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Archive for gennaio 2009

Lo scorso aprile, come ricordavo a suo tempo, interpellato da una giornalista spagnola a proposito della nuova squadra di governo iberica, per la prima volta a maggioranza rosa, un Berlusconi galvanizzato dalla allora freschissima goleada elettorale,  lasciò intendere che nove donne sono forse troppe e che pertanto Zapatero avrebbe molto penato per dominarle tutte: osservazione, a tutta prima,  più adatta a un branco di giumente che alle ministre di uno stato sovrano. Dopo nove mesi di governo e alla luce del desolante pastrocchio di freddure e rettifiche che il premier ci ha offerto lo scorso finesettimana a margine della campagna elettorale sarda, si può affermare che quella prima sortita era altamente indicativa della deriva cabarettistica che sta informando di sé il suo quarto mandato. Nulla di nuovo sotto il sole: Berlusconi è l’uomo che ha sdoganato la barzelletta e la battuta come strumenti di dialettica politica: a colpi di spiritosaggini ha contribuito in maniera decisiva alla liquidazione del lessico della Prima Repubblica, repertorio di rarefatti tecnicismi e ineffabili perifrasi di marca schiettamente ermetica (su tutto, le indimenticate convergenze parallele di Aldo Moro).  Ora, il parossistico intensificarsi di queste incursioni nel faceto potrebbe rappresentare un punto di non ritorno nel deterioramento indotto del dibattito politico italiano. Berlusconi, determinato a giocare al ribasso fin dal suo esordio in politica, è riuscito ad attirare gli avversari nell’imboscata del continuo svilimento delle forme e dei contenuti e ne è uscito vincitore su tutta la linea: se da un lato il massiccio ricorso alla boutade denuncia infatti l’incapacità – o il disinteresse- dell’esecutivo di identificare e correggere i problemi reali del paese, dall’altro è la prova migliore della drammatica evanescenza dell’opposizione che a cotanto scialo di piroette verbali non riesce ad opporre un linguaggio e un metodo che siano autenticamente alternativi ed incisivi. In altre parole, Berlusconi può permettersi di raccontare sagaci storielle nella serena consapevolezza che i suoi concorrenti riescono ormai soltanto a giocare di rimessa, a partire dalle condizioni che lui stesso detta o dimentica di dettare. Per questo le repliche, anche quando argomentate, o forse ancor più in questo caso, cadono immediatamente in un dimenticatoio collettivo che, come l’universo, non accenna a diminuire la sua espansione. L’opinone pubblica e il fantomatico uomo della strada sono ormai assuefatti al sistematico ricorso alla sparata roboante.

Con queste premesse, il gioco delle parti tra maggioranza e opposizione si sta transformando progressivamente in uno specchio impietoso dei limiti umani, ormai non più politici, del suo capocomico. Molte delle polemiche di questi ultimi nove mesi, sembrano parlarci solo e soltanto dell’uomo Berlusconi, delle sue miopie e inadeguatezze. Dichiarazioni come quelle degli ultimi giorni e come quella riportata in apertura, ci raccontano, a titolo d’esempio, molte cose che forse intuivamo, ma che avremmo preferito continuare ad ignorare sulla considerazione che l”uomo di Arcore ha dell’altra metà del cielo: Zapatero contro una decina scarsa di ministre, un soldato per ogni bella ragazza,  in entrambi i casi sembra trasparire in controluce  l’idea deprimente che la donna deve essere tenuta a bada, in quanto inesauribile fonte di grattacapi. Chi dice donna dice danno e Berlusconi, i danni, mira precisamente a limitarli, schierando una bella porzione d’esercito in assetto di guerra. E’ quindi ragionevole auspicare che quest’uomo, che ironizza leggiadro sul dramma della violenza sessuale e definisce “galanteria” il più greve umorismo  da caserma, riesca finalmente ad applicare una personalissima separazione delle carriere tra donne e pupe? Come diceva quello, fatevi la domanda e datevi la risposta…

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