Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for febbraio 2012

Mi sono fritto tre patate o mi sono fatto un aglio e olio, poi mi chiama qualcuno per una birra improvvisata, normalmente Frank, con il quale c’è consuetudine millenaria, e mi scopro d’improvviso ad annusarmi i vestiti, il fiato, nell’irragionevole terrore di essere impresentabile per uno straordinario incontro fortuito. Se mi chiamano con sufficiente preavviso, evito superstiziosamente perfino la cipolla, cruda o cotta. E tornano alla mente per contrasto le pizze al gorgonzola, le marinare, mangiate prima di molti baci, con quella pacata sicurezza che ti dà la vita di coppia, come un feudo acquisito. Ma nel cammino di ritorno verso il segreto dominio dell’amore, senza neppure un sentiero in vista, mi metto a calcolare variabili imprevedibili, mi rovino con le mie mani: invento dal nulla esigenze di decoro formale che normalmente non mi appartengono. Poi una televisione sintonizzata su Sky trasforma il pub pseudofigo in un bar sport e non cerco più segrete promesse negli occhi di nessuno, perché vedo solo occhi di tifoso tracimanti smania e quelli di ragazza, beh, al massimo è la loro ragazza. O in assenza di pretesti esterni ci lanciamo in discussioni talmente animate da dimenticare pure le sedie su cui siamo seduti. Poi torno a casa, uscendo dai massimi sistemi, e improvvisamente ricordo la sottile aspettativa che mi percorreva prima di uscire di casa: sarà per un’altra volta. La statistica, che senza pretese di completezza mi trovo a ripassare mentalmente prima di quasi ogni uscita, mi suggerisce di darmi una calmata, visto che il pericolo è davvero minimo. Gli amici, accoppiati con la mano a stringere quella dell’amata, o solidali perché invischiati nelle stesse menate, assicurano che le cose succedono quando meno te lo aspetti. Già. Mio fratello mi dice che se da un paio di mesi vivo in questa allerta è che forse sto cominciando a smaltire la relazione con Barbara, e che per il momento mi devo accontentare di questo timido slancio perché cinque anni son cinque anni, la verità in questi casi sta tutta, pesantissima, nella ripetizione, e poi mi tira fuori una similitudine non perfettamente calibrata col suo infortunio al menisco di quando giocava in interregionale. Avesse un matrimonio fallito alle spalle potrei almeno annuire meccanicamente mentre lo guardo scomporsi all’improvviso sullo schermo di Skype, ma un mese fa mi ha annunciato che sarò zio di nuovo, ed è straordinario, perché non mi sforzo nemmeno ed è già la terza volta che ci riesco. Poi, mentre parliamo delle mie lune storte, irrompono i primi due con le novità della loro vita agli esordi e mi raccontano la scuolina, i cartoni della giornata o i gattini appena nati della vicina, che con i loro occhietti chiusi non li possono vedere mentre loro li guardano pieni di meraviglia. In quel momento, la modesta difesa psicologica che mi deriva dall’essere il fratello minore, e che ho mantenuto senza troppe giustificazioni anche in età adulta, si fa evanescente e il tempo intorno a me diventa, improvvisamente, urgentissimo. Richiamato dalle mie esigenze alle mie responsabilità mi assento in modo forse troppo visibile dalla chiamata e di solito, dopo qualche minuto, se non mi estrae lui un nuovo argomento abbastanza strepitoso, gli dico con tutta sincerità che si sta facendo tardi. Gli lascio intendere che parlo di andare a mettermi il pigiama, ma penso all’autunno. E questo scoraggiamento, fuori misura, è forse il contrappeso alle proiezioni che vengono da sole a ipotizzare un futuro laddove ancora non c’è un tubo, per rifarsi lentamente un’idea di cose perdute. Ha ragione mio fratello. Ma il tempo trascorre al suo ritmo, che spesso non è il nostro, e che probabilmente sapremo come seguire soltanto quando ne saremo completamente fuori.

Annunci

Read Full Post »

Qualcuno di voi ricorda esattamente quando su Google hanno fatto la loro prima apparizione i suggerimenti automatici? Io sto cercando la risposta da circa dieci minuti, su Google, ma invano. Probabilmente la sto cercando male. Ho provato anche in madrelingua informatica, i.e english, ma nulla: più che altro, pragmaticamente, gli utenti cercano di sapere come disattivarli a seconda del browser di riferimento. Forse, se non trovo, è che non c’è nulla, che non si avverte la necessità di cenni storici sull’origine di recenti e facilmente ovviabili seccature tecnologiche: i risultati della mia ricerca sembrerebbero autoevidenti. Il dubbio, frutto estemporaneo di un’insonnia che, come Molly Bloom, mi faceva pensare senza punteggiatura, è sopravvissuto fino a cristallizzarsi in pretesto per un post, che vorrebbe essere, le roboanti dichiarazioni d’intenti delle 5 A.M., il negativo dell’articolo che ho dedicato, un paio di settimane fa, alle chiavi di ricerca bizzarre: perché quelle oscure, talora farneticanti, formulazioni sono quasi sempre pezzi unici, opere artigianali ispirate da un estro indecifrabile e bizzarro, mentre i suggerimenti automatici sono evidentemente l’opposto, un prodotto in serie, l’adeguamento istantaneo a ricerche e domande che per il mero peso dei numeri sono diventate questioni di pubblico interesse. Spesso futili, potreste chiosare, ma frega sega, non di questo si sta dibattendo, non volevo dilungarmi in pippe stantie sul potere coercitivo della Massificazione. C’è effettivamente qualcosa di inquietante, una sfumatura spiacevolmente panoptica, nel magmatico adeguarsi del menù a tendina che cerca, lettera dopo lettera, di azzeccare dove andrai a parare, naturalmente per meglio soddisfare le tue necessità informative: ma a volerli leggere, anche i suggerimenti automatici hanno delle storie da raccontare. Accettando questo presupposto, anche il riduzionismo brutale secondo il quale da una o due lettere dell’alfabeto latino appaiono quattro suggerimenti quattro che non c’entrano un cazzo, ha una sua possibile, residuale, utilità. Ovviamente, quando devo cercare qualsiasi cosa non digito una lettera ogni cinque minuti, non analizzo compulsivamente il balenare delle ipotesi, ma spesso metabolizzo nel processo dati che altrimenti non sarebbero rientrati manco di striscio nel mio modesto raggio di investigazione iniziale. Spesso, questi dati supplementari non arrivano neppure a trasformarsi in ulteriori spunti di ricerca, ma se non altro la loro apparizione è un salutare monito sulla natura “decisamente troppo vasta, misteriosa e selvaggia”* dell’informazione ai tempi nostri. I suggerimenti possono essere un sentito dire, l’eco distorto di un telegiornale del primo canale che non guardo più, una specie di vox populi che tangenzialmente mi dà una pennellata infinitesimale di dati su quello che molti hanno cercato mentre io seguivo il filo dei miei ragionamenti. Se ne ho voglia, approfondisco, aggiungendo tempo ulteriore al già troppissimo che passo davanti allo schermo. E no, non ho intenzione di allegare esempi, perché appunto qui siamo agli antipodi delle chiavi di ricerca bislacche, e l’uso della prima persona è in certa misura puramente strumentale. Se state leggendo e volete verificare queste tesi, fate le vostre ricerche personali, su un qualunque argomento minimamente specialistico di cui vi freghi qualcosa: come si dice, quasi sempre a sproposito, la risposta è dentro di voi, e davvero, in questo caso, il computer è puro hardware, un’estensione dei vostri interessi, della vostra personalità. Perché tutti, senza spesso neanche farci caso, compiamo quotidianamente le nostre peculiari ricerche che, nel giro di una o due parole, riescono a eludere il pressing dei suggerimenti automatici. Non è un dono degli spiriti eletti vs. il solito popolaccio bue, è la dinamica stessa della ricerca di informazioni in internet e la multiformità degli argomenti investigabili che ci porta, secondo il caso, a premere docilmente invio davanti al suggerimento o a continuare imperterriti a digitare, alla ricerca di un terreno informativo (relativamente) meno battuto. Certo, appena al di sotto della superficie di Google palpita il cuore frenetico della bestia alla quale ho fatto riferimento poco sopra, l’informazione incoercibile, caotica, contraddittoria che permea, quasi inzuppa, le nostre vite aumentandone ulteriormente l’indecifrabilità, ma una volta constatato che qui e ora ci tocca vivere, possiamo cominciare a farcene una ragione anche a partire dai suggerimenti automatici. O disattivarli, buonanotte al secchio, e cominciare da un altro fronte, puta caso Twitter, che per esempio, oggi, 1 febbraio 2012, non ho ancora mezza idea di come funzioni (oh, ma giuro che mi ci metto presto). Altra caratteristica dei tempi, l’infinità dei percorsi. Non portano tutti a Roma, suppongo. Rassegniamoci ad avere una cultura più mosaicale che mai e proviamo a darle una forma individuale sensata. Commossi saluti a quel caro enciclopedismo di una volta (ma che volta?)

(mi contraddico parzialmente allegando un paio di pagine che ho trovato con le chiavi di ricerca “suggerimenti automatici” e “suggerimenti automatici Google”. Ma non le commento perché la mia argomentazione veniva a piaggia per altri porti. Comunque sono qui e qui)

*la frase virgolettata è una citazione di seconda mano di Paul Virilio che ho estrapolato da questo libricino di Zygmunt Baumann.

Read Full Post »