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Archive for giugno 2008

Un aspirante a escritor soñaba con realizar una maravillosa novela incompleta. Imaginaba las últimas cincuenta, o trescientas dieciocho, inexistentes páginas entregadas a borradores lagunosos; saboreaba la brusca interrupción de una trama enrevesada sobre el precipicio de una última página que última no era. Empezó a escribir, pero, por no saber dónde extraviarse, siempre llegaba a destino. Así, mientras una sorda frustración iba apoderándose de él, completó varias obras de destacada importancia: pues dejó de ser aspirante. Tras años de reflexión y otros libros concluidos, logró elaborar un sutilísimo método que conferiría a su Obra la natural indeterminación que sólo una muerte súbita puede otorgar. Pero el método era tan perfecto que no se dejaba describir: todo intento de hacerlo acababa miserablemente en la nada.

Falleció casi centenario, todavía sumido en los recovecos de su laberinto, mientras los demás, despreocupados de todo, gozaban inexplicablemente de los descartes completos de su ingenio.

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Un aspirante scrittore sognava di realizzare un meraviglioso romanzo incompleto. Immaginava le ultime cinquanta, o trecentodiciotto, pagine inesistenti, intuibili solo da appunti frammentari; assaporava il brusco interrompersi di una trama intricata sullo strapiombo di una ultima pagina che ultima non era. Cominciò a scrivere, ma non sapendo bene dove smarrirsi arrivava sempre a destinazione. In questo modo, mentre una frustrazione sorda montava a poco a poco dentro di lui, completò varie opere di significativa importanza: cessò così di essere aspirante. Dopo anni di riflessione ed altri libri ultimati approdò all’elaborazione di un sottilissimo metodo che avrebbe conferito alla sua Opera la naturale sospensione che solo una morte improvvisa può dare. Il metodo era però talmente perfetto che non si lasciava descrivere: ogni tentativo di razionalizzarlo su carta cadeva miseramente nel vuoto.

Morì quasi centenario, ancora immerso nei meandri del suo labirinto, mentre gli altri, incuranti di tutto, godevano inspiegabilmente degli scarti completi del suo ingegno.

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Pochi sanno che ciò che Giacomo Leopardi immortalò nel celeberrimo Dialogo della Natura e di un islandese costituisce soltanto il prologo di un secondo confronto che ha visto, in tempi a noi prossimi, la Somma Fattrice idealmente opposta al popolo islandese tutto. Allo scopo di ottenere maggiori lumi sulla dinamica della morte dell’uomo (Leopardi stesso avanzò due distinte ipotesi), una delegazione islandese salpò nel 1974 per Capo di Buona Speranza, teatro del luttuoso evento. Di fronte alla reticenza della Natura, che negava ogni coinvolgimento nell’accaduto adducendo come alibi la partecipazione ad un summit sullo sviluppo sostenibile in Antartide, gli islandesi si sono però dileguati, individuando nella sconnessa argomentazione i sintomi di un esaurimento nervoso, probabile portato delle deprimenti condizioni del pianeta. Sono quindi tornati in patria pervasi da una soverchiante malinconia.

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