacifici, che esprimevano il loro dissenso a forza di canzoni e cori, questi sì non esattamente concilianti. Un elicottero sorvolava minacciosamente l’area. La tensione è poi gradualmente cresciuta senza che la situazione arrivasse a degenerare, in un equilibrio precario che si è improvvisamente rotto intorno alle tredici quando, dopo un paio di accenni di carica ai manifestanti, i Mossos si sono ritirati sparando, vorrei sperare in aria, vari colpi. L’uscita di scena della polizia è stata salutata da uno scroscio di applausi: i manifestanti hanno ripreso pacificamente controllo della piazza, in un clima di euforia generalizzata. Nel giro di dieci minuti, erano già all’opera per pulire il territorio riconquistato, prima attraverso una raccolta rifiuti collettiva e poi, letteralmente, con una generosa passata di straccio. Intorno alle tre del pomeriggio l’accampamento era già in piena ricostruzione. Ecco, a mio parere, la scena incredibile di queste improvvisate pulizie di primavera dà la misura del livello di autocoscienza di un movimento che, anche nei momenti più critici, di fronte a manganellate ampiamente ingiustificate, è riuscito a non cadere nella provocazione della violenza, mantenendosi fedele allo spirito costruttivo che lo aveva guidato nei dodici giorni precedenti.
Alle sette di sera, la piazza è stata teatro di una partecipatissima contestazione contro Felip Puig, “ministro degli interni” del governo regionale di Artur Mas, e responsabile diretto (mandante, verrebbe da scrivere lasciando perdere il self control per un attimo) del raid. La pagina Facebook immediatamente lanciata per chiedere le dimissioni del conseller ha già superato le 25000 adesioni. La serata e la nottata sono trascorse senza incidenti, in un ritrovato clima di festa: ma la finale ormai incombe e probabilmente già a partire da domani mattina ci sarà molto altro da raccontare.
Ottimo post aggiungi anche qche foto peró!
[...] il passaggio, invitavano chi era diretto ai festeggiamenti presso la Font de Canaletes (vedere qui) a fare il giro senza attraversare l’accampamento. Scenetta curiosa, a ben vedere, [...]