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Archive for aprile 2014

Che poi alla fine mi sorge il dubbio che, dei numerosi fan degli Offlaga Disco Pax, relativamente pochi sapessero chi, nell’equilibrio sonoro del trio, facesse davvero cosa. Il sottoscritto compreso. Certo, Collini ci metteva la voce, il più delle volte pacatissima, e poi la faccia, invero assai facciosa. E fin qui, tutto facile: le narrazioni, spesso intessute di aforismi forse anche involontari, con la loro “ideologia a bassa intensità” e l’accento reggiano sempre spontaneamente esposto, in buona sostanza una manciata di cazzi propri in perenne dialogo con l’angoletto di mondo che gli fa da sfondo, si potevano ricondurre immediatamente al loro autore. Poi c’erano gli altri due: Carretti e Fontanelli, che facevano le musiche: Wikipedia dice che il primo si occupava delle chitarre e il secondo delle tastiere, del basso entrambi, io purtroppo li ho visti dal vivo solo una volta ai tempi del primo disco e ho ricordi sfuocati. Ma appunto, la natura stessa del progetto, con le musiche accuratamente disposte sotto e intorno agli spoken word, finiva per regalare a Collini una preponderanza, una sovraesposizione che pochissimo si sposa all’understatement del personaggio: lui parla e gli altri suonano. E però, quei background sonori, spesso frettolosamente etichettati come new wave, un bel modo di dire tutto e niente, anche se non potevano essere mandati a memoria dai fan con la stessa esattezza dei testi, e a dispetto della loro vocazione confessa di accompagnamento servivano a molto di più che a creare un’atmosfera, funzione per la quale sarebbero bastati un tavolino, alcune sedie e una bottiglia di brandy stravecchio. La padronanza di vari registri all’interno del cosmo composito delle musiche elettroniche (l’elettronica come musica folk di un mondo post ideologico in cui le Feste dell’Unità, o quel che ne resta, sono ancora sostanzialmente un prolungamento delle balere?), dall’elegantissima rivisitazione di stilemi synth pop, alle interferenze glitch, passando per pulsazioni di indole minimal, il gioco di intrecci e sovrapposizioni con figure chitarristiche la cui malinconica discrezione arriva dritta da certo post rock anni ’90, e infine la cura del dettaglio, evidente anche a un ascolto svogliato: tutto nei loro dischi dichiarava a chiare lettere che il progetto Offlaga Disco Pax era la somma di tre individualità notevoli e che la musica contribuiva alla forza emotiva del progetto in modo determinante.

Tutto questo per dire, e giustificare così il ripetuto uso dell’imperfetto, che Enrico Fontanelli, un terzo del gruppo e principale responsabile dell’impronta elettronica nelle loro composizioni, è venuto a mancare lo scorso venerdì a 37 anni in seguito a una breve malattia, e che è difficile immaginare un futuro per gli Offlaga, il cui delicatissimo equilibrio creativo, che aveva fruttato tre dischi straordinariamente vitali a dispetto dell’apparente autoreferenzialità delle fonti d’ispirazione, appare ora irreparabilmente incrinato. Qui trovate il comunicato con cui Collini e Carretti hanno reso nota la triste notizia. Quasi qualunque articolo reperibile sul web aggiungerà che Fontanelli era stato, tra l’altro, regista del bellissimo video di “Respinti all’uscio”, dal terzo disco degli Offlaga “Gioco di società”, e in tempi ancor più recenti, produttore del secondo album de I Cani, “Glamour”. La frase che fa da titolo al post l’ho estratta da uno dei moltissimi commenti apparsi su Youtube in calce ai video della band subito dopo la scomparsa, di cui ringrazio l’autrice: trovo che sia assolutamente in sintonia con l’immaginario dei nostri. Purtroppo non c’è altro da aggiungere.

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