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Archive for giugno 2013

Pieni di ammirazione abbiamo appena finito di contemplare le anatre nello stagno del parco, quando un prurito dentro il respiro mi avvisa che ci risiamo. La luce estiva mi ha sempre suggerito starnuti, da che ne ho memoria. Riprendiamo la passeggiata, il camminare ci è lieve, con questo tepore che circonda senza assalire. Jacopo mi scruta con fare da grande empirista, issandosi in tutta la statura che i suoi cinque anni gli permettono e ipotizza con parole sue che se da quella distanza il sole mi fa starnutire così spesso, se non fosse solo quella pallina gialla nel cielo che lui sa disegnare benissimo, se fosse significativamente più vicino a noi, forse io avrei il raffreddore per tutto l’anno. Il piccolo non sa ancora chi è Icaro, allora gli spiego che se le cose stessero davvero così faremmo tutti la fine del gelato quando non si sbriga a mangiarlo. Immaginandoci come gelati, lui gusto fragola, e il suo amichetto Mamadou sicuramente al cioccolato, comincia a ridere, gli occhi che gli brillano, poi di colpo si ferma, perplesso, come se avesse confusamente intuito il grado di minaccia insito in un simile destino. E mentre alzo il naso verso il sole come un radar, scivolando spontaneamente da un’idea all’altra, finisco per chiedermi se nell’ora estrema, immediatamente prima di rivedere tutta la vita in poche battute come dicono che succede, la fine si lasci captare con un solletico nelle narici o altri segni d’avvertimento: al posto dello starnuto le luci che si spengono, e buonanotte ai suonatori. Ma non ci è dato sapere. Jacopo però ha già ricominciato a parlare delle anatre e io gli seguo docilmente il discorso: hai visto mamma anatra che beECCIÙ.

Oh, era ora. Torniamo a casa, Jacopo, sennò qua finisce che lo zio, un raffreddore, se lo prende sul serio.

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