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	<title>Il Divano Marziano</title>
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	<description>Riflessioni erratiche e prevalentemente errate. Parole alla vivailparroco. Inezie. Un blog, insomma</description>
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		<title>Chiavi per porte che non avreste mai voluto aprire</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 01:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto tempo orsiamo, folgorato dall&#8217;esempio di <a href="http://http://settore.myblog.it/archive/2011/12/29/chiavi-di-ricerca.html">Settore</a>, avevo dedicato <a href="http://divanomarziano.wordpress.com/2009/08/11/chi-cerca-trova/">un post</a> alle <em>chiavi di ricerca assurde</em> che portavano i visitatori casuali, invero pochissimi ma forse più degli intenzionali, ad imbattersi nel mio blogghettino. Ora che sono passati quasi due anni e mezzo, sento la necessità di replicare: anche se spesso lascio colpevolmente queste colonne in stato vegetativo per ere quasi geologiche e anche se soltanto nell&#8217;ultimo mese sono riuscito a totalizzare il poco invidiabile risultato di sette giorni sette senza lo straccio di una visita, le chiavi di ricerca, come il calcare nelle lavatrici, si sono progressivamente accumulate fino a garantirmi materiale per un post ingombrantissimo, che vado ora a rifilarvi, con la segreta intenzione di svuotare il solaio fino all&#8217;anno prossimo (<em>ecco! potrebbe trattarsi di un appuntamento annuale!). </em>Prima di abbandonarvi al deliquio della lettura, alcune considerazioni sulla natura degli equivoci che portano gli utenti su queste pagine: a causa del suo nome, questo piccolissimo spazio tende ad attirare in trappola appassionati di bricolage e decorazione di interni <em>(divano) </em>e di ufologia <em>(marziano). </em>Posso supporre che entrambe le categorie tendono ad andarsene da qui nello spazio di dieci-quindici secondi, senza neanche riuscire ad elaborare un purché minimo disappunto per l&#8217;esito fuorviante della ricerca. Ho attinto a piene mani dalla prima categoria, c&#8217;è qualcosina dalla seconda. Abbiamo poi il gruppone degli studentelli fancazzisti che per via delle citazioni letterarie che venano i miei umili scritti arrivano qui in cerca del compitino fatto cotto e magnato. <a href="http://divanomarziano.wordpress.com/2009/08/11/il-porto-sepolto-resoconto-di-un-silenzio/">Ma di loro avevo già parlato</a>, e infatti li ho omessi tutti, considerando l&#8217;argomento esausto. La mia abitudine a tradurre alcuni dei miei testi nella lingua di Cervantes, porta qui anche coloro che sono alla ricerca di traduzioni veloci che sciattamente affidano alla barra di ricerca di Google: un paio di esempi fanno bella mostra di sé. Ci sono quelli che cercano un disco specifico, e perlomeno trovano una recenzione, senza troppe deviazioni: tutti omessi perché tutti azzeccati, senza storia. C&#8217;è poi il gruppetto vario ed eventuale di internauti rimasti impigliati nella rigida letteralità dei criteri di ricerca, e da tre o quattro parole fuori contesto, finisce per trovare cose di cui suppongo non possa fregargliene di meno: terreno fertile. Numerosissimi quelli che continuano ad usare internet come macchinetta sfornarisposte e digitano nella barra di ricerca quesiti improbabili nella più totale inosservanza di ogni criterio grammaticale ed ortografico: categoria che mi ha datto delle gioie incredibili. E poi il grosso: quelli che cercano prestazioni sessuali e/o pornografia, sono anch&#8217;essi immuni agli effetti benefici di grammatica e morfosintassi e sono grezzi come la carta vetrata al posto dell&#8217;igienica: particolarmente nutrito il sottoinsieme dei gerontofili che vogliono vedere <em>scopare un&#8217;anziana, </em>spessissimo <em>su un divano. </em>All&#8217;inizio mi facevano ridacchiare, poi mi sono venuti a noia e li ho praticamente omessi. Mi piace pensare ai processi caotici che li portano qui e all&#8217;infinitesimale interruzione della foia che gli devono causare le mie parole: mi fa sentire sulle spalle per una frazione di secondo la bizzarria del mondo. Detto questo, detto (finalmente) tutto, buona lettura, che qui va per le lunghe. I risultati sono in ordine alfabetico.</p>
<p><strong><em>ammazzamosche inventore: </em></strong>piacevole dimostrazione di una curiosità intellettuale capace di superare la forza soverchiante dell&#8217;abitudine che ci porta a credere che tanti piccoli oggetti quotidiani <em>siano sempre esistiti. </em>Però non sono riuscito a trovare la risposta. Ad ogni modo questa chiave vince a mani basse il premio della critica sbaragliando sul nascere la concorrenza.</p>
<p><strong><em>answers maicol gecson </em></strong>e <em><strong>maicol gecson </strong></em>e <em><strong>video maicol gecson interrompe: </strong></em>finalmente anche su questo blog qualcuno ha cercato <em>Maicol Gecson! </em>Mi do da solo il benvenuto nella grande famiglia dei blog rispettabili! E mi hanno cercato pure <em>Cempions Lig! </em>Giubilo!</p>
<p><strong><em>apparizzioni marziani: </em></strong>teribbili!</p>
<p><strong><em>basterebbe questo a minimizzare le implicazioni della vicenda, eppure il dibattito che ne è seguito, dentro e fuori dalla politica è: </em></strong>il caso commovente e inspiegabile di qualcuno che ha digitato una frase lunghissima <a href="http://divanomarziano.wordpress.com/2009/08/11/il-porto-sepolto-resoconto-di-un-silenzio/">di un mio articolo</a>. Ma perché lo ha fatto? Sono sicuro di non essere stato io in un pomeriggio di noia.</p>
<p><strong><em>brani jammabili: </em></strong>mi piacerebbe poter aiutare i tre internauti che mi hanno trovato così. Vi immagino in sala prove a sudare mentre con un gioco di sguardi cercate di intendervi su dove portare le vostre improvvisazioni su tema.</p>
<p><strong><em>cafe hirsutismo</em></strong>: mi vuoi forse dire che c&#8217;è una relazione diretta fra il consumo di caffé e l&#8217;aumento di peluria sul corpo?</p>
<p><strong><em>calcolo dell&#8217;anno marziano: </em></strong>noto con sollievo che c&#8217;è anche qualcuno che usa internet per implementare la sua cultura su temi nobili come l&#8217;astronomia. Grazie per essere passato sul mio blog anche se non avevo nulla di interessante per te.</p>
<p><strong><em>cartoline religiose di pittori famosi: </em></strong>finalmente una idea regalo diversa dal solito! E costa pure abbastanza meno degli ammenicoli tecnologici per cui la gente impazzisce oggidì.</p>
<p><strong><em>casa dell&#8217;impiccato tono casa bianca: </em></strong>una riflessione ermetica sulla persistenza della pena di morte negli Stati Uniti. Ma il presidente non può molto, ogni stato dell&#8217;Unione ha una legislazione specifica in materia.</p>
<p><strong><em>cazzi in treno: </em></strong>suppongo che quelli in dotazione agli Eurostar siano più grossi. D&#8217;altronde la qualità del servizio si paga.</p>
<p><strong><em>che significa que ya estamos casi en navidad traduzione italiana? </em></strong>Che ormai siamo quasi sotto Natale. Scusa se ti ho risposto tardi, nel frattempo sono già passate le feste.</p>
<p><strong><em>chi é contro berlusconi: </em></strong>caso di piccolo lacché berlusconiano, probabilmente assunto con contratto precario presso il coordinamento centrale del PdL a Roma, incaricato dai superiori di trovare informazioni, e preferibilmente nomi, sui pericolosi militanti della galassia antiberlusconiana. Sembrano un tantinello ingenui i criteri di ricerca, però.</p>
<p><strong><em>come rivestire il mio divano in ambiente arte povero: </em></strong>prova con carta assorbente da cucina usata.</p>
<p><strong><em>commento a the ballad of the skeletons: </em></strong>aggiungiamo con piacere <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Allen_Ginsberg">Allen Ginsberg</a> all&#8217;elenco degli autori che studenti svogliati cercano invano di comprendere su queste pagine.</p>
<p><strong><em>coraggio forma divano</em></strong>: ho sempre creduto che con un pizzico di coraggio nella vita si può fare di tutto, ma per questo bisogna essere degli autentici demiurghi.</p>
<p><strong><em>cosa mettere sopra un divano:</em></strong> il tuo culo flaccido, per esempio.</p>
<p><strong><em>cosa vuol dire se sogno che rubo un settimanale enigmistico: </em></strong>può deporre a favore del fatto che tu sia un pezzente, nella forma mentis ancor prima che nel portafogli. Da che mondo è mondo, le riviste di enigmistica, sia la <em>Settimana Enigmistica </em>che le <em>innumerevoli imitazioni, </em>costano due lire. E poi, importa davvero che si tratti di settimanale o mensile? O dai, provo a risponderti seriamente, può significare che senti il tuo futuro a breve termine come qualcosa di così indeterminato che non ti ci puoi relazionare normalmente. Almeno ci ho provato.</p>
<p><strong><em>crepet magnifico: </em></strong>ma tu lo preferisci con o senza baffi?</p>
<p><strong><em>differenze tra i tabloid inglesi e i giornali di gossip italiani: </em></strong>e giustamente questo internauta lungimirante non vuol fare di tutte l&#8217;erbe un fascio e cerca su internet elementi e chiavi di lettura che gli possano permettere di determinare una <em>specificità nazionale</em> nell&#8217;approccio al pettegolezzo. Perché il <em>Sun </em>non è mica <em>Novella 2000.</em></p>
<p><strong><em>divani del cazzo: </em></strong>ti sei rotto il piede più di una volta dandogli un calcione in un momento di rabbia, vero? Sennò non ho altre spiegazioni per la tua ricerca.</p>
<p><strong><em>divano a forma di punto interrogativo: </em></strong>se quello di Dario Fo era un <em>Mistero buffo, </em>questo almeno dovrebbe essere un <em>mistero comodo. </em></p>
<p><strong><em>divano davanti porta ingresso: </em></strong>non vogliono farti entrare, è evidente.</p>
<p><strong><em>divano diabolik: </em></strong>quando l&#8217;ispettore Ginko cerca di sedercisi sopra, il divano si sposta a tutta velocità in un&#8217;altra stanza.</p>
<p><em><strong>dove e la plaza de catalunya sulla cartina: </strong></em>ragazzo mio, cerca su Google Maps! O devo fare tutto io?</p>
<p><strong><em>è giusto mettere lo specchio sopra il divano? </em></strong>Questo è un dubbio che, in varie forme, assilla più di un navigatore. Sarà per una a me sconosciuta convinzione che tutto ciò porti sfiga? O è un più concreto timore che si stacchi e cada rovinosamente sulle teste degli ospiti?</p>
<p><strong><em>effetti decapitazione: </em></strong>perdita della ragione, vuoti persistenti di memoria, irresolutezza cronica. Effetti positivi: molteplici, fra i quali l&#8217;azzeramento assoluto dei rischi di calvizie.</p>
<p><strong><em>films porno par telepass: </em></strong>cos&#8217;è, una raccolta punti per fidelizzare gli utenti del servizio? Sagacissimi, alla Società Autostrade…</p>
<p><strong><em>fumare di nascosto: </em></strong>mi hanno sempre detto tutti i fumatori che è un piacere irripetibile. Vedere socialmente accettato il proprio vizio deve essere molto meno elettrizzante. &#8220;Ah, bravo, ti sei acceso una sigaretta, mi hai dato un&#8217;idea, l&#8217;ultima l&#8217;ho fumata già tre ore fa&#8221;. Che palle. Pensare invece ai genitori che ti colgono in fragrante e ti rovesciano addosso improperi e nomi di malattie dell&#8217;apparato respiratorio -per il consenso informato- deve invece avere tutto il sapore esaltante del proibito.</p>
<p><strong><em>gelimini berlusconi pompini: </em></strong>colpisce l&#8217;articolata struttura metrica di questo decasillabo, fitta di rime interne.</p>
<p><strong><em>gioco uomo che salta il divano</em></strong><em><strong>: </strong></em>dai, prova a stilare un regolamento di massima, poi lo controlliamo insieme, così magari inventiamo un nuovo passatempo per le lunghe serate invernali. Propongo però di allargare la partecipazione anche alle donne.</p>
<p><em><strong>giornali per adulti: </strong></em>ai circa dieci utenti che sono capitati sul mio blog digitando questa chiave di ricerca o altre similari, va tutta la mia solidarietà e il mio appoggio. Se li trovo presso una qualche rivendita di libri e giornali usati, vi tengo da parte un po&#8217; di numeri di &#8220;Caballero&#8221;. Chissà se lo pubblicavano anche qua in Spagna. Di sicuro, lo avrebbero pronunciato correttamente.</p>
<p><strong><em>guida video come penetrare ano da davanti supino: </em></strong>e arrangiati un po&#8217; cazzo. Non sono forse famosi gli italiani per la loro inventiva?</p>
<p><strong><em>hip hop italiano lettres a tutta da dedicare a berlusconi autostrada:</em></strong> ho cercato risposte per circa un quarto d&#8217;ora del mio tempo che non tornerà mai più. Ma forse ne ho trovato qualcuna: digitando Berlusconi e autostrada si trova su Youtube <a href="http://www.youtube.com/watch?v=SL2h_2qHwjA">questo rappaccio incazzatissimo</a>. Ma ho deciso di non sparare sulla croce rossa.</p>
<p><strong><em>i numeri 10 al lotto di oggi volevo sapere anche cuando e la vingita con il 3 10 al lotto grazie: </em></strong>internet come l&#8217;ufficio informazioni cazzi vari, l&#8217;ortografia come un ricordo spiacevole ma fortunatamente ormai sbiaditissimo.</p>
<p><strong><em>il mio ruolo negli ultimi mesi non era stato così deprimente come mi avevi dichiarato: </em></strong>se si tratta di una citazione di qualche opera in concreto, fatemi sapere. Sennò la gente dovrebbe piantarla di scrivere i suoi pensieri nella barra di Google con l&#8217;imperscrutabile speranza di trovarli spiattellati paro paro in altre pagine internet. Coltivate l&#8217;originalità dei vostri ragionamenti.</p>
<p><strong><em>l&#8217;anello di congiunzione forte è questo, per me: sei adesso quello che avevo cercato, anche se non sapevo che cercavo te !: </em></strong>cosa ti hanno risposto? E perché mai hai digitato questa improvvisa illuminazione su Google?</p>
<p><strong><em>laddove avevo bruciato: </em></strong>ci sarà rimasta della cenere. Ma poi il vento se la sarà portata via con sé. Ma cosa avevi bruciato di preciso?</p>
<p><strong><em>le idee contro berlusconi: </em></strong>il centrosinistra, sostanzialmente, non ne ha avute.</p>
<p><strong><em>lezioni di scacciapensieri strumento monocorde: </em></strong>caso rarissimo di persona che, all&#8217;atto di cercare lezioni di musica, esprime contemporaneamente un parere critico piuttosto duro sulle limitate possibilità espressive dello strumento che ha deciso di (o più probabilmente che è stato obbligato a) suonare.</p>
<p><strong><em>linguaggio dei sogni divano nero: </em></strong>dai, pensaci un po&#8217;&#8230; divano&#8230; nero&#8230; l&#8217;eterno riposo, guardare un film con al fianco la triste mietitrice che mangia i popcorn senza neanche scoppiarli previamente&#8230; non hai più voglia di vivere, evidentemente.</p>
<p><strong><em>marziano immaginario: </em></strong>è da più di cent&#8217;anni che la letteratura fantascientifica ne immagina. Se davvero ci fossero, sarebbe carino da parte loro battere un colpo (o forse si sono estinti e ci vuole una medium con specializzazione in ufologia!).</p>
<p><strong><em>miopia galoppante significato</em></strong>: se al momento di premere Invio non riuscivi più a mettere a fuoco le risposte, forse avevi già trovato la risposta che cercavi. Qualcuno che gliela legga, per favore?</p>
<p><strong><em>modo simpatico per definire il divano: </em></strong>poggiaculo, isoletta di riposo, pomiciatoio. Tre ti bastano?</p>
<p><strong><em>movie vagine spalancate: </em></strong>non ingrandire troppo l&#8217;immagine o potresti avere la spiacevole sensazione di essere precipitato in un documentario su&#8230; chessò, la degenerazione cellulare. Per fortuna il sonoro dovrebbe riportarti sulla retta via.</p>
<p><strong><em>nazzismo in brasile: &#8220;</em></strong>ce vorrebbe propio, dopo tutti &#8216;st&#8217;anni de governo de &#8216;sti comunisti. C&#8217;ho la <em>saudade </em>delle dittature militari&#8221;.</p>
<p><em><strong>nome sito in brasile di accompagnatrici: </strong></em>echeccazzo, prova almeno a tradurre i tuoi criteri di ricerca col Google Translate! In Brasile parlano por-to-ghe-se!</p>
<p><strong><em>nipponiche accompagnatrici: </em></strong>c&#8217;è gente che pagherebbe pur di sapere se le giapponesi hanno <em>davvero </em>la figa a mandorla. Permettetemi di compatirvi.</p>
<p><strong><em>non spedito tagliando elettorale referendum: </em></strong>non preoccuparti, ce l&#8217;abbiamo fatta anche senza di te, caro il mio <em>elettore della domenica.</em></p>
<p><strong><em>paolo crepet wikipedia: </em></strong>è già la seconda volta che me lo cercano e io non l&#8217;ho nemmeno mai menzionato. E poi come è possibilie che tu, oscuro internauta, con una chiave di ricerca così precisa sia potuto finire sul mio blog? Hai visto la teoria del caos?</p>
<p><strong><em>perchè contro berlusconi: </em></strong>puramente per invidia e odio, lo confesso. Ma l&#8217;amore mi sconfiggerà. Sempre.</p>
<p><strong><em>perdere le chiavi è pericoloso? </em></strong>Suppongo che molto dipenda da dove le perdi. Quasi nessuno tuttavia dovrebbe essere in grado di ricollegarle alla tua porta solo osservandone le scanalature. Danni immediati per la salute non dovrebbero essercene.</p>
<p><strong><em>portare il cappello forfora: </em></strong>secondo me non risolve davvero il problema. Dovresti andare alla radice. O ti riferivi al colore del cappello?</p>
<p><strong><em>portare il cappello la sera: </em></strong>è utile per non sentire il peso del tramonto, e poi dell&#8217;oscurità, sulla testa.</p>
<p><strong><em>quale +marcha della lavatrice piu buono: </em></strong>caro utente, probabilmente straniero, non so cosa dirti. Non ho mai comprato una lavatrice in vita mia. Ho sempre usato quelle che trovavo negli appartamenti dove andavo a stare. Buona fortuna, comunque.</p>
<p><strong><em>quali sono le tasche da scucire: </em></strong>quelle che contengono i segreti più ambiti, quelle che, scusate il bisticcio di parole, non conosci come le tue tasche.</p>
<p><strong><em>racconti fantascientifici aiutoooo yahoo answer: </em></strong>un professore evidentemente estroso, evidentemente annoiato dalle tiranniche esigenze dei programmi ministeriali ti ha ordinato di partorire un&#8217;opera breve di <em>science fiction. </em>E tu, studentello che probabilmente non hai nemmeno letto <em>Twilight, </em>non sai da che parte cominciare. Ma, mannaggia a te, ho avuto modo di scoprire cbe gli utenti di Yahoo Answers possono dare <a href="http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20100207015648AAoj8pQ">prove di straordinario altruismo</a>: fosse stato per me&#8230;</p>
<p><strong><em>rumori della mattina presto: </em></strong>fuori, il canto degli uccelli, un colpo di tosse di un lavoratore mattiniero. Dentro, il fruscio inquieto dei lenzuoli di chi si rigira nel letto mentre la sveglia si avvicina. I sogni, non fanno rumore alcuno.</p>
<p><strong><em>saggio breve: il ruolo dell&#8217;artigiano nel 2009: </em></strong>in fondo, il bello dei temi della maturità è che costringono i candidati a crearsi frettolosamente opinioni poco ragionate e per nulla documentate su argomenti ai quali non ripenseranno mai più per tutta la durata della loro vita terrena.</p>
<p><strong><em>simuore immediatamente con la decapitazione: </em></strong>non ne ho idea, ma se ti capita di essere decapitato, non dovresti avere troppo tempo per pensarci su.</p>
<p><strong><em>si puo&#8217;dire seduti nel divano: </em></strong>suona piuttosto male, ma non credo sia un reato perseguibile dalla legge.</p>
<p><strong><em>sogno divani divani: </em></strong>tu lavori tutto tutto il giorno in piedi, vero?</p>
<p><em><strong>spiegazione di punti di fuga differenti nella prospettiva pittorica: </strong></em>l&#8217;incoercibilità del reale ai limiti strutturali della vista umana? Piaciuta la supercazzola?</p>
<p><strong><em>studio aperto marziani: </em></strong>a fine intervista, i marziani hanno smentito l&#8217;infamante diceria che li voleva intenzionati a rapire Belén Rodríguez e Manuela Arcuri per scopi scientifici. E ora, un servizio su un cucciolo di tigre davvero molto particolare!</p>
<p><strong><em>troia si sfonda il culo con grossa zucchina video: </em></strong>sicuramente si è sfondata le porte con un cavallo di legno, ma è stato talmente tanto tempo fa che dubito che tu possa trovare video su internet.</p>
<p><strong><em>ubriaca persa pipì: </em></strong>fatevi una vita, su internet ci sono anche un sacco di enciclopedie e le ricette di suor Germana. O la classifica perpetua della Serie A.</p>
<p><em><strong>un uomo morto andando con una prostituta nel 2009 di casalecchio: </strong></em>uh, questo è materiale per l&#8217;emerito <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jan_Harold_Brunvand">professor Brunvand</a>! Una leggenda urbana in piena regola! E poi come finisce? Al momento del pagamento la prostituta si gira un secondo e il cliente scompare? Si decompone di colpo? Arrivano i diavoli dell&#8217;inferno che gentilmente si scusano con la professionista, la pagano profumatamente per il disturbo e lo spavento e si portano via il morto lanciandogli severi moniti del tipo &#8220;adesso vedrai come ti facciamo passare la voglia di ripetere certe bravate&#8221;? Affascinante la sintassi pericolante della frase che fa sembrare &#8220;nel 2009 di Casalecchio&#8221; un complemento di stato in luogo figurato, un po&#8217; come &#8220;nella quiete della sera&#8221;.</p>
<p><strong><em>vaccate: </em></strong>servizio ineccepibile, nevvero? E&#8217; soddisfatto, carissimo utente?</p>
<p><strong><em>vedere microscopiche luci bianche in aria: </em></strong>è sempre successo anche a me, non ti preoccupare. E microscopici filamenti, anche. Non so se dipende da una miopia che farebbe sembrare Mr. Magoo un occhio di lince. Quando ero bambino mi piaceva credere che si trattasse di benevole presenze aliene. Ad ogni modo ti consiglierei di vedere un oculista. Oh, vedere, che involontario slancio di simpatia!</p>
<p><strong><em>video di una coppia che gode scopare davanti a uno sconosciuto: </em></strong>questa l&#8217;ho messa solo perché quel &#8220;gode scopare&#8221; spalanca orizzonti accecanti (come la masturbazione secondo i preti) sulle possibili evoluzioni della lingua italiana.</p>
<p><em><strong>&#8220;vivo a barcellona&#8221;: </strong></em>beh, io sì, già da qualche annetto. Vuoi informazioni più dettagliate?</p>
<p><strong><em>voglio aprender corso de guitar: </em></strong>e per favore, che le lezioni siano in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Europanto">europanto</a>. Siamo cittadini di un&#8217;Europa senza più frontiere.</p>
<p><strong><em>voglio leccartelo: </em></strong>non sono sicuro di volere che tu me lo lecchi così su due piedi. Puoi mandarmi una foto recente e una cartella clinica aggiornata?</p>
<p>Fine. In linea di massima, arrivederci al 2013 per una nuova infornata (ho come il sospetto che ci arriveremo senza neanche rendercene conto).</p>
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		<title>Neanche accorgersene</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 03:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(un lipogramma relativamente facile e ammiccante) La tua birra. No, non ti preoccupare, stasera offro io: devo prendermi sul serio, da domani comincio il programma antifumo. Sul serio. Se ti offro una birra e brindiamo all’imminente fine del mio tabagismo severo, creo un precedente, ci sono i testimoni e mi sento obbligato a continuare. No, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=519&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lipogramma">lipogramma</a> relativamente facile e ammiccante)</em></p>
<p>La tua birra. No, non ti preoccupare, stasera offro io: devo prendermi sul serio, da domani comincio il programma antifumo. Sul serio. Se ti offro una birra e brindiamo all’imminente fine del mio tabagismo severo, creo un precedente, ci sono i testimoni e mi sento obbligato a continuare. No, tranquillo, nel caso abbandoni i miei piani, una fine ingloriosa, non ho in programma di far fuori i testimoni. Non sia mai che scopro che l’omicidio è come le sigarette e le ciliegie, perché poi è pure penalmente rilevante. Beh, sì, ho quella brutta tosse che tutte le mattine mi garantisce un bel risveglio di cacca, tempo di aprire gli occhi e partono già le prime scariche, ma alla fine, fosse per me, probabilmente non muoverei un dito fino agli ultimi sei mesi di vita diagnosticati da un medico ottimista. Oh, tu lo sai come sono fatto, non ho una volontà di ferro, sono pigro, e alla fine anche le cattive abitudini ti danno un senso di piacevole familiarità. E poi sono coreografiche: quando mi accendo una sigaretta nei momenti di indecisione, sento che sto interpretando la mia vita con un certo fascino&#8230; Alla fine è tutta colpa di Laura, mi ha veramente rotto l’anima, e considerando che sono ateo è un grande risultato e pure una specie di gioco di prestigio. E non puoi continuare così, e sei ancora giovane per avere una tosse cronica così, e tutte le mattine mi svegli prima del tempo, manco fosse per darmi un bacio. Tu che hai studiato psicologia, non sarà mica che tendiamo a trasferire nella nostra dolce metà una gran parte del superego? Sì… cacchio, come l’impresa grossa che smobilita dai paesi ricchi e sposta tutto in Romania, in Cina… Hum, vabbé, dai, un paragone che non sta in piedi. Ho detto una vaccata. Lasciamo perdere. Allora, finisco di spiegarti, poi mi racconti com’è andato il colloquio, che son curioso, è come se adesso avessi l’allenatore, lei mi stila un programma, ed io, docile, eseguo. Ok, eseguirò, non ho ancora fatto un tubo. Anche se mi girano già le palle, mi sei testimone anche in questo. Ma è un po’ come scaldare i motori, no?</p>
<p>Lei dice, e mentre lo fa, credo io, semplifica alla grande, che se non ci pensi, le abitudini perdono il loro peso, tu quasi non ci fai più caso, e loro volano via, come evaporate: e insiste, e secondo me questa è un po’ una menata, che il punto è proprio non pensare a priori, perché smettere di pensare è già un grossolano errore di metodo, visto e considerato, che così facendo, creiamo con le nostre mani un prima e un dopo, un pieno e un vuoto, e questo vuoto si riempie con un dolore o un rimpianto, vuoto non resta quasi mai. Sì, sì, grossomodo sono parole sue, non sto abbellendo più di tanto. Che poi, mi chiedo io, uno per avere voglia di fumare non è che deve pensarci, non so te, ma io non ho mai avuto bisogno di pianificare. Ok, quando dici “adesso mi faccio una bella sigaretta”, ma non è mica un progetto Allora, dice lei, e nello sguardo le noti un sincero intento didattico, se vuoi ridurre il numero di sigarette quotidiane, cancella semplicemente l&#8217;idea che per quindici anni filati hai viaggiato alla media di quasi un pacchetto al giorno, stabilisci una soglia massima accettabile, per esempio dieci sigarette e non guardare oltre. L&#8217;undicesima, quella che normalmente ti sparavi appena fuori dal lavoro, boh? chissà dov&#8217;è? oltre i tuoi pensieri, anche se il pacchetto a metà ti suggerisce, maledetto lui, che potresti fumare ancora. I tuoi pensieri finiscono a dieci, e insieme a loro i tuoi bisogni. Lo so, magari poi scopro che ha copiato tutto di peso da uno di quei libracci ignobili, tipo <em>The secret dei fumatori</em>. E&#8217; come comprare una macchina più piccola: il serbatoio è più piccolo, e ci sta meno carburante, capisci? E il tuo obiettivo è andare a piedi, uscire a fare una passeggiata con le tue gambette. E’ il contrario di uno sprint finale, insomma: quando uno ricomincia a correre e l’ultima volta è stata alla fine delle medie, conviene partire piano, dosare le energie, aggiungere poco a poco. Ecco fai così, comincia togliendo il minimo. L’ideale sarebbe che tu facessi le due cose contemporaneamente, sottrarre sigarette e aggiungere chilometri, ma forse, lo capisce da sola, ti sto chiedendo troppo. Magari per il tuo compleanno ti regalo una tuta. Mi stai seguendo? Sono un po’ confuso, lo so, troppe parentesi aperte.</p>
<p>Ovviamente, le piace un casino fissare obiettivi, tabelle di marcia, quando le dieci sigarette saranno un traguardo acquisito e sarai pronto a diminuire ancora, i tuoi pensieri si fermeranno più indietro: cinque? Cinque. Non oltre, ti fermerai sulle dita di una mano, e con l&#8217;altra, dietro la schiena, potrai grattarti o massaggiarti a tuo piacimento. Questa cosa della mano libera per grattarmi mi fa un po’ ridere: grattarmi come un premio perché fumo meno. Quando me lo ha detto mi sono pure chiesto se se l’era studiata o se le era venuta così. Se ti metti in questo ordine di cose, dice lei, sicuro che smetti di fumare. Io finora non ho fatto troppa pubblicità in giro, perché poi se non ce la faccio? Parlarne con te è proprio come andare dal notaio. A me, a dir la verità, il metodo, non è che convinca granché: sarà quella patina di cinismo che mi è venuta immedesimandomi per troppo tempo in Clint Eastwood, saranno tutte pose, le mie, però, accidenti, mi sembra tutto così terribilmente buonista… Dai, come quella proposta che girava anni fa, sarà stata una leggenda urbana? di mettere le pubblicità antifumo nei film vecchi, classico del cinema in bianco e nero, Humphrey Bogart con l’enfasi a puntino che se ne accende una e, in sovrimpressione, <em>nuoce gravemente alla salute</em>. Insostenibile. Buonista, cacchio. Ma forse, se smetto di fumare mi libero anche del cinismo, cosa dici? Laura, quando ho cominciato a fumare, non mi conosceva, ma lei è sicurissima che io faccio parte della specie, che a me sembra ormai estinta, dei<em> fumatori adolescenti aspiranti duri</em>. Io la guardo con occhi dubbiosi ma poi non ho il cuore di contraddirla, mi dispiace frustrarle le teorie, ci sta mettendo del bello e del buono, che le dico, ho cominciato a fumare perché mi annoiavo? Il pomeriggio non studiavo, le parole dei libri non riuscivo a spostarle dalle pagine alla memoria e allora, col cervello in bianco, restavo a guardare le volute di fumo delle mie prime sigarette che riempivano sottilmente tutta la camera, fino a sparire completamente. Prima di accendermene un’altra rimanevo un bel po’ a occhi stretti a scrutare il fumo per assicurarmi che si fosse davvero dileguato, poi ricominciavo il gioco. Siccome sono sempre stato un incostante, a volte mi distraevo dai ghirigori della sigaretta e buttavo un occhio a quella palla di Montale: qualcosa ho imparato, alla fine. Forse il tabagismo è stata la contropartita da pagare per quel terrificante trentotto sessantesimi. Prima che tornasse mia madre, col favore della primavera, aprivo tutte le finestre. Oh, sono riuscito a tenerglielo nascosto fino alla fine del contratto con l’Infotech, sì, sì ci ho lavorato due anni esatti. A proposito, ‘sto benedetto colloquio? Sei andato bene?</p>
<p>Dai, son contento. Adesso vuol cambiare lavoro anche Laura. Vediamo come butta, son tempi di vacche magre. Ma sai poi cos’è che mi fa paura di smettere di fumare? E se ingrasso come un maiale? Mio cugino, che sembrava Iggy Pop, non si è mai più ripreso, ogni tanto lo guardo di straforo, lo ricordo venticinque chili fa e stento a capacitarmene. Lui però la prende con filosofia, dice che per lavorare alle poste bisogna averci il fisico e quando era asciutto e nervoso stonava con l’ambiente, adesso ci si confonde perfettamente. Non è una prospettiva invitante, un problema via l’altro, così. Ma sai cosa? Se arrivo a ingrassare, appunto, vorrà dire che avrò smesso di fumare e quindi, che il metodo antifumo di Laura è efficace. Potremmo ripeterlo col cibo, una bella dieta passettino dopo passettino, poi magari ricomincio anche a correre. Abbiamo fatto trenta… Ridurre le calorie, ridurre le calorie… Se tutto va come deve, però, quando sarò lì a soffrire perché niente bis di ragù di lepre, ricorderò all’improvviso che dopo il pasto mi sarei acceso una paglia e che non ne ho più bisogno. Laura dice così, che dipendere da qualcosa è tutto un fatto mentale, se lo superi poi non te ne accorgi nemmeno, appunto, un giorno ti guardi attorno e vedi che manca un dettaglio nel paesaggio. Come il giochino della <em>Settimana Enigmistica</em>, solo che lì i dettagli erano sette, o anche di più: io ero bravissimo. Ho sempre avuto del colpo d’occhio. Tipo, ti eri accorto che dall’ultima volta hanno cambiato il divanetto là in fondo, quello dell’ultimo tavolino? Quando siamo venuti il mese scorso non c’era ancora, c’era quello marrone brutto ma comodo. La prossima volta, dobbiamo testare il divanetto nuovo. O pure stasera… se quella coppietta là fa tanto di andarsene… Che ora è? Ok, adesso andiamo, lasciami finire con calma la birra, anch’io ho la sveglia domattina. Come non detto, mi sa che lo proviamo solo al prossimo giro, peccato, ero curioso. Quando arriverò a metterci le chiappe sopra, finalmente, sarò ormai a buon punto col programma, sarò quasi disintossicato. Pensa che bello. E dall’esterno, nessuno noterà il cambiamento, ma quando uscirai tu, io non ti accompagnerò più. Spero. Te fuori e io qui tranquillo a guardare i poster sui muri. Un lusso, visto che li conosco a memoria. Oh, non ti incacchiare, era per dire, lo so che non sono ancora passato dall’altra parte della barricata, mi stavo lasciando trasportare. Dai facciamo pace, adesso usciamo e ci facciamo l’ultima insieme. Sono le undici e tre quarti, facciamo in tempo a fare tutto. Ho detto che comincio domani e non penso di venire meno alla mia parola. Ma occhio che non mi scappi l’orologio, controlla anche tu, sennò cominciamo malissimo.</p>
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		<title>Il destino di un ombrello</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 01:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(il titolo viene da qui. Se vogliamo, si può considerare un omaggio. Il testo non è in nessun modo autobiografico, se si eccettua la mia notevole propensione a perdere ombrelli)   Oggi finalmente ha spiovuto. Quattro giorni filati, dannazione. Monitoravo la situazione dalle finestre dell’ufficio e fra le nubi non più di pece, filtravano raggi di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=515&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(il titolo viene da <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UCdjd68XUy4">qui</a>. Se vogliamo, si può considerare un omaggio. Il testo non è in nessun modo autobiografico, se si eccettua la mia notevole propensione a perdere ombrelli)  </em></p>
<p>Oggi finalmente ha spiovuto. Quattro giorni filati, dannazione. Monitoravo la situazione dalle finestre dell’ufficio e fra le nubi non più di pece, filtravano raggi di sole. Sono uscito che già era buio, ma nell’oscurità continuava a non piovere. Arrivato a casa, ho capito che in quel momento, alla finestra, avevo cominciato a dimenticare l’ombrello. Per l’ennesima volta. Perché l’ombrello, per me, non può sopravvivere alla fine della pioggia. Diventa oggetto inane. E’ così da sempre.</p>
<p>L&#8217;ombrello di nonna era scuro e nobile. Ingombrante anche da chiuso. Destinatario di uno speciale riguardo le cui ragioni, in assenza di spiegazioni dell’interessata, potevo solo congetturare. Ma trattandosi forse di una prescindibile nota a margine della nostra storia familiare, o forse invece di un ricordo di preziosa intimità, nonna non aveva ritenuto necessarie delucidazioni. Ad ogni modo, fin da piccolo, sapevo che quello era il suo ombrello, speciale enfasi sul possessivo. Uscito da un&#8217;altra epoca, una di autentiche mezze stagioni, dava ai miei occhi di bimbo una prima approssimativa misura della regolare corsa delle generazioni. Come anche la sua bicicletta, che pure leggermente ossidata, aveva imparato a memoria senza tentennamenti la strada della messa, del mercato, della casa della sorella. La bicicletta, reperto glorioso, la usa ancora mamma, e davvero va riconosciuto al mezzo un certo decoro, una consolidata esperienza nell’assecondare le esigenze di mobilità di rispettabili signore. L’ombrello l’ho perso io in terza media. Investito postumo della dignità di capostipite, inaugurò una serie di entità imprecisata, e comunque approssimativamente intorno alle due decine che, se domani non dovessi ritrovare quello che ho lasciato in ufficio, si arricchirebbe di un nuovo esemplare. Le misteriose sparizioni sono all’ordine del giorno, e nel paio di uffici che ho passato, ci sono sicuramente rispettabili colleghi con una marcata vocazione alla cleptomania, gli stronzi. O donne delle pulizie, vai a sapere. Ma latitano le prove, quindi taccio. Dopo quella prima sparizione, traumatica, qualità e vita media degli ombrelli miei peggiorarono e si accorciarono senza riparo, di fronte alla logica considerazione che in fondo per me gli ombrelli tutti erano oggetti a perdere. E le dimensioni, anche. Ormai sono approdato da qualche anno agli ombrelli pieghevoli dei cinesi, euro 3.50, molti dei quali affrontano la prima pioggia già mezzi rotti. Soprattutto, non volevo più farmi carico della responsabilità di avercelo, un ombrello.</p>
<p>Ormai avevo abbandonato da qualche anno gli ombrelli colorati e bambineschi, uno della Ferrari, degno del maggior rispetto, non ce l’avevo a mano, e a sancire ufficialmente il mio status di non più marmocchio, che rivendicavo con energia e una punta da acrimonia davanti a tutti i plurimaggiorenni scettici, mamma mi aveva affidato l’ombrello di nonna, con la promessa di non perderlo, di prendermene cura, che la nonna era contenta e l’idea era sua, ma che dovevo comportarmi da persona responsabile. Una investitura, all’atto pratico, che io liquidai frettolosamente, deciso a rimbalzare con fermezza il tono didattico di mia madre, che pensava forse di stare parlando coi miei fratelli minori. L’ombrello passò bene l’inverno, piovoso il giusto, e io imparai ad addomesticarlo, perché in effetti era voluminoso, e per un ragazzino guidare la bicicletta con quel coso e una mano sola non era facile. Ma a quell’epoca non l’avrei ammesso neanche in cambio di un pacco di fumetti nuovi e i miei, una volta assicuratisi che non mi sarei ammazzato piantandomi l’ombrello tra le razze, decisero di reggere quel gioco delle parti. Aprile era entrato a pieno regime, il sole era parecchio bello, il tepore dell’aria, l’ubriacante pressione ormonale, la promessa delle giostre nel giro di poche settimane, per il patrono, un paio di dischi dei Led Zeppelin che mi aveva copiato un compagno da vinili del padre: neanche l’esame prossimo venturo poteva scalfire quella fioritura. Ero pericolosamente vicino alla soglia massima di onnipotenza consentita a un quattordicenne. Poi, una serie di voti poco brillanti e una ricaduta piovosa. Un pomeriggio, di ritorno dal judo, spiove e nella beatifica riapertura dei cieli azzurri a noi mortali, dimentico l’ombrello degli avi. Fu mia madre a crocifiggermi alla mia responsabilità. Io stavo leggendo un manga fighissimo e lei interruppe brutalmente la lettura con la sua domanda: mi ricordo ancora i dialoghi, quelli del manga, e il mio con mia madre, da quel momento fusi in un’entità diseguale carente di senso compiuto. Il giorno dopo, anche se non avevo judo, tornammo io e mamma in palestra e l’ombrello si era volatilizzato. Pensavo che, cazzo, come suonavano fresche le parolacce allora, ok, mi ero sbagliato, ma era solo un ombrello … cioè, Giacomo si era indebitamente appropriato di mezzo supermercato e questa cosa lo rendeva agli occhi suoi e di vari compagni, bello come un dio. Il mio miserabile senso di colpa, coglionaggine da bravo bambino, doveva rimanere occulta, pena il mio sputtanamento sociale nella cerchia dei più rispettabili quattordicenni di ascendenze teppistiche. Giorni più tardi, tentammo l’ufficio oggetti smarriti. Era mia madre a guidare la prassi, insopportabilmente immedesimata, così la vedevo, nel ruolo di adulto della situazione. Mi giravano i coglioni, ma l’errore di partenza era mio, e non potevo ribattere. All’ufficio di ombrelli ce n’erano due, ma non quello di nonna, erano ombrelli simili a quelli che ormai rifiutavo come infantili. Poi varie chiavi di casa, un paio di occhiali da vista leggeri che per la montatura potevano appartenere solo a un vecchietto sbadato, e qualche oggetto di dubbia utilità e natura. Non potevo fare a meno, mentre contemplavo vanamente quella piccola e insignificante parata di effetti personali, cercando di scorgere il mio ombrello oltre il muro dell’evidenza, se ognuno di quegli smarrimenti fosse accompagnato dallo stesso carico amaro che mi stava assillando, dallo stesso carattere di circoscritta questione familiare. Uscimmo dall’ufficio ritrovandoci ovviamente nella piazza centrale del paese, popolata come sempre di capannelli di vecchi intenti a diluire la giornata nelle chiacchiere: mamma sentenziò, guardandomi negli occhi, che l’errore sussisteva, e con esso la mia responsabilità, ma che per non dare un dispiacere alla nonna, l’argomento sarebbe stato passato sotto silenzio. E anche se abitava in casa con noi, era relativamente facile far sparire la sparizione tra le pieghe della galoppante demenza senile che, malevola, improvvisa, aveva cominciato a manifestarsi coi rigori dell’inverno, quando l’ombrello era ancora da poco mia responsabilità. In quella fase, si intuiva appena la profondità del baratro nel quale la malattia avrebbe scagliato, impietosa, la personalità della nonna, le prerogative che me l’avevano fatta amare come la buona nonna che era, le sue doti culinarie e quant’altro, lasciando in cambio uno scomposto simulacro di confusione, sporcizia e inconsapevolezza che suscitava nella mamma una pena lancinante e in me, solamente, un cocente imbarazzo che si manifestava in occasione delle visite dei coetanei. A posteriori ripenso con un imbarazzo aggiuntivo a quella reazione, che poi si spiega quasi tutta con la mia età anagrafica, con la fisiologica inadeguatezza di un non ancora quattordicenne, spettatore forzato dello spettacolare decorso di una infermità degenerativa della terza età, a una prova così impegnativa. In quello scenario di grandi e rovinosi cambiamenti, degenerazioni, appunto, lo smarrimento dell’ombrello era effettivamente un’inezia, però, per quanto me la raccontassi, la consapevolezza confusa del mio piccolo errore era come un dito, un ombrello, nella piaga del mio imbarazzo per le poco decorose condizioni di nonna. Ma questo ovviamente, l’ho capito anni dopo, a puntate, per piccole illuminazione e brevi constatazioni, quasi a strappi, quando una conversazione o un oggetto della sua vita terrena me la riportava alla memoria, o quando il due di novembre, nella quiete puntualmente interrotta del cimitero, ci allontanavamo dal suo tumulo dopo avere depositato i nostri fiori. Sul momento, appunto, solo la sensazione, tanto ingarbugliata quanto ineludibile, che farla franca in quel modo non valesse, che alla fine una sgridata sarebbe stata un giusto prezzo per la mia sbadataggine. Anche se a dire il vero, in quattordici anni, nonna non mi aveva sgridato neanche una volta, e neppure i miei fratelli. Le è mancata forse, o forse no, la possibilità di arricchire con un pezzo unico il suo limpidissimo rapporto coi nipoti.</p>
<p>Da quel momento gli ombrelli smisero per sempre di importarmi, in parte per consapevole ripicca e in parte per l’oggettiva constatazione che essendo la pioggia dalle nostre parti un accidente tutto sommato episodico, ugualmente provvisori e casuali potevano essere gli strumenti per ripararsene. Anche se di qualità infima, come da mia decisione programmatica, pochissimi sono gli ombrelli della serie usciti di scena per sopraggiunta inservibilità. L’ombrello di nonna aveva segnato una strada maestra, quella dell’oblio, che tutti i suoi successori avrebbero poi seguito nella più plateale indifferenza del loro proprietario. Avevo infatti chiaro che gli oggetti ai quali volevo appiccicare una particella di responsabilità erano altri: la collezione di dischi, ad esempio, alfabeticamente ordinata, ricca di preziosi reperti ben conservati. Quando ripasso da casa, mamma ancora mi rimprovera di essere sbadato ed io, davanti a una così plateale incomprensione di una condotta deliberata, taglio corto dicendo che la macchina ormai è ora che la cambi e non l’ho ancora persa. La risposta ovviamente funziona, nella sua esagerazione, perché non le ho mai raccontato, con una lungimiranza di cui ancora mi compiaccio, di quella volta in cui ho ribaltato l’appartamento per trovare le chiavi, riemerse solo dopo sei ore di estenuanti ricerche e una giornata di lavoro raggiunta in autobus.</p>
<p>Se domani l’ombrello non sarà in corridoio, abbandonato in un angolo, come la cosa infima che è, me ne farò una ragione in una frazione di secondo, intento più che altro a compatire chi sente il bisogno di rubare un oggetto malmesso dal valore commerciale di partenza di tre euro e mezzo. Un occhio alle previsioni però stasera lo voglio dare, non sia mai che domani mattina, maledizione, voglia piovere di nuovo.</p>
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		<title>Macchina mediatica in modalità silenzio</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 01:13:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra Brunetta e Bisignani il baillamme del referendum è ormai ampiamente archiviato, ma non guasta una piccola riflessione a freddo sulla valenza politica di questo risultato. Nel ventennale della famigerata esortazione craxiana ad &#8220;andare al mare&#8221; una consultazione referendaria torna a raggiungere il quorum, fatto che non si verificava dal 1995. Dopo l&#8217;uno-due di amministrative [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=503&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/06/15/news/insulti_ai_precari_scoppia_il_caso_brunetta_bersani_estremista_e_preoccupante-17735994/?ref=HRER1-1" target="_blank">Brunetta </a>e <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/06/15/news/bisignani-17730610/?ref=HREA-1" target="_blank">Bisignani</a> il baillamme del referendum è ormai ampiamente archiviato, ma non guasta una piccola riflessione a freddo sulla valenza politica di questo risultato. Nel ventennale della famigerata esortazione craxiana ad &#8220;andare al mare&#8221; una consultazione referendaria torna a raggiungere il quorum, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_delle_consultazioni_referendarie_in_Italia" target="_blank">fatto che non si verificava dal 1995</a>. Dopo l&#8217;uno-due di amministrative e ballottaggi, in molti percepivano il referendum come mossa finale di una combo capace di mettere drammaticamente alle corde il Pres. del Cons., e in effetti il colpo è andato a segno, e giù per il water quattro leggi che di questa maggioranza erano prodotto: ma sbaglia, mi sento di affermare, chi vaticina una pronta fine del berlusconismo. E&#8217; almeno dai tempi del caso Ruby che un clima di naufragio incipiente adombra le azioni del governo che, in effetti, nella persona del suo premier, passa più tempo a cercare di autolegittimarsi che a legiferare: e tuttavia questi titoli di coda potrebbero essere indefinitamente lunghi, e solo un brusco strappo della Lega renderebbe impraticabile la strategia di arroccamento di Berlusconi. E se le vittorie di Pisapia e De Magistris sono, simmetricamente, concenti sconfitte del PdL, non credo si possa dire lo stesso sull&#8217;esito del referendum, con buona pace del quesito sul legittimo impedimento: privatizzazione dell&#8217;acqua e rilancio del nucleare avrebbero potuto anche far parte dell&#8217;agenda politica di un ipotetico governo (anche di centrosinistra) meno corrotto e impresentabile di questo e scontrarsi ugualmente con il rifiuto dell&#8217;elettorato, perché si tratta di temi la cui trascendenza scavalca ampiamente schematiche divisioni politiche (e in effetti anche la CEI che ha spesso fiancheggiato il governo <a href="http://www.agi.it/politica/referendum-2011/elenco-notizie/201106131918-pol-rt10393-referendum_sir_cei_messaggio_chiaro_diretto_e_trasversale" target="_blank">si è chiaramente espressa sull&#8217;esito dei referendum</a>).</p>
<p>il dato di autentica rottura è che il quorum si è raggiunto nonostante il silenzio deliberato e i <a href="http://letteraviola.it/2011/06/scioccante-il-tg1-invita-ad-andare-al-mare-domani-guardate-il-video-dello-scandalo/" target="_blank">meschini sabotaggi </a>delle televisioni berlusconizzate: quel quasi 55% di votanti che si è mobilitato è stato raggranellato per altre vie, soprattutto attraverso la rete, dribblando cioé la logica informativa schiettamente <em>verticale </em>che è propria del mezzo televisivo e per questo così gradita a governi illiberali di ogni colore. Questo esito referendario è uno dei primi autentici frutti di una dinamica nuova che in Italia è in incubazione da molto, forse dai tempi dei primi <em>girotondini, </em>e che ha progressivamente preso corpo di pari passo con la diffusione trasversale di internet. Fin qui tutto molto bello, magnifiche sorti e progressive, e una argomentazione che credo piacerebbe anche a qualche simpatizzante del Movimento 5 Stelle. Il problema è che, nel caso del referendum, la fabbrica del consenso che ha in Minzolini il più zelante degli scherani era programmata in modalità silenzio: la consegna era lavorare d&#8217;omissione, mantenere un basso profilo, divagare. Lo stesso Berlusconi ha parlato pochissimo, limitandosi a liquidare la consultazione imminente come una seccatura inutile, e cercando di evitare ogni incursione nel merito dei quesiti. Questo perché, di fronte a un&#8217;istituzione logora e in evidente crisi di senso come quella referendaria, è apparso più proficuo alla maggioranza assecondare la china del disinteresse, cercando di non svegliare il can che dorme. Il calcolo alla fine è fallito, in parte per l&#8217;oggettiva importanza delle questioni in esame (questi non erano referendum <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cvyE116lwd8" target="_blank">&#8220;per sapere dov&#8217;è che i cani devono pisciare&#8221;</a>, come diceva il signor G) e in parte perché appunto la società civile nel frattempo ha trovato altri canali per dare voce alle sue istanze. Quello che mi chiedo, non senza una punta di preoccupazione, è: possono davvero competere questi canali comunicativi alternativi in una campagna elettorale classica come potrebbe essere quella delle prossime politiche? Il risultato delle comunali, e in particolar modo quello di Milano, dove il PDL ha veramente dato il peggio di sé, potrebbe incoraggiare ad una risposta affermativa, ma l&#8217;esperienza ci insegna che i due livelli non sono perfettamente sovrapponibili e che nelle elezioni nazionali lo spettro politico del paese risulta sempre spostato leggermente più a destra che nelle consultazioni locali. Ci sono poi altre incognite da considerare, come lo stato perennemente nebuloso della coalizione di centrosinistra e la consapevolezza di un centrodestra declinante di giocarsi le ultime carte: anche per questo è lecito aspettarsi nei prossimi mesi <a href="http://rudi.splinder.com/post/24712800/che-carte-ha-in-mano-alfano" target="_blank">un paziente lavoro si riavvicinamento al Terzo Polo</a>, sulla cui tenuta autonoma non nutro eccessive speranze. Al netto di tutti questi fattori, che sono comunque assai rilevanti, la struttura mediatica che ha puntellato per tutto questo tempo il berlusconismo è sostanzialmente intatta. Riformulando quindi il dilemma, torno a chiedermi: può davvero riuscire il paese, attraverso le sole energie della società civile, a sottrarsi alla forza ottundente del conflitto di interessi che ne addomestica l&#8217;opinione pubblica da anni? Ai posteri l&#8217;ardua scommessa; si accettano sentenze.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/divanomarziano.wordpress.com/503/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/divanomarziano.wordpress.com/503/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/divanomarziano.wordpress.com/503/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/divanomarziano.wordpress.com/503/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/divanomarziano.wordpress.com/503/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/divanomarziano.wordpress.com/503/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/divanomarziano.wordpress.com/503/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/divanomarziano.wordpress.com/503/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/divanomarziano.wordpress.com/503/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/divanomarziano.wordpress.com/503/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/divanomarziano.wordpress.com/503/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/divanomarziano.wordpress.com/503/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/divanomarziano.wordpress.com/503/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/divanomarziano.wordpress.com/503/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=503&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La finale di Champions League in prospettiva storica</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 15:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il mio braccio malconcio sta guarendo, ragion per cui sono tornato a praticare dal lunedì al venerdì quella forma di pendolarismo estremo che sarebbe poi il mio altrimenti invidiabile lavoro, e, beh, l&#8217;unica cosa che ricordo di tutta la settimana è una persistente sensazione di asfissia. In questi giorni non sono riuscito a fare nemmeno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=491&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio <a href="http://divanomarziano.wordpress.com/2011/05/23/le-urne-ci-contraddicono/" target="_blank">braccio malconcio</a> sta guarendo, ragion per cui sono tornato a praticare dal lunedì al venerdì quella forma di pendolarismo estremo che sarebbe poi il mio altrimenti invidiabile lavoro, e, beh, l&#8217;unica cosa che ricordo di tutta la settimana è una persistente sensazione di asfissia. In questi giorni non sono riuscito a fare nemmeno un salto all&#8217;acampada, tutto assorbito nel ritorno alle antiche usanze salariate, e le uniche notizie che potrei darvi sono al livello di una mera rassegna stampa. L&#8217;accampamento, questo è certo, prosegue per decreto di una larga maggioranza, ha sopportato stoicamente un paio di acquazzoni dopo il meraviglioso clima (quasi) estivo che ne aveva benedetto l&#8217;edificazione, ed è alla ricerca di un metodo efficace per trasferire lotta ed elaborazione politica al livello capillare  dei quartieri (le prime assemblee sono cominciate quasi subito) prima di smobilitare, con il possibile rischio di dissipare prematuramente l&#8217;eredità di questa esperienza. D&#8217;altro canto è certo che il movimento non può insediarsi permanentemente nella piazza e, pur senza scartare l&#8217;ipotesi di future occupazioni, a Plaça Catalunya o altrove, dovrebbe trovare il coraggio di abbandonare la sua incubatrice, il suo referente simbolico, e proporsi con risolutezza l&#8217;entrata in una nuova fase. Credo che i mezzi per farlo ci siano tutti e, come molti, sono dell&#8217;idea che i fatti di queste ultime settimane rappresentino uno spartiacque che sarà impossibile ignorare anche quando lo spazio pubblico sarà restituito al valzer inesauribile dei passanti.</p>
<p>Una prova di quanto detto potrebbe essere il comportamento esemplare tenuto dai manifestanti sabato scorso mentre intorno alla piazza infuriava la guerriglia tra quei Mossos d&#8217;Esquadra che soltanto il giorno prima li avevano brutalmente randellati, e uno sparuto assortimento di teste di merda -francesismo- che ad ogni vittoria del Barça ci mette tutto l&#8217;impegno del mondo per trasformare il centro città in zona di guerra. Sulla partita nulla da dire, il Barça ha giocato un calcio vorticoso e sopraffino, e anche chi come me ha delle riserve sul clima di <em>teocrazia blaugrana </em>che si respira a queste latitudini non ha difficoltà ad ammetterlo: il problema, appunto, sono i successivi festeggiamenti. Arrivato in centro dopo una comoda visione domestica a casa di amici, ho trovato una situazione di tranquilla effervescenza, uno sproposito di magliette di Messi e compagnia che pascolavano, rumorose ma tutto sommato pacifiche, nei paraggi: già circolavano voci poco rassicuranti di scontri incombenti, ma l&#8217;ambiente era ancora perfettamente agibile. Gli indignati, che dopo una votazione nel pomeriggio avevano deciso di rimanere al loro posto, avevano organizzato presidi pacifici ai quattro angoli della piazza, così da regolamentare l&#8217;accesso della fiumana di tifosi, e senza proibire a nessuno il passaggio, invitavano chi era diretto ai festeggiamenti presso la Font de Canaletes (vedere <a href="http://divanomarziano.wordpress.com/2011/05/28/police-story-cronaca-di-un-tentato-sgombero/" target="_blank">qui</a>) a fare il giro senza attraversare l&#8217;accampamento. Scenetta curiosa, a ben vedere, perché i volontari, peraltro gentilissimi nei modi, si sono visti costretti ad applicare un criterio, per così dire, di<em> discriminazione razziale</em>,  rivolgendosi solo a chi indossava la maglietta del Barça, senza fare troppo caso a chi invece era, hum, in abiti civili. Il punto è che non erano pochi gli indignati calciofili, solidali con la causa del movimento, o addirittura accampati, e al contempo gasati per la vittoria e quindi, spesso, le spiegazioni/esortazioni del servizio d&#8217;ordine si rivelavano superflue. Due ragazzi particolarmente lungimiranti avevano deciso di aggirare l&#8217;inconveniente appiccicandosi alla divisa un cartellino che li qualificava appunto come <em>culé indignados. </em></p>
<p>Fino alle tre di notte, anche se le forze di polizia erano schierate sulla Rambla, si udivano di tanto in tanto spari in lontananza e il solito elicottero dei Mossos sorvolava l&#8217;accampamento, tutto è filato più che liscio e moltissimi ragazzi occupavano il centro della piazza facendosi i cazzi loro in assoluta tranquillità. Poi gli scontri si sono progressivamente avvicinati all&#8217;acampada e il panico ha iniziato a serpeggiare fra i presenti. Mi risulta francamente difficile ricostruire gli eventi: in più di un&#8217;occasione è parso che, nonostante la presenza dei manifestanti, i Mossos volessero spingere i facinorosi verso il centro della piazza, come da manovra ampiamente collaudata in circostanze meno eccezionali, cosa che alla fine, fortunatamente, non si è verificata.  Qualche gruppetto di tifosi, sporadicamente, bucava il cordone di sicurezza degli accampati e attraversava correndo la piazza; in altri casi erano i manifestanti stessi a fuggire spaventati verso il centro sotto la pressione della polizia in avvicinamento. Ai quattro punti di accesso, gruppetti di indignati con le palle quadrate sorvegliavano la situazione, <em>armati</em> unicamente di striscioni che incitavano alla nonviolenza, parlamentando con gli ultrà, mandandoli a cagare in coro (scena impagabile) e invitandoli a non provocare la polizia. All&#8217;interno, ragazzi del movimento muniti di megafono spiegavano il da farsi a quanti erano rimasti loro malgrado ostaggio della situazione. Poco prima delle cinque, sconfitto dal sonno, mi sono steso a dormire usando la borsa a mo&#8217; di cuscino, mentre la situazione intorno alla piazza continuava a ribollire. Dopo, credo, venti minuti di pseudosonno i miei amici mi hanno riscattato e il nostro tentativo di uscire dalla piazza e raggiungere la metro è andato a buon fine senza particolari complicazioni. Treni e binari ridotti a porcile, ma per fortuna perfettamente integri. Alle cinque e mezza ero a casa. Quando la sera dopo sono riuscito a passare di sfuggita dalla piazza, nulla sembrava essere accaduto e l&#8217;accampamento era immerso nella consueta assemblea serale, apparentemente indenne ai casini degli ultimi giorni. La speranza è che questo spirito non vada perduto, punto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/divanomarziano.wordpress.com/491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/divanomarziano.wordpress.com/491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/divanomarziano.wordpress.com/491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/divanomarziano.wordpress.com/491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/divanomarziano.wordpress.com/491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/divanomarziano.wordpress.com/491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/divanomarziano.wordpress.com/491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/divanomarziano.wordpress.com/491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/divanomarziano.wordpress.com/491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/divanomarziano.wordpress.com/491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/divanomarziano.wordpress.com/491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/divanomarziano.wordpress.com/491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/divanomarziano.wordpress.com/491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/divanomarziano.wordpress.com/491/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=491&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Votante per corrispondenza</title>
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		<pubDate>Mon, 30 May 2011 00:45:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto all&#8217;estero da un bel po&#8217;, un lustro e spiccioli, eppure non avevo ancora vissuto l&#8217;esperienza, insieme banale e disoritentante, del voto per corrispondenza: i comunitari all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea non hanno un reale bisogno di notificare i loro spostamenti alle rispettive sedi consolari e la prospettiva di intraprendere le pratiche di registrazione al passo morto della burocrazia italiana è riuscita a tenermi alla larga dal nostro consolato di Barcellona per quattro (4) anni interi. Situazione, questa, comune a moltissimi connazionali, registrati solo presso l&#8217;anagrafe comunale della capitale catalana, ma per la madrepatria ancora residenti a casa loro. Sono invece un fottio gli argentini e uruguaiani residenti a Barcellona come cittadini italiani, tutti regolarmente registrati presso il nostro consolato, onde evitare il surplus di seccature connesse alla condizione di extracomunitario. Una congiuntura che rende particolarmente complicato stilare dati reali sulla mastodontica immigrazione italiana degli ultimi anni.</p>
<p>Ad ogni modo, io mi ero ormai deciso a fare il grande passo e non mi restava altro che aspettare la prima tornata elettorale utile, che si è presentata sotto forma di quadruplice referendum abrogativo, quello del 12-13 giugno prossimi. Le schede mi sono arrivate in settimana, oggi pomeriggio ho spedito il plico al consolato. L&#8217;Italia aspetta ancora i risultati dei ballottaggi delle amministrative, Milano, Napoli, ed io ho già votato per una consultazione del mese prossimo: mi viene la labirintite. Molti amici italiani di quelli che il consolato ancora non conosce. andranno a votare via Ryanair, altri <a href="http://www.carta.org/2011/04/la-nave-del-referendum-salpa-da-barcellona/" target="_blank">ci andranno addirittura in nave</a>, altri ancora abdicheranno al voto e io invece <em>ho già dato</em>, entrando così idealmente a far parte della famiglia degli emigrati di lungo corso. Qui sto più che bene, eppure una curiosa sensazione di irrevocabilità mi ha attanagliato per un momento, inspiegabile come la malinconia che mi punse quando l&#8217;impiegato dell&#8217;anagrafe della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bagnacavallo" target="_blank">Bagna</a> mi confermò, in occasione di uno dei miei non frequenti ritorni all&#8217;ovile, che mi avevano cancellato dallo stato di famiglia. Non saprei, forse questi slittamenti burocratici tutto sommato poco rilevanti mi inquietano perché mi <em>storicizzano</em> l&#8217;esistenza, formalizzando scelte di vita che, diluite nel flusso inarrestabile dei giorni, sembrano invece perfettamente spontanee ed informali, prodotto naturale degli eventi.</p>
<p>Votare per corrispondenza, uno magari non ci pensa, vuol dire <em>votare a casa propria</em>. Non ci sono responsabili di seggio, perché evidentemente non c&#8217;è seggio, non ci sono carabinieri di guardia all&#8217;ingresso perché, cazzo, sarebbe come essere agli arresti domiciliari. Oggi ho scoperto una dimensione piacevolmente <em>domestica</em> della responsabilità civica: le briciole di pane sul tavolo del salotto, la mia improvvisata cabina elettorale scoperta, in sottofondo il brontolio circolare della lavatrice, occasionali colpetti di tosse di un coinquilino dal chiuso della sua stanza. E la responsabilità del corretto svolgimento della liturgia del voto tutta sulle mie spalle, constatazione che mi ha portato a rileggere le <em>istruzioni per l&#8217;uso</em> del consolato compulsivamente, nel ridicolo presentimento che votare in condizioni di così estremo rilassamento, appena sveglio, praticamente in mutande, mi avrebbe tragicamente condotto a un qualche invalidante vizio di forma. Ricontrollo le schede, crocettate a dovere, e passo in rivista il mio kit elettorale: busta grande preaffrancata, busta piccola di immacolato candore, tagliando elettorale da ritagliare, in fondo al foglietto esplicativo. Inserisco le quattro schede nella busta piccola che, ovviamente, a stento può contenerle, la piallo coscienziosamente così da favorirne la chiusura ermetica, inserisco il tutto nella busta grande, ritaglio il tagliando seguendo la linea tratteggiata, mentre ricordo che io sono proprio quello che in tutta un&#8217;infanzia non riuscì mai ad attaccare una figurina perfettamente dritta, lo inserisco nella busta e richiudo il tutto. Dopodiché, ancora rigorosamente in mutande, vado sotto casa a imbustare il plico. Mentre lascio scivolare la busta nella colonnina gialla di Correos, che belle che sono le buche delle lettere in Spagna, la mia mente ipocondriaca dipinge spontaneamente buffe scenette di smarrimento di corrispondenza, ritardi ridicoli, errori di recapito. Il nove giugno<em>, deadline </em>per l&#8217;arrivo del plico in consolato, mi sembra improvvisamente troppo vicino. Ma è un attimo, riprendo la via di casa e<em>, ta-daaaan</em>, mi rendo conto di avere <em>davvero</em> votato, anche se affidare le mie deliberazioni sull&#8217;italica democrazia a un postino spagnolo mi sembra un controsenso. Ma come si dice, ho voluto la bicicletta, e mo&#8217;&#8230; E&#8217; che a me, questi slittamenti burocratici&#8230; non saprei&#8230; sottilmente mi inquietano&#8230; <em>(repeat chorus).</em></p>
<p>(Non credo ci sia bisogno di dire che ho votato quattro sì, ma evidentmente non era il compito di questo post analizzare il significato politico dei referendum. Potrei farlo ad urne chiuse. Oggi volevo parlarvi dei cazzi miei)</p>
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		<title>Police story: cronaca di un tentato sgombero</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 17:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una avvertenza: di fronte a una situazione così delicata ho cercato di mantenere un tono il più possibile distaccato ed obiettivo. Quel poco che sono riuscito a vedere e sentire con i miei occhi è stato sufficiente a garantirmi un'oretta di puro terrore. Le immagini, invece,una feroce indignazione. Ma, appunto, credo che i fatti parlino da soli.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=478&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri mattina, senza previo avviso, alcuni corpi antisommossa dei Mossos d&#8217;Esquadra, la polizia regionale catalana,  e della Guàrdia Urbana di Barcellona <a href="http://www.lavanguardia.com/vida/20110527/54160726376/los-mossos-d-esquadra-bloquean-los-accesos-a-plaza-catalunya-y-la-rodean.html" target="_blank">hanno tentato lo sgombero </a>dell&#8217;accampamento degli <em>indignati. </em>Qualcosa da eccepire ci sarebbe sui <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Geg_6Xoy04s&amp;feature=player_embedded" target="_blank">metodi utilizzati</a>, come potete vedere coi vostri occhi: purtroppo non dispongo di dati esatti sul numero dei feriti, le ultime stime parlano di circa 140 paersone. Il colpo di mano, che indubbiamente ha sorpreso molti per rapidità e violenza, non era comunque al di sopra di ogni sospetto. Facciamo un salutare passo indietro. </p>
<p>Qui a Barcellona, era ormai opinione diffusa che l&#8217;imminente finale di Champions League, in programma tra pocho più di un&#8217;ora a Londra, avrebbe fornito alla polizia un pretesto ghiottissimo per tentare lo sgombero dell&#8217;<em>acampada</em>. Senza indugiare troppo in teorie cospirazioniste, all&#8217;indomani della vittoria, il neoeletto Xavier Trias aveva offerto al sindaco uscente Hereu <a href="http://www.elperiodico.com/es/noticias/elecciones-municipales-2011/trias-ofrece-apoyo-hereu-para-disolver-acampada-plaza-catalunya-antes-del-relevo-1016421" target="_blank">la massima disponibilità per favorire lo sgombero di Plaça Catalunya</a>; inoltre,  il tradizionale punto di ritrovo dei tifosi blaugrana, la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Font_de_Canaletes" target="_blank">Font de Canaletes</a>, si trova in pienissimo centro, sul tratto iniziale della Rambla, a distanza praticamente nulla dall&#8217;accampamento degli indignati, ed è dunque facilissimo immaginare una situazione tesa in caso di vittoria del Barcellona, anche perché i frequenti festeggiamenti degli ultimi anni hanno sempre avuto strascichi violenti, in un botta e risposta tra facinorosi (pochi, in realtà) e polizia <a href="http://stopbalesdegoma.org/" target="_blank">di cui spesso hanno fatto le spese degli innocenti</a>. In realtà non ci sono ragioni convincenti per credere che gli accampati, dopo dodici giorni di protesta assolutamente pacifica, avessero intenzione di cambiare registro e passare a una cruenta dialettica di matrice black block; al limite si può apportare la debole argomentazione che gli sparuti gruppetti di ultrà violenti avrebbero trovato nell&#8217;accampamento un utile ricettacolo di materiale da lancio e da sfascio (c&#8217;erano addirittura vari computer, regolarmente funzionanti), ma in questo caso i contestatori sarebbero stati a loro volta parte lesa&#8230; E in effetti, la linea di difesa adottata da varie alte cariche del corpo di polizia (vedere ancora il link a inizio articolo) allega come ragioni del blitz la volontà di tirare a lucido la piazza in vista della finale e la riduzione dei fattori di rischio che un simile evento implica: di sgombero, non se ne parla, anche se le immagini dell&#8217;azione, immediatamente diffuse via internet e in televisione, stridono drammaticamente con dichiarazioni così apertamente concilianti. L&#8217;impressione, mia e di molti, è che le <em>autorità competenti </em>non abbiano avuto troppi scrupoli davanti alla possibilità di sacrificare il corpo estraneo di una protesta così insolitamente strutturata e pacifica sull&#8217;altare dei <em>circenses</em>, giudicandola più pericolosa e indesiderabile del consueto codazzo di devastazioni del mobiliario urbano che fa da corollario alle vittorie blaugrana (come detto, a opera di pochi pezzi di merda, ma tant&#8217;è).</p>
<p>La situazione ha però avuto sviluppi imprevisti: poco prima delle dodici, ora in cui sono arrivato in centro, la piazza era praticamente sgombra e presidiata su ogni lato da un cordone di polizia che impediva l&#8217;accesso a un congruo numero di contestatori pacifici, che esprimevano il loro dissenso a forza di canzoni e cori, questi sì non esattamente concilianti. Un elicottero sorvolava minacciosamente l&#8217;area. La tensione è poi gradualmente cresciuta senza che la situazione arrivasse a degenerare,  in un equilibrio precario che si è improvvisamente rotto intorno alle tredici quando, dopo un paio di accenni di carica ai manifestanti, i Mossos si sono ritirati sparando, vorrei sperare in aria, vari colpi. L&#8217;uscita di scena della polizia è stata salutata da uno scroscio di applausi:<a href="http://www.lavanguardia.com/politica/20110527/54161943588/los-indignados-inundan-la-plaza-mientras-la-policia-se-retira.html" target="_blank"> i manifestanti hanno ripreso pacificamente controllo della piazza</a>, in un clima di euforia generalizzata. Nel giro di dieci minuti, erano già all&#8217;opera per pulire il territorio riconquistato, prima attraverso una raccolta rifiuti collettiva e poi, letteralmente, con una generosa passata di straccio. Intorno alle tre del pomeriggio l&#8217;accampamento era già in piena ricostruzione. Ecco, a mio parere, la scena incredibile di queste improvvisate pulizie di primavera dà la misura del livello di autocoscienza di un movimento che, anche nei momenti più critici, di fronte a manganellate ampiamente ingiustificate, è riuscito a non cadere nella provocazione della violenza, mantenendosi fedele allo spirito costruttivo che lo aveva guidato nei dodici giorni precedenti.</p>
<p>Alle sette di sera, la piazza è stata teatro di una partecipatissima contestazione contro <a href="http://ca.wikipedia.org/wiki/Felip_Puig_i_Godes" target="_blank">Felip Puig</a>, &#8220;ministro degli interni&#8221; del governo regionale di Artur Mas, e responsabile diretto <em>(mandante</em>, verrebbe da scrivere lasciando perdere il self control per un attimo) del raid. La <a href="http://www.facebook.com/#!/pages/FELIP-PUIG-DIMISSI%C3%93/188919331158956" target="_blank">pagina Facebook </a>immediatamente lanciata per chiedere le dimissioni del <em>conseller  </em>ha già superato le 25000 adesioni. La serata  e la nottata sono trascorse senza incidenti, in un ritrovato clima di festa: ma la finale ormai incombe e probabilmente già a partire da domani mattina ci sarà molto altro da raccontare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/divanomarziano.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/divanomarziano.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/divanomarziano.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/divanomarziano.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/divanomarziano.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/divanomarziano.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/divanomarziano.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/divanomarziano.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/divanomarziano.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/divanomarziano.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/divanomarziano.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/divanomarziano.wordpress.com/478/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/divanomarziano.wordpress.com/478/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/divanomarziano.wordpress.com/478/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=478&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Plaça Catalunya: una cartolina</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 01:15:27 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Vista dall’interno, la <a href="http://acampadabcn.wordpress.com/" target="_blank">Plaça Catalunya degli <em>indignati</em> </a>, non cerca in nessun modo di nascondere la sua natura selvatica e spontanea di accampamento: ma, per intenderci,  è qualcosa più affine a un festival rock che alla <em><a href="http://tv.repubblica.it/dossier/amministrative-2011/pisapia-e-un-matto-milano-diventerebbe-una-zingaropoli/68759?video" target="_blank">zingaropoli </a></em>edificata a tempo record (grandi opere…) dalla propaganda PDL in quel di Milano. In ogni caso, uno spettacolo che sconsiglierei a chi cerca <em>decoro </em>a chiare lettere tra le righe di un programma elettorale. Su un lato della piazza, a un tiro di sputo lungo dal famoso Hard Rock Café, hanno portato qualche giorno fa una decina di cessi chimici e un paio di orinatoi in plastica, curiosi oggetti invero, che fanno ora compagnia a una più antica avanguardia di sanitari, alcune cabine più spostate verso il centro commerciale El Corte Inglés, a due passi da una statua sopraelevata il cui alto basamento è stato utilizzato dalla gente come bacheca di contestazione creativa: una lettura affascinante, non fosse per l’odore greve, come di piscio umano, che impregna gli immediati paraggi. Quando soffia il vento, alcuni dei  post-it lì appesi si arrendono e terminano malinconicamente a terra, abdicando al loro compito di denuncia e testimonianza. Ci sono comunque servizi igienici anche sull’altro versante della piazza, e la situazione igienica è perfettamente sotto controllo. Gli <em>acampados, </em>anzi, rifiutano con decisione, e direi con ottime ragioni, le accuse di chi (i supporters del decoro di cui sopra) li dipinge come vandali. Si sprecano i cartelli che spronano a un uso responsabile delle strutture (&#8220;Siate puliti&#8221; è l&#8217;esortazione più ricorrente).</p>
<p>Anche se il livello medio di entropia è abbastanza superiore a quello di una qualunque località svizzera (ma questo è poi vero per tutta la città), basta infatti una passeggiata distratta per rendersi conto che disordine non è sinonimo di disorganizzazione e che, al contrario, la capacità di autogestione dei contestatori è sorprendente e il <em>restyling urbanistico </em>a cui la piazza è stata sottoposta è felicemente ispirato a principi di condivisione e apertura dello spazio pubblico che sarebbero degni di applicazione su più vasta scala. Un’occhiata alla <a href="http://www.indymedia.ie/attachments/may2011/camp_1.jpg" target="_blank">mappa dell’accampamento</a> (purtroppo non sono riuscito a trovare immagini più aggiornate) vale più di molte parole: servizi igienici alle quattro estremità della piazza, le tredici “commissioni” disposte circolarmente intorno ai tre spazi centrali Tahrir -come la piazza simbolo della protesta egiziana-, Islanda -paese la cui rivoluzione incruenta ha ricevuto una copertura mediatica pressoché nulla- e Palestina, gli spazi dove in serata si siedono, per terra, sia ben chiaro, i partecipanti all’assemblea. Ciascuno dei tre spazi ha pure un suo cartello, di cartoncino marrone, con scritta a pennarello, che lo qualifica come “piazza”. All’osservatore italiano non può non tornare in mente la placca di Piazza Alimonda a Genova, riveduta e corretta per omaggiare a caldo lo scomparso Carlo Giuliani. Ah, e c’è pure una sala studio sempre aperta, perché gli studenti sono fra gli attori principali della rivoluzione spagnola.</p>
<p>L’organizzazione dell’accampamento si tocca con mano anche presso lo stand della Commissione Diffusione, dove sono disponibili depliant informativi e foglietti volanti di carattere informativo e rivendicativo, oltre a un opuscolo di quaranta pagine sulle “dinamiche assembleari”. Il ventaglio di attività coperte nel corso delle ventiquattro ore del giorno è insospettabilmente ampio, come testimonia il programma della giornata, a sua volta reperibile presso lo stand. Citando a caso dal programma di lunedì 23 maggio, possiamo trovare oltre alle varie assemblee di commissione,  un’ora di yoga a inaugurare la giornata, un cineforum con tanto di dibattito col regista, un laboratorio di tango, attività infantili, e addirittura, e il dizionario catalano sembrerebbe confermarmi che non ho preso un abbaglio, un corso per insegnare a fare le trecce (sì, come quelle bionde della “Canzone del sole”).</p>
<p>Purtroppo non so pressoché nulla dell’accampamento di Sol a Madrid, di cui si raccontano cose straordinarie e che ha già fatto circolare un documento con varie proposte politiche, e meno ancora delle molte altre acampadas che punteggiano il territorio statale, ma la mia impressione da Barcellona è che la Spagna si sia improvvisamente riempita di tante <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Micronazione" target="_blank">micronazioni</a>, </em>prive dei caratteri di velleitarietà ed eccentricità che normalmente si accompagnano al termine, la eredità delle quali segnerà molto oltre la loro prevedibile scomparsa l’esperienza politica antagonista del paese intero.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/divanomarziano.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/divanomarziano.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/divanomarziano.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/divanomarziano.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/divanomarziano.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/divanomarziano.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/divanomarziano.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/divanomarziano.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/divanomarziano.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/divanomarziano.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/divanomarziano.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/divanomarziano.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/divanomarziano.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/divanomarziano.wordpress.com/467/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=467&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le urne ci contraddicono</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 01:04:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Barcellona si sono da poco chiuse le urne con un risultato tanto prevedibile quanto storico, che vede i socialsti del PSOE perdere la poltrona di primo cittadino dopo 32 anni di egemonia a favore dei conservatori catalanisti di Convergència i Unió, giá trionfatori alle &#8220;regionali&#8221; dello scorso novembre. Nelle stesse ore, gli indignati di Plaça Catalunya, che hanno superato incolumi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=453&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Barcellona si sono da poco chiuse le urne <a href="http://www.lavanguardia.com/politica/elecciones-2011/20110522/54159607554/ciu-gana-en-barcelona-por-primera-vez-en-democracia.html" target="_blank">con un risultato tanto prevedibile quanto storico</a>, che vede i socialsti del PSOE perdere la poltrona di primo cittadino dopo 32 anni di egemonia a favore dei conservatori catalanisti di Convergència i Unió, giá trionfatori alle &#8220;regionali&#8221; dello scorso novembre. Nelle stesse ore, gli <em><a href="http://acampadabcn.wordpress.com/" target="_blank">indignati</a> </em>di Plaça Catalunya, che hanno superato incolumi quella che a molti sembrava la loro naturale <em>data di scadenza, </em>decidevano il futuro dl loro movimento, nell&#8217;ormai abituale, partecipatissima, assemblea serale -al funzionamento della quale vorrei dedicare quanto prima un post- puntando con decisione su due obiettivi: il prolungamento indefinito della <em>autogestione pacifica </em>della piazza simbolo della città e una mobilitazione generale del movimento, data probabile il 15 giugno prossimo. Con realismo, nell&#8217;assemblea di oggi si è anche affrontato il tema di come dare il cambio agli “accampati anziani&#8221;, che da una settimana esatta sono lontani da casa, senza togliere continuità alla protesta, chiedendo esplicitamente il supporto di chi ancora non ha srotolato il sacco a pelo. Nella consueta raffica di interventi brevissimi, regola sacra dei procedimenti degli accampati, le notizie dal mondo lontanissimo della politica ufficiale hanno avuto poco spazio, la conferma della vittoria di Trias  ha fatto capolino solo nelle parole scoraggiate ma bellicose di una delle intervenute, ma l&#8217;impressione personale è che il risveglio democratico degli insorti del 15-M considerasse il risultato elettorale di oggi una variabile secondaria e tutto sommato ininfluente di uno status quo che in fondo non li rappresenta.</p>
<p>Ora, nonostante le mie evidenti simpatie per le istanze di autodeterminazione del movimento e gli altrettanto evidenti segni d&#8217;usura del modello di potere socialista, a livello cittadino, regionale, nazionale, la vittoria dei conservatori mi prospetta scenari <em>di cazzi amarissimi,  </em>che mi avrebbero fatto preferire una poco entusiasmante continuità, e d&#8217;altronde i primi mesi di governo regionale di quelli di CiU sono stati all&#8217;insegna di tagli feroci ai bastioni della sanità e dell&#8217;istruzione. A livello aneddotico, sabato sera mi sono quasi rotto un braccio in una caduta ridicola a due passi da casa, e i muri del vicino pronto soccorso erano non a caso tappezzati di volantini, manifesti, comunicazioni interne contro le<em> retallades </em>della sanità pubblica. Anzi, all&#8217;ingresso stesso del pronto soccorso, che mi appariva come un miraggio improbabile tra fitte di dolore quasi psichedeliche, campeggiava uno striscione assai visibile che denunciava senza troppi giri di parole il deplorevole stato delle cose. Come a dire: avete poco da sperare, voi che entrate. Due infermiere, mentre il mio braccio sinistro spariva sotto una fasciatura ragguardevole, non hanno fatto mistero di solidarizzare con gli indignati di Plaça Catalunya. Tutto questo per dire che, anche se i socialisti hanno responsabilità macroscopiche, le forze che sono uscite vincitrici dalle urne (in varie regioni hanno trionfato i popolari di Mariano Rajoy, cattolici, centralisti, liberisti, criptofranchisti) sono forse le più patologicamente incapaci di accettare e comprendere le ragioni di chi da una settimana ci sta dicendo, senza rompere manco una vetrina, di <em>averne le palle piene</em>. E secondo me, anche se la distanza della democrazia rappresentativa dai cittadini è sempre più siderale e il giochetto poco meno che rottamabile, un governo socialista e uno conservatore sono forse entrambi una merda, ma non la <em>stessa merda. </em>Spero, ma temo di no, che i manifestanti possano metabolizzare questo principio. E questo vale, tornando in Italia anche per l&#8217;illuminato <em>überpolitico </em>Grillo, <a href="http://tv.repubblica.it/politica/grillo-pisapia-e-moratti-sono-identici/68640?video" target="_blank">per il quale Moratti e Pisapia pari son</a>. Vedete un po&#8217; voi. Vado a riposare il braccio fasciato, che sono pure mancino.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/divanomarziano.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/divanomarziano.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/divanomarziano.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/divanomarziano.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/divanomarziano.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/divanomarziano.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/divanomarziano.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/divanomarziano.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/divanomarziano.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/divanomarziano.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/divanomarziano.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/divanomarziano.wordpress.com/453/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/divanomarziano.wordpress.com/453/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/divanomarziano.wordpress.com/453/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=453&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Gioia e rivoluzione</title>
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		<pubDate>Sat, 21 May 2011 03:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>chinottorebel</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcellona]]></category>
		<category><![CDATA[Frammenti dall'accampamento]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inizio é ovviamente in medias res, forse è il caso di irrompere in scena senza nemmeno dipingere i fondali, perché le cose si succedono convulse e le parole invecchiano più rapidamente del solito: e non solo la notizia si è già diffusa in Italia, ma si è addirittura moltiplicata sul nostro territorio. Qualche giornale ne [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=444&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;inizio é ovviamente <em>in medias res</em>, forse è il caso di irrompere in scena senza nemmeno dipingere i fondali, perché le cose si succedono convulse e le parole invecchiano più rapidamente del solito: e non solo <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/05/20/news/indignados_spagna-16538537/?ref=HREC1-7" target="_blank">la notizia si è già diffusa in Italia</a>, ma si è addirittura <em><a href="http://www.facebook.com/teo.lopezwilder#!/italianrevolution" target="_blank">moltiplicata</a> </em>sul nostro territorio. <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/20/yes-we-camp-in-spagna-arriva-il-movimento-15-m/112522/" target="_blank">Qualche giornale</a> ne parla già e <em><a href="http://www.unita.it/" target="_blank">L&#8217;Unità</a> </em>addirittura la preferisce in homepage al soliloquio bielorusso del solito ignobile. In Spagna, da poco meno di una settimana, una moltitudine sempre meno inquadrabile ha invaso le piazze del paese, protesta pacificamente, cucina, mangia, dorme, e cerca di sviluppare alternative politiche <em>en plein air</em>, mentre incombe una tornata elettorale (comunali e regionali, per comodità del lettore italiano), i cui contenuti sono stati radicalmente ridsegnati dall&#8217;improvvisa sterzata degli eventi. Il futuro è incerto ma è insolitamente dolce cercare di indovinare cosa si delinea all&#8217;orizzonte: molti di noi si sentono improvvisamente parte in causa in questa primavera inoltrata.</p>
<p>Ora, sarebbe mia intenzione, fallibile ma sincera, raccontare a chi vuol sentire quello che si vede e si ascolta a Barcellona, dove domenica si elegge il sindaco, con taglio molto impressionistico e poco o punto giornalistico, senza troppo correggere difetti di vista o errori di inquadratura: un realismo svelto, soggettivo, limitato. Non chiedetemi, ad esempio, cosa è successo mercoledì, perché ero moribondo nel lettino a pagar dazio a una influenza tardiva: ma giovedì sera ho visto una Plaça Catalunya riconoscibilissima eppure inedita isolarsi spontaneamente dal traffico, dall&#8217;assedio distratto del turismo, dalla sua vitaccia abituale di centro città, per concentrarsi sui ritmi metallici del pentolame percosso dai manifestanti, sui silenzi attenti e gli interventi arruffati dell&#8217;assemblea, sulle dinamiche di questo esperimento sociale in fieri che le ha cambiato il volto. Spostatomi di poche decine di metri per prendere la metro, ho ritrovato la città abituale e questo salto qualitativo, previsto ma fortissimo, mi ha riempito la testa di parole: queste sono le prime, altre ne seguiranno.</p>
<p>(Il titolo del post potrebbe sembrarvi una trombonata, e forse lo è ma è a sua volta autobiografico: appena atterrato nel centro dell&#8217;isola Catalunya, dopo un rapido valzer di sguardi, una prima panoramica d&#8217;insieme, le mie sinapsi hanno puntato con decisione su Demetrio Stratos e i suoi: e per pochi secondi ho intonato: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=BXB-PoihfYI" target="_blank">&#8220;il mio mitra è un contrabbasso&#8230;&#8221; </a> E il titolo si è imposto fermamente come una prima scelta irrevocabile)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/divanomarziano.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/divanomarziano.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/divanomarziano.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/divanomarziano.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/divanomarziano.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/divanomarziano.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/divanomarziano.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/divanomarziano.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/divanomarziano.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/divanomarziano.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/divanomarziano.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/divanomarziano.wordpress.com/444/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/divanomarziano.wordpress.com/444/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/divanomarziano.wordpress.com/444/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=divanomarziano.wordpress.com&amp;blog=3399569&amp;post=444&amp;subd=divanomarziano&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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