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Archive for dicembre 2008

E’ arrivata una lettera per lei, tra le altre, chiaro: ogni giorno è un diluvio postale che perlopiù va a vuoto.  Se davvero tutte le persone indicate sulle buste vivessero ancora qui, questo appartamento sarebbe soltanto una sala d’attesa verso l’aria aperta. Entro e saluto Nicola, tutto votato alla realizzazione di di un’aglio e olio.  Mi annuncia serafico che ha avuto una giornata di merda e mentre lo invito ad argomentare meglio, senza neanche togliermi la giacca, attraverso il corridoio dirigendomi spedito verso la stanza vuota. Entro e appoggio la busta sul tavolo, Nicola un rumore di fondo, una coda in segreteria, racconta, in cima a un mucchietto che alterna i prestampati della banca a lettere scritte a mano con deliziosa grafia, provenienti dalla Germania. Mi guardo attorno e vedo che il suo poster dei Cure minaccia seriamente di staccarsi, un angolo penzola già nel vuoto.  E alla fine mi tocca tornare giovedì mattina, termina Nicola appena ritorno in cucina. Buttane due anche per me, gli dico per tutta risposta, ceniamo insieme. Siamo soli: il Cammello stasera andava al cinema con una tipa, Carla è in Sicilia fino a domenica e poi ovviamente c’è la stanza vuota. In sei mesi che sono qui, lei,  l’avrò vista tre o quattro volte, non di più. La sua assenza è una compagnia opprimente. E’ entrata poco prima di me, mi hanno spiegato, conoscente di conoscenti, e dopo un paio di mesi senza troppo sciuparsi in dialoghi, ha cominciato a latitare. Paga l’affitto al Cammello, trasferimento bancario ordinario, con un ritardo chirurgico di due o tre giorni. Noi, nel frattempo, si sborsa di tasca nostra, il Cammello va a casa del padrone che in nero ci offre riparo e salda i conti. Potremmo buttarla fuori, ma non c’è mai. Il lieve ma persistente ritardo nei pagamenti ci giustificherebbe: eppure quando appare finiamo per evitarla. Non sappiamo più che dirle. Allora dico a Nicola, mentre con metodo mi sparo una forchettata di spaghetti, stanotte l’ho sognata. Lui annuisce. Probabilmente compensa in questo modo la sua prolungata assenza dalla realtà. Nel sogno ci forniva spiegazioni finalmente dettagliate e poi, senza tremare, pagava l’affitto in contanti: ma i soldi dei miei sogni, c’è da dirlo, sono buoni come quelli del Monopoli. Il problema è che, per poco che se ne parli, resta sempre sottointesa. Infatti Nicola mi chiede: vuoi dell’altro peperoncino? anche se poi è evidente che pensiamo entrambi a tutt’altro. Sì, sì, rispondo, e intanto lancio un’occhiata a perdere al corridoio.

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