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Archive for the ‘vaccate’ Category

C’è stato un tempo in cui WordPress mi elargiva a piene mani le assurde chiavi di ricerca di quanti capitavano su questo blog senza averne la minima intenzione: talmente tante che ne ricavai materiale sufficiente per scrivere non uno, non due, ma tre post nonostante un volume di visite che era e rimane quello che è, complice anche la periodica penuria di aggiornamenti di cui sono l’unico responsabile. Quei giorni felici terminarono quando Google decise inopinatamente di tagliare i rifornimenti, a me e a tutti gli appassionati cacciatori-raccoglitori di simili bagatelle. Da allora, per giorni e mesi e anni, ho ricevuto quasi esclusivamente unknown search terms,  e come tutte le persone di informatizzazione modesta e meramente passiva, ho pensato in un primo momento di avere fatto qualcosa di sbagliato; ero comunque abbastanza alfabetizzato da intuire che non avrei risolto il problema riavviando il sistema. Comunque, se cercate unknown search terms su Google, troverete principalmente blogger smaniosi di aggirare il blocco di Google. A quanto pare, infruttuosamente. In realtà, anche se a me era sempre sfuggita, WordPress offre ai suoi utenti un’apposita pagina di spiegoni, dalla quale vi estrapolo il paragrafo di maggior interesse:

“Some search engines don’t reveal search terms for privacy reasons. Google, for example, has been encrypting the vast majority of search terms since 2013.  That’s why we often can’t specify which search terms were used by visitors who arrived at your site from a search engine. When we don’t know the search terms, we show them as Unknown search terms.”

2013, dicono. Non a caso, l’ultimo post della serie lo pubblicai il 31 marzo di quell’anno, più di quattro anni fa. Ci avevo messo una pietra sopra, ma un paio di giorni fa ho casualmente scoperto, mentre bighellonavo ozioso tra le mie magre statistiche, che si tratta di un lasso di tempo sufficiente per garantire a un numero ragionevole di ricerche di sfuggire alle maglie dell’oblio predisposte da Google dall’alto della sua semionnipotenza; e che pertanto, anche se con molta meno accuratezza rispetto al passato, mi era ancora concesso fare luce sui moventi che portano gli internauti da queste parti. Ed è stato bello e dolce poter osservare da vicino, una volta di più, queste microparticelle di vera realtà isolate dal flusso inesausto dell’informazione. Per le premesse teoriche dell’operazione, rimando ai post precedenti. Alcune voci non fanno altro che rimbalzare da un post all’altro con le varianti del caso. A seguire e in ordine alfabetico, i risultati più notevoli di questa ultima e lunga infornata.

cagadubbi significato: noto con disappunto che la Treccani adotta la grafia cacadubbî, con tanto di circonflesso, senza però contemplare la variante con la lettera G, vilmente omessa anche nel verbo cacare.  La definizione, in compenso, è sintetica e estremamente precisa. Aggiungo che se si indicesse un qualche tipo di consulta popolare per determinare la parola più bella della lingua italiana, la mia scelta potrebbe anche ricadere su questo vocabolo straordinariamente icastico. Naturalmente con la G.

canzone mononota cagata pazzesca carmelo eelst coglione: risentimento a palate contro il simpatico complessino Elio e le Storie Tese che, mentre scrivo queste righe, ha annunciato da poco il suo prossimo scioglimento. Vedremo, a questo punto non so se crederci. Entrando nel merito, ribadisco: “Dannati forever”, presentata alla stessa edizione del Festival era molto, ma molto meglio della “Canzone mononota”. Dovendo indicare una vera cagata, voterei però “Vincere l’odio”, che è un pezzo ancor più freddo e autoreferenziale, oltretutto fallimentare negli intenti, stando agli insulti riportati qui sopra. Comunque il povero Vittorio Cosma, alias Carmelo, non merita tanto astio.

cazzi: ricerca tanto lapidaria quanto generica. Resta da determinare quante migliaia di pagine abbia consultato il nostro utente per arrivare a questo blog. Segnalo anche trenino di cazzi, un’altra chiave che per giungere al Divano deve avere percorso distanze vastissime. Ovviamente su rotaia.

cerco video di coppie che scopano in cucina: rispetto alla media delle chiavi di ricerca a sfondo pornografico che mi sono beccato negli anni, questa è piacevolmente innocente. Basta fare le pulizie con una certa frequenza.

chi é l’annunciatore di 29 settembre dell’equipe 84: bella domanda, vediamo un po’. Secondo questo sito si tratterebbe di Riccardo Palladini, “primo speaker del telegiornale della Rai”. Ma abbiamo altre due fonti (Repubblica e, hem, Dagospia) in cui Maurizio Vandelli dichiara che avrebbe voluto Palladini, ma che alla fine non se ne fece niente, e si accontentò di un altro. Che poi: nella seconda fonte il cognome di Palladini è mal riportato, con una sola L, mentre nella prima si adombra un conflitto per la paternità dell’idea (lo stesso Vandelli o Mogol?): decidetevi. Tornando al quesito, mi sento più propenso a credere alla versione del tentativo fallito, con ripiego su anonimo collega del Palladini.

cos’è un discharge in elettronica: deve essere stato deludente ritrovarsi su questo blog. Mi dispiace.

cuando bienen dos poliziotto a casa tua y te: non sapremo mai come finiva la ricerca, ma spero che non sia successo niente di grave. Per le chiavi di ricerca in itañol con tanto di errori di ortografia abbiamo anche divano a presio economico

dialogo della natura e di un irlanedese: rispolvero questa classicissima chiave che mi segue dagli esordi del blog in virtù della pregiata combo errore di nazionalità+errore d’ortografia.

divano non passa per porta: non riesco a scrollarmi di dosso il sospetto che ricerche come questa vengano effettuate sistematicamente dopo l’acquisto e mai prima.

è vero che i black sabbath e il ballo del qua qua: anche se non finisci la domanda, sì, in qualche modo è vero. Ne avevo parlato anche qui. Lieto di essere stato d’aiuto.

elisabetta gardini pompino pompini di elisabetta gardini: a mio parere si tratta dello stesso fan che cerca insistentemente di placare i propri bollori. Invano, perché l’unico risultato nominalmente pertinente è questo video di Youtube con un dibattito tra l’ex portavoce di Forza Italia e l’ineffabile, onnipresent,e Diego Fusaro. La fellatio tanto invocata compare in uno dei commenti, dove un utente invita la Gardini, assai poco garbatamente, a fare “pompini col culo”. Un prevedibile nulla di fatto, ma temo che il nostro utente non desisterà così facilmente.

“estinzione uno sfcelo” titolo originale: “Auslöschung. Ein Zerfall”. Me l’hanno cercato varie volte per via del titolo di uno dei miei primissimi post. Qualcuno ha anche cercato thomas bernhard estinzione. uno sfacelo sintesi,  chiave per la quale rimando ancora a Wikipedia avendo letto varie opere dell’austriaco ma non questa. E anche se non c’entra un tubo, mi piace ricordare quella volta, in realtà pochi mesi fa, in cui parlai per alcuni minuti della poetica di Bernhard con uno sconosciuto che leggeva un suo libro in metropolitana. È molto più frequente che mi imbatta in autori che aborro, purtroppo. Tipo Paulo Coelho.

evaporazione in cazzate umoristiche: e niente, è da 10 minuti che cerco di farmi venire in mente qualcosa di vagamente simpatico e pertinente, ma è stato tutto inutile. TEMPO SCADUTO!

frasi con udenza: se non registri l’ortografia, nessuna. Ma mi sento buono e allego questo link, che considera -udenza come desinenza. Scusate la leggera cacofonia.

fratelli ferro prezzo divano manchester: ho effettuato una rapida ricerca e mi sento di poter dire che il modello di divano che stai cercando è di una marca diversa.

godspeed you black emperor + dirty three concerto: pare che questa meravigliosa congiuntura astrale si sia verificata a Lubiana il 14 novembre 2012. Qui c’è un frammento dell’esibizione dei Godspeed. Beato chi è sopravvissuto a tanta letizia concentrata in un solo punto della superficie terrestre e ora può raccontarlo in giro.

il porto sepolto in leopardi: il vate di Recanati era talmente avanti che possiamo riscontrare nella sua opera l’influenza di una raccolta poetica uscita 79 anni dopo la sua morte.

invenzioni miniaturizzatori: sarebbe un grande passo per l’umanità. Ma potrebbe diventare piccolo di lì a pochissimo.

la grande enciclopedia dei cazzi: no, non si trova nulla di minimamente attinente. Digitando questa chiave di ricerca fino all’ultima parola esclusa, si ottengono però i seguenti suggerimenti di completamento: dinosaurifucili da cacciacoltellitarocchi fabbri editorifolletti. Può interessare qualcosa?

la musica che puacerebbe ai marziani: ovviando all’errore di battitura, questa chiave di ricerca vince il premio della critica 2017 per manifesta superiorità. Di musica nello spazio, effettivamente, ne abbiamo mandata, ma non è dato di sapere se qualcuno l’ha ascoltata, un po’ come quando gli artisti di belle speranze mandavano i loro demo alle case discografiche, in tempi in cui i dischi si vendevano. E comunque, tra i materiali selezionati non c’erano i Voivod.

lassativo maicol: per mia fortuna, è un mondo che non ho mai frequentato. Ricordo il Laevolac, fedele compagno d’avventure della mia povera nonna, il Guttalax è di dominio pubblico, ma no, maicol non mi dice niente. Comunque, le alternative non mancano.

mamme bone / “mamme bone” / racconti di mamme bone / mamme bone al mare / mamme troppe bone: ecco qui un manipolo di autarchici per ignoranza o scelta premeditata che glissano su uno dei termini più pervasivi della nostra epoca: MILF. Nell’ultima chiave risulta fatale l’incertezza tra avverbio e aggettivo.

morose rompiballese lei è troppo rompiballe: sì, è bene informarsi, ponderare, valutare, prima di decidersi a riprendere l’aspro cammino della solitudo.

napalm secolo utilizzo: così a intuito, nessuno compreso tra l’inizio della vita sulla terra e il diciannovesimo.

nonsense con il titolo sopra il divano: il primo risultato è una pagina di Yahoo Answers dove un poveretto chiede aiuto per comporre una poesia con rime baciate. Il verso libero serve anche a evitare problemi di questo tipo.

pano chitas muer madura: per capirci qualcosa, bisogna fare un minimo di restauro. La grafia corretta dovrebbe essere panochitas mujer madura, cioè fichette (lo scrivo con la C, sennò mi si offende la Treccani) di donne maturePanocha nel significato di “organo sessuale femminile” è voce prevalentemente latinoamericana. Ciò che mi sorprende è scoprire che la stessa parola, in Spagna indicherebbe invece gli attributi maschili. Non si finisce mai di imparare, per davvero.

parola da scartare tra francese romeno finnico sardo e: e? Scusa, non hai finito la domanda. Comunque, dai, questa è facile. La scrivo qui o la lascio per eventuali commentatori desiderosi di cimentarsi con il quesito? Intanto che non rispondo, ne approfitto per ricordare che, anche se i casi della vita sono imprevedibili, e quindi incalcolabili, quelli del finlandese sono comunque 15.

parrucchiera sadismo: “perché dicevi di aver capito che taglio volevo, quando poi hai fatto totalmente di testa tua?”

piantina dell’oltretomba pagano: occhio, perché se ti presenti in un qualunque aldilà con la cartina, la gente del posto capirà subito che sei morto da poco. E i pivellini dell’eternità tendono a trattarli con un po’ di sufficienza e fastidio.

più piazze circolari unite insieme: la vedo male in caso siano concentriche.

poltrone e sofa ha rotto le palle: riporto questo accorato sfogo, del quale però mi sfugge la ragione profonda. Forse una campagna pubblicitaria troppo insistente? Chi è in ascolto dall’Italia è in grado di avanzare ipotesi?

porno zoo con donna italiana che fa le rispettive porcata: se “rispettivo” significa “che si riferisce a ciascuno, o è proprio di ciascuno degli elementi di un gruppo o di una serie”, come ci suggerisce la sempre vigile Treccani, anche al netto dell’errore di concordanza, cosa voleva intendere il nostro utente? Che nello stesso porno c’erano anche donne di altre nazionalità? Oppure (glom) quel “rispettive” allude alle varie specie di animali presenti in uno zoo? Sono sinceramente atterrito.

posizione per menarsela: mi sento di poter affermare che esiste una certa libertà di coscienza in materia, ma sconsiglierei di provare a infrangere le leggi della gravità.

racconti solletico ladri in casa: ma come? Dopo aver legato i padroni di casa? Col rischio che si divincolino?

riviste per adulti in pdf: digitalizzazione del patrimonio culturale.

romina power date e località tour 2013: vuoi dire che la carriera solista di Romina è durata così a lungo? A chi invece mi chiede cosa fa oggi romina power rispondo di non avere accesso alla sua agenda personale.

ronnie james dio articoli anni 80: una chiave cercata addirittura due volte, probabilmente dalla stessa persona, il tipico fan che non si arrende di fronte ai primi risultati deludenti. Carissimo, mi dispiace davvero non averti potuto aiutare.

sbloccare lo sfondo da terminale ubuntu: potresti… provare… a riavviare il sistema. No? Niente?

sedere irritato carta: ai tempi dell’indimenticabile slogan 10 piani di morbidezza ero solo un bambinetto. Mi riempie di pena constatare che dopo tanti anni l’umanità stia ancora lottando con un problema che sembrava in via di risoluzione.

senza quelle forme di risposte evasive: forme mi sa tanto di spagnlismo per “tipi”, ma continuo a non capire cosa stessero cercando.

statua plaza catalunya a francesco marcia: si sta chiaramente parlando del monumento (anche perché di figurativo non ha nulla) a Francesc Macià, indipendentista catalano e presidente della Generalitat nei primi anni ’30 del secolo scorso. Con il nome che vedete qui sopra ho trovato solo un arresto per usura a Cagliari nel 2015. E sospetto che la responsabilità dell’errore, per una volta si possa attribuire al correttore automatico.

storielle simpatiche per tirare su di morale: non saprei. Ma mi sento di escludere l’opera omnia di Thomas Bernhard.

sulla ramblas vendono maglie barcellona tarocche: quante ne vuoi, amico mio, quante ne vuoi. Se non fai attenzione, potresti arrivare a sputtanarti tutto il budget della vacanza.

translatequesta si che è musica: now that’s music! E in regalo anche se fa molto American English, uno splendido yeah, man! per una piccola dose di enfasi supplementare.

una rotonda sul mare programma quando lo fanno: caro internauta, mi hai forse scambiato per la guida TV? Ma lo sai che qui a casa non ho neanche la tele?

urbanistica mappa delle strategie: pianificare mappe per pianificare mappe per progettare interventi. Se ho capito bene.

youporn t**** che si fanno penetrare 80 centimetri di c****: tutto pudico, tutto un asterisco e nemmeno un po’ di vergogna mentre scrivi 80?

 

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La zona grigia che segue immediatamente il risveglio è l’unico momento (ok, a rigor di logica avrei dovuto scrivere luogo, ma la logica in questo post non avrà diritto di cittadinanza e poi siamo tutti a mollo nello spaziotempo, nel caro vecchio continuum, quindi glissiamo) in cui possiamo nutrire la speranza di trattenere i sogni esattamente come giureremmo di averli sognati. Poi però ci addentriamo nel risveglio, che altro non è che un quotidiano ritorno alla prospettiva spaziale dentro la quale facciamo le cose, e finisce che il sogno evapora, che forse ce lo ricordiamo ancora, ma che nelle parole suona inetto e piatto, anche se magari ne conserviamo vagamente il bandolo. Ebbene, da pochissimo ho scoperto empiricamente che questa labile facoltà mnemonica può valere non solo per il sogno fresco di nottata, ma anche per quelli d’archivio perché, in quel territorio cedevole, tra sogno e ricordo non passa troppa differenza.

La scoperta la devo allo smartphone, porco cazzo, perché da quando ne ho preso uno coi punti fedeltà accumulati a forza di fatture mensili, mi capita spesso di controllare la corrispondenza ancora spalmato sul letto, nel buio della stanza spenta, senza gli occhiali, e quindi in completa balia della miopia. E mentre cerco un ragionevole compromesso tra distanza di lettura -ho un’autonomia di 5-10 cm- e luminosità sparaflesciante dello schermo, comincio la giornata senza obbligarmi a uscire dalla zona grigia. Spesso dimentico il contenuto di una mail, o addirittura di averla letta, come se di cose sognate si trattasse. Ma in quei momenti, ripeto, ancora non ho recuperato lo spazio reale. Ed ecco quindi che sabato scorso mi sono trovato nella posta di Facebook questo link e l’ho seguito ancora mezzo dormiente.

(a questo punto dovreste avere cliccato tutti quanti. Su, che devo proseguire)

E mentre guardavo questa cosa meravigliosa vedendo pochissimo, per ineffabili sentieri, ho ritrovato perfettamente un sogno vecchio di mezza vita, che a parole avevo raccontato troppe volte senza mai poterle oltrepassare, le parole. E al cospetto di sì vivida epifania, in hoc signo vinces!, l’arcangelo mi ha ordinato di cavarne fuori un post, immediatamente! L’intensità pittorica di quelle sensazioni era sconvolgente.

Nel frattempo, sono passati tre giorni. L’arcangelo non mi è più apparso, ma probabilmente al prossimo giro lo farà solo per elargirmi un cazziatone superno, ammesso e non concesso che ne sia degno, e nella carovana dei giorni si è persa di nuovo la possibilità di superare le parole. Rieccomi quindi a raccontare il sogno senza poterne restituire il mistero, ma questa volta per iscritto.

In realtà c’entrano solo i Black Sabbath, Romina Power non ricordo di averla mai sognata, anche se il rappato di “Cara terra mia” è fatto sicuramente della stessa sostanza degli incubi. Ma ecco, era paro paro un matrimonio impuro tra i quattro di Birmingham e la galassia del nazionalpopolare nostro, come il video che avete appena visto. E, nella mia testa, è successo realmente. Mi rendo conto mentre scrivo che questa insistenza è parente stretta dell’assillo che tormentava le voci narranti dei racconti di Lovecraft, impegnate nell’elusiva descrizione di orrori ineffabili. Era l’aprile del ’96 e a ridosso dei sedici anni l’amore per la musica si stava facendo feroce. Il mio punto di partenza fu l’hard’n’heavy. Internet non ce l’avevo ancora e mi documentavo in cartaceo, riviste e libri sulla storia del genere, per capire quali dischi fosse urgentissimo reperire. E nel sogno questo spunto del vissuto si ripete. Stavo leggendo un libro di questo tipo, il capitolo sui Black Sabbath, che già conoscevo bene. Il gruppo si forma nel 1968. Un quartetto. Ozzy Osbourne alla voce, Tony Iommi alla chitarra, Geezer Butler al basso, Bill Ward alla batteria. Sì. Questa formazione incide dischi per tutti gli anni ’70, forgiando un nuovo linguaggio sonoro, pesante e oppressivo. Heavy Metal. Doom. Sì. Nel 1980 Ozzy Osbourne lascia il gruppo per inseguire una carriera solista. Ok, sarebbe 1979 e Wikipedia dice che Ozzy fu licenziato da Iommi, ma più o meno ci siamo. Entra Ronnie James Dio, ex Rainbow, e nel 1980 (diamogli tempo di scrivere le canzoni, per Giove) esce “Heaven and Hell”. No. No. Qui il sogno svicola, e nel gruppo entra, e io già ne ero al corrente, perché in quella realtà alternativa la cosa era evidentemente storia,

Lino Banfi.

La proiezione onirica si fa multimediale, forse il libro galeotto aveva una videocassetta allegata, e mi ritrovo a guardare immagini d’archivio, in tutto uguali ai pochi scampoli di video d’epoca sui quali avevo potuto mettere gli occhi allora, ma con

Lino Banfi alla voce,

con lunghi capelli lisci e corvini, inaspettatamente credibilissimi, e uno stile vocale vicinissimo a quello dell’illustre predecessore.  La corporatura era quella tozza dei classici film anni ’80, impietosamente fasciata nell’uniforme d’ordinanza da rocker fattone settantiano, pantalone scampanato, gilettino di pelle su camicia fantasiosamente decorata.Non ricordo che pezzo stessero suonando, vorrei con tutto il cuore che si trattasse di “War pigs , come per il ballo del qua qua. Accetterei in seconda battuta “Electric funeral” o “Iron man”, ma purtroppo non riesco a mettere a fuoco. Percepisco che si tratta di una visione ridicola, ho sulle labbra un sorrisetto sarcastico, ma la performance è cazzutissima e mi ritrovo ad ammettere compiaciuto, a voce alta: “Ah, però, allora Banfi non ha fatto solo quei film del cazzo”. Le mie visioni oniriche non erano ancora giunte all’odierna rivalutazione del filone del pecoreccio all’italiana. Su questa considerazione, per quanto mi è dato di rimembrare, il sogno si interrompe.

Al risveglio scoppiai a ridere. Nel percorso tra la stazione e il liceo,  subito consapevole della prestazione maiusciola del mio inconscio, raccontai il sogno a un’amica. A partire da quel giorno, era pronto per essere snocciolato sotto forma di gustoso aneddoto ogni qual volta si citasse nella conversazione una delle parti in causa. Sono disposto a credere che una buona fetta dei miei interlocutori tenda a credere che di storiella inventata si tratti, e probabilmente succederà anche questa volta che sto, per così dire, dettando testamento. No, no, il sogno è stato. Ma appunto, nelle ripetizioni, nell’affabulazione si è fatto parola, ha smesso di essere un assurdo squarcio del subcosciente ed è diventato una storia. E mi rendo conto che a questo punto, che sia vera, per quanto lo ripeta, è un fatto accessorio. Vedere i Black Sabbath alle prese col ballo de qua qua mentre ancora mi trovavo nella presa del sonno mi ha restituito quel vecchio sogno che ormai era solo una sequenza di vocaboli, ho potuto visualizzare nuovamente quelle immagini nella loro corretta prospettiva spaziale. Perché, e qui mi ricollego all’inizio del post, lo spazio nelle manifestazioni oniriche è diverso, diverse le distanze, obliquo il punto di vista, anche quando il realismo sembra elevatissimo. E adesso, tre giorni dopo, con quella seconda visione ormai irrimediabilmente appannata, sono qui a cercare di aggirare quella barriera mentre vi parlo di una cazzata, o di più di una cazzata. Ho perso il conto.

Prima di sigillare questa peregrinazione nell’intangibile reame di Morfeo mi restano un paio di considerazioni da fare:

1) all’epoca del suo ingresso nei Black Sabbath solo all’interno dei miei sogni, Lino Banfi avrebbe avuto già quarantaquattro anni

(ok, d’accordo: in fila per sei col resto di due),

sei più di Ronnie James Dio e dodici più di Ozzy Osbourne, e aveva pubblicato alcuni 45 giri (per esempio, questo). Sarebbe bellissimo partire dal realismo brutale di questa considerazione per lanciarsi a testa bassa in una narrazione complessa, orgogliosamente fittizia, puntigliosamente dettagliata delle circostanze che avrebbero potuto portare alla situazione del mio miraggio notturno e poi allargare di nuovo le maglie del racconto fino a elaborarne uno scioglimento naturale. Bellissimo, sarebbe. Ma vi dico subito che se negli anni che mi restano (una cinquantina?) dovessi scrivere un solo romanzo e uno solo

NON sarebbe questo.

2) seguendo queste premesse, potremmo anche aprire un infruttuoso dibattito sull’interpretazione dei sogni. No, Freud non l’ho letto, neanche nell’edizione 100 pagine 1000 lire, ma ricordo a questo proposito che in un giorno lontano, mentre lavoravo in una piccola biblioteca comunale della bassa Romagna, venne una ragazzina sui sedici anni a chiedermi con sicurezza “L’interpretazione dei sogni”. Sicuro pure io, andai a scaffale e recuperai Sigmund Freud nella già citata edizione economica, con in copertina quello che doveva essere un De Chirico. L’utente sfogliò il libretto, poi, delusa, mi fece presente che lei voleva qualcosa tipo un dizionario, uno o più significati simbolici per elemento sognato e poche pippe, poca psiche. Tipo, cosa vuol dire se sogno un gatto, questo mi disse. Anni dopo, già in Spagna, recuperai gratuitamente nella biblioteca in cui lavoravo allora un libro come lo avrebbe voluto la mia giovane lettrice di allora, lo cito anche in un vecchio post, e constatai di persona, come già sospettavo,  che un’opera concepita in quei termini non poteva essere altro che una cagata pazzesca. Ora: anche se indubbiamente una parte dei nostro sogni è proiezione limpida e quasi letterale delle nostre aspirazioni, pulsioni e paure, è davvero pensabile impastoiarli a colpi di definizioni? E soprattutto è auspicabile? Sono già oltre le legittime curiosità da sedicenne di quella sedicenne o l’interpretazione dei sogni come da tradizione folklorica che, nelle parole delle due nonne, mi ha accompagnato per tutta l’infanzia. Mi chiedo più in generale se, una volta decifrato ciò che può essere utile a capire noi stessi, abbiamo una reale urgenza di sbarazzarci della forza mitopoietica del nostro mondo onirico, che a volte, in assenza di messaggi in codice, si diverte semplicemente a raccontarci storie che con ogni probabilità, da svegli, guidati dal pensiero associativo, non saremmo mai stati in grado di forgiare e che semplicemente non sono spiegabili perché sprovviste di senso nel senso spicciolo del quotidiano. Questo mi preme: al netto degli incubi, qualcuno di voi rinuncerebbe davvero a questa ineffabile e imponderabile libertà assoluta in cambio di spiegazioni?

Nel corso degli anni, e questa sarebbe l’improvvisa conclusione, il mio gusto musicale ha poi conosciuto evoluzioni bizzarre, che non è qui il caso di riassumere. Parte di tutto ciò si riflette nelle recensioni che di tanto in tanto pubblico su queste colonne. Ma i Black Sabbath sparirono presto dall’orizzonte della musica ascoltata, restando confinati insieme ai Deep Purple, ai Led Zeppelin e agli Uriah Heep, il grande quadrilatero dell’hard rock britannico, al ruolo di onorati protagonisti della mia cosmogonia musicale. Rovistando nel mio archivio di mp3, trovo solo “Paranoid”, riscaricato in tempi recenti per una breve fiammata di nostalgia, e posso constatare come negli ultimi dieci anni abbia ascoltato molto di più (in ordine alfabetico) Black Dice, Black Eyes, Black Flag o Black Pus (per tacere dei Godspeed You! Black Emperor) di quanto non abbia fatto con i poveri Black Sabbath, che pure mi insegnarono alle medie che potevamo emanciparci dagli 883, se solo lo volevamo. “Heaven and Hell”, che ai tempi del sogno non avevo ascoltato, l’ho recuperato distrattamente solo molti anni dopo su Youtube, e neanche per intero. I Black Sabbath me li sono portati nell’età adulta solo come oggetto di una valutazione critica che ne riconosce decisamente l’importanza fondativa nel panorama bla bla bla. Se ripenso ai Black Sabbath a occhi chiusi come da stereotipo, rivedo solo il piccolo mondo antico del caso, verifiche di matematica temutissime, pile di fumetti, mia sorella microscopica e buffissima, la bicicletta come mezzo di trasporto unico, le giornate di primavera, gli ormoni a tamburo battente e sì, sì, quegli splendidi dischi in vinile appartenenti al padre del mio vicino. Ozzy Osbourne e Tony Iommi sono rimasti intrappolati in quella Romagna che ho mandato a memoria come storia della mia vita, e nemmeno lo sospettano.

(se qualcuno volesse suggerirmi dei numeri da giocare al lotto basati su questo sogno, mi piacerebbe tentare la sorte. Sarebbe forse un unicum, ma denso di significati)

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Questo è ormai il terzo post che dedico alle chiavi di ricerca bizzarre: avrei voluto pubblicarlo a gennaio, inaugurarci l’anno a mo’ d’inventario e ripartire di slancio, ma in quel momento il materiale latitava, e ho dovuto rinviarlo a data da destinarsi. In questo primo stralcio di 2013, inopinatamente, l’entropia internettiana ha ricominciato improvvisamente a fare il mio gioco, e il retrobottega del blog si è riempito di primizie, che vado pazientemente a squadernarvi qui sotto a mo’ di raffica di incongrue sorpresine pasquali. Sui presupposti teorici dell’operazione non ho nulla da aggiungere, almeno fino a quando non mi deciderò a mettere in pratica l’antico proposito di studiare rudimenti di SEO, ragion per cui vi rimando ai due post precedenti (uno e due) e mi limito a confermare le tendenze già abbondantemente confermate in passato: i visitatori casuali su queste pagine cercano soprattutto divanimarziani pornazzi di ogni genere e forma, e spesso la terza categoria si incrocia con la prima e la seconda generando ibridi raccapriccianti. D’altro canto, la preponderanza assoluta della pornografia su internet fa sì che l’infoiato di turno possa capitare su potenzialmente qualunque sito a partire da qualunque criterio di ricerca, e mi rendo conto che quest’ultima affermazione funzionerebbe egregiamente come corollario informatico della Legge di Murphy. Prima di lasciarvi alla lettura vorrei ricordare che nel corso dell’ultimo anno e rotti (le statistiche di WordPress cominciano il 25 febbraio 2012)  ho ricevuto una visita da ciascuno dei seguenti paesi: Gabon, Iraq, Pakistan, Siria e Sri Lanka, e addirittura tre visite dal Mali e non riesco francamente a capacitarmene. Sono propenso a attribuire le ventuno visite dall’Indonesia alle recensioni musicali (anche se poi c’è di mezzo una barriera linguistica bella spessa), ma per i casi isolati che ho appena elencato non riesco a formulare ipotesi anche solo lontanamente decenti e a volte resto immobile a scrutare la pagina di statistiche come in attesa che dallo schermo fermentino spontaneamente le risposte ai miei affannosi quesiti. Non succede mai, però in compenso mi bruciano gli occhi smodatamente. Ma piantiamola qui. I risultati sono come sempre in ordine alfabetico: lo spazio dei commenti è a disposizione per rettifiche e segnalazioni.

1° io non ci vado per la festa del patrono: quando una faida locale finisce per generare precetti di vita.

5 frasi con neologismi earche: io ho trovato solo un sito di e-commerce. Costruirci cinque frasi non fotocopiate mi sembra compito ingrato.

a huevo significato: tipica espressione dello slang messicano sostanzialmente traducibile, a seconda del contesto, in due modi sostanzialmente antitetici: 1) “alla grande” 2) “per forza”, “obbligatoriamente”.

accompagnatrice chi l’ha gia fattoma a te quale lato della barricata interessa?

accompagnatrici rende: sicuramente il nostro internauta cercava escort nel comune della provincia cosentina, ma mi piace credere che in realtà si stesse chiedendo se si tratta di un’attività redditizia.

al filo de la irrealidad e una canzòone di albano? interrogativo angosciante come pochi. Secondo Youtube si tratta di un pezzo di Bustamante e a parte i virtuosismi passionali ogni due per tre mi sembra abbastanza lontano dallo stile del Carrisi.

alla fine della vita di un divano: uno squarcio di poesia come quelli dai quali spuntano le molle sfondate.

arriva arriva non ti preocupare acapella: il pezzo originale è questo e mentre lo scrivo sto ascoltando i Legendary Pink Dots, quindi lo segnalo puramente per spirito di servizio. Versioni a cappella su Youtube non se ne trovano.

asi que la nomina no la tendrè: in spagnolo significa grossomodo “quindi non avrò lo stipendio” e se date un’occhiata al tasso di disoccupazione spagnolo capirete quanto questa frase suoni drammaticamente reale. Sì, sì lo so, stiamo tutti con le pezze al culo.

assicurazioni auto furto incendio manca 1 chiave: se è la chiave della macchina e te l’hanno sottratta di nascosto per poi darle fuoco, ti consiglio di cambiare immediatamente compagnia.

bagnacavallo almanacco telefonico: dicitura desueta e affascinante che potrei attribuire a un qualche attempato compaesano alla vana ricerca del sito delle Pagine Bianche.

belen che fa i pompini: video noioso, immagini sfuocate, se proprio vuoi il mio parere. Deludente.

busta di piscio: non usarla se devi spedire una lettera di fuoco. Sarebbe un modo inglorioso di spegnerne l’ardore.

calcolo se mi metterò: per un risultato più accurato, mi permetto di raccomandare di non scartare la variabile dove.

cazzo viene nei capelli divano: frase che è un eccellente materiale grezzo per il simpatico giuoco della punteggiatura: rileggerla aggiungendo virgole a piacere e punti di domanda offre alcuni momenti di piacevole allegria anche se, per il divertimento di tutta la famiglia consiglio enunciati più innocenti.

come erano pettinati i beatles: e lei ti risponderà che c’è un discrimine fondamentale tra le acconciature 1962-1966 e quelle 1967-1970, che aldilà delle questioni tricologiche riguarda anche la musica composta dal quartetto. Io sono totalmente per il secondo periodo.

come foderare un divano di due poster: le velleità di bricolage degli internauti non hanno confini. Sulla stessa falsariga troviamo chi il divano lo vuole foderare con carta a fumetti. Non contate sulla mia collezione.

come si chiamava quel gioco che sparavi ai marziani? Space Invaders. Toh, fatti una partita.

come uccidere un marziano: esistono in commercio vari testi che con un po’ di buona volontà potrebbero essere considerati manuali basici. Uno dei più antichi s’intitola “La guerra dei mondi” e ne hanno anche tratto alcuni video didattici.

completamenti tabelle settimana enigmistica: questa potete spiegarmela? Me l’hanno cercata un paio di volte, con varianti.

“cotto e magnato” significato: potrebbe trattarsi di uno straniero studente d’italiano che cerca di addentrarsi coraggiosamente nella selva impervia del nostro linguaggio parlato. In tal caso, complimenti. Se si tratta di un italiano, va detto che non brilla per intuito, se mi passate l’eufemismo estremissimo.

crepet: il famoso psichiatra baffuto o no a seconda del momento era già apparso nel precedente post dedicato alle chiavi di ricerca, e la cosa autenticamente meravigliosa è che l’utente del caso era arrivato su queste pagine senza che ne avessi mai fatto menzione esplicita. Ovviamente, a partire da quel momento si è creato un precedente, anche se mi piacerebbe sapere quante pagine di ricerca bisogna sciropparsi per arrivare qui inserendo su Google solo il cognome. No, non vi sto esortando a controllare per me, si fa per dire.

danni ambientali con photoshopno, quelli non si possono ritoccare, mannaggia a te.

denunce buttafuori apolo barcellona: io un buttafuori dell’Apolo lo conosco, un signore molto simpatico e pacioso, abbastanza lontano dallo stereotipo della professione. Se hai premura, posso provare a chiedere qualcosa con molta discrezione.

di quale complesso faceva parte maurizio vandelli: Equipe 84. Spero di esserti stato utile. Dopo il post sul 29 settembre sono arrivati su questi lidi molti internauti sulle tracce del modenese. Mi fa piacere, visto che nell’ambito del bitt nostrano ho sempre avuto un debole proprio per l’Equipe. Segnalo anche la condivisibile ancorché bizzarra chiave di ricerca chi meglio di( maurizio vandelli)per lo speciale su battisti.

dialogo della natura e di un islandese commento: rispolvero questo golden classic, che probabilmente andrà avanti all’infinito.  Infinito, capite? Sto cercando di captare ulteriore traffico da studenti fancazzisti con tecniche sottilissime. O piantare questa ginestra o saltare dalla finestra.

dico sto casino che cosa e’: benvenuto su Divano Marziano. Scusa, non ho avuto il tempo di riordinare le parole. Ma siamo appena alla D.

disegni bambini presa della bastiglia: ovviamente, se inserite questa chiave di ricerca su Google Images non ne troverete neanche uno.

divani marziani: questo cercava me, ma a quanto pare vede (almeno) doppio.

e un brano maestroso: ma che musica, che musica… No, non ce la posso fare.

è vero che chi cerca trova la ragazza? Vediamo, con una risposta sincera potrei danneggiare irrimediabilmente una psiche fragile. Diplomazia, diplomazia. Beh, sì.

film porno oracolo di delfi: un ossimoro. Cosa c’è di meno criptico di un film porno?

foto di teste quadrate buffe: e qui mi chiedo: ma come cazzo sei riuscito a finire in un blog senza immagini?

foto relative dei marziani: se l’uso delle preposizioni può essere così relativo, perché non possono esserlo anche un paio di foto sfuocate di extraterrestri?

furto in casa non è venuta la polizia scientifica: prima ti derubano e poi ti negano la possibilità di dare un taglio cinematografico alle tue disgrazie. Che vitaccia.

grindcore senso: ho sempre pensato che meno ne ha, meglio è. L’essenza del genere sta tutta nella sua insensatezza. O mi stai dicendo che ti fa senso?

gruppi italiani che spaccano: yeah, la scena italiana ne è piena. Spettacolare chiave di ricerca per uno dei pochissimi ambiti della vita umana che mi accende di autentico orgoglio patrio.

ho toccato il psuo pene: e pcom’era? Pgrosso?

il tras sparato in italia: tra probabili errori di battitura e verbi usati transitivamente un po’ a cazzo, si delinea una storia torbidissima.

io qui ignara: parrebbe Shakespeare, Romeo e Giulietta. Non avevo colto la citazione. Ne approfitto per lanciare altre esche e intanto leggo e imparo.

ironia ha rotto: e siamo appena alla I. Mi dispiace un sacco.

la denuncia deve riportare la vera dinamica dei fatti? Fa’ come ti pare, ma ricorda che le bugie hanno le gambe corte. Non ci metto niente a rovinarti col mio pool d’avvocati.

manuela arcuri che fa un pompino: ah, no, questo non l’ho visto. Poi se lo trovi mi dici com’è, ok?

mi fa sempre freddo nelle ossa: l’autodiagnosi tramite Google, un passo significativo per il peggioramento della qualità di vita (quella che resta, naturalmente) di tutti gli ipocondriaci del mondo.

morbidezza in musica: true Perlana sound.

n, me estoy llendo a la escuela , porque al final hoy tengo: joder, ve rápido, a ver si todavía pueden hacer algo para tu ortografía…

non avevamo il cellulare: e alla fine si viveva bene lo stesso, eh? Però è anche utile, ricordo quando nel ’74 andammo a fare quella gita in Liguria ognuno con la sua macchina, e a un certo punto in autostrada perdemmo di vista la 126 di Mario e sua moglie, che poi ci telefonarono all’albergo dove avevamo prenotato, che senza accorgersene erano arrivati alla frontiera con la Francia. Se avessimo avuto il telefonino… Bei tempi, comunque.

non so neanche io che cosa stò cercando: di fronte alla tua incertezza diffusa, ti consiglierei di cercare le regole d’accentuazione della lingua italiana, intanto che ti schiarisci le idee.

numero di polizia edere: chiave di ricerca forse viziata da un errore di battitura che mi dà buon gioco per abbozzare cazzate senza costrutto tipo “corpo paramilitare del Partito Radicale” o l’ipotetico slogan pubblicitario “attaccati ai criminali 24 ore su 24”.

oltretomba agenzia funebre: unisciti anche tu al mondo dei più!

piede amarazzato si po dire piede violo: se parli troppo tecnico non ti capisco.

piazze più famose alla terra: è una specie di dativo etico, no? Che cazzo devono fare queste povere preposizioni perché smettiate di straziarle impunemente?

piu’ ci pensi e piu’ non arriva: prenditi un lassativo, un buon libro e perditi nei dettagli della trama finché non arriva l’ora X. Buona fortuna.

poltrone dorate: ennò, il valore fondamentale per una poltrona è la comodità, non m’interessa sapere quanto costa all’oncia.

porno dormendo: è cosa abbastanza ancestrale, si chiama sogno erotico.

proporzioni esterne aerei: quando volo con Ryanair tendono a preoccuparmi di più quelle interne. Come saprete infatti, per i passeggeri sopra il metro e cinquanta d’altezza è proibitivo portare le gambe in cabina come bagaglio a mano.

riprendere una cosa inanimata: due ipotesi: 1) lavora molto di inquadrature, non credo che comincerà improvvisamente a ballare l’hully gully. 2) Perché non parli? (cit.)

rock demenziale playlist: un post sui migliori dischi italiani di rock demenziale, in effetti, ci starebbe bene. Mi prendo tempo per soppesare questo involontario suggerimento.

scusa se non fermo qui ma vivo a modo mio e vivo d’emozioni son così: nel caso non l’abbiate riconosciuta (io non la conoscevo e non ne sentivo ferocemente la mancanza), non vi svelerò il titolo per invitarvi a riflettere su una di quelle pratiche che con internet si sono improvvisamente diffuse tra gli esseri umani: introdurre in un motore di ricerca un brandello di testo di una canzone che hai sentito in giro e di cui non sai il titolo e sperare fortissimo di averci azzeccato. Certo, esistono anche applicazioni che riconoscono direttamente le canzoni con un buon margine d’approssimazione, ma sono troppo pigro e stupidamente romantico per abbandonare questa croce e delizia della vita del music fan (e poi quelle applicazioni di merda azzeccano solo una percentuale minima della musica che ascolto).

spiritosaggini in sardo: un interessante spaccato di umore etnico, anche se probabilmente chi usa una parola come “spiritosaggini” ha un senso dell’umorismo troppo anemico o inamidato per poter ridere di pancia. A questa chiave va comunque il premio della critica 2013.

tifosi espanyol sono in minoranza a barcellona: verissimo, la sproporzione numerica è schiacciante. Se durante un derby senti per strada un urlo isolato, tra il disumano e il liberatorio, lunghissimo e viscerale,  vuol dire che ha pareggiato l’Espanyol. True story. Con i gol del Barça, di solito, partono i fuochi d’artiglieria, specie durante le partite di Champions.

trucchi per vedere se aprono un cassetto: chiave di ricerca che tradisce evidenti velleità spionistiche.

tutti i film porno di rosy: resta aperta la pista di una non meglio identificata casalinga porca porca porca, perché così a mente fredda l’unica Rosy che mi viene in mente è stata insultata da Berlusconi proprio per non avere il physique du role del mestiere, contrariamente alla Minetti, che a quanto pare sta seriamente valutando una carriera nel settore: le auguriamo di trovare la sua autentica vocazione. Già che ci sono, faccio pubblicamente ammenda per una battuta sciocchina che piazzai tra il lusco e il brusco in uno dei miei primi post proprio a riguardo della Rosy di cui sopra, che anche solo per la risposta a Berlusconi ha ampiamente dimostrato di possedere una considerevole dignità. Sorry.

un pompino marziano: più sopra si parlava di sterminarli. Vedo che tu preferisci farci l’amore, grossomodo.

venditore porta a porta treccani: volevo scrivere qualcosa tipo “ormai saranno rimasti quattrogatti”. Coraggiosamente mi autodenuncio e abbandono i propositi di formulare meglio la battuta, perché avrebbe fatto schifo comunque.

video musicale uomo che piscia in un tubo dal divano: probabilmente hanno inventato il concetto di heavy rotation per questo video. Sono benvenute segnalazioni.

vivailparroco: colgo l’occasione per ricordare la storica tagline del blog, che ho sostituito circa sei mesi fa: riflessioni erratiche e prevalentemente errate. Parole alla vivailparroco. Inezie. Un blog, insomma. L’unico piccolo dispiacere legato al cambio è appunto la rimozione di quel “vivailparroco”. Tutto attaccato. Mi sta venendo voglia di reinserirlo.

http://www.storicoporno.it: “La pagina web non è disponibile. La pagina web all’indirizzo http://www.vaginespalancate.it/ potrebbe essere temporaneamente non disponibile oppure è stata permanentemente spostata a un nuovo indirizzo web. Errore 21 (net::ERR_NETWORK_CHANGED): Errore sconosciuto”. Lutto tra gli appassionati del porneplum.

http://www.vaginespalancate.it: “La pagina web non è disponibile. La pagina web all’indirizzo http://www.vaginespalancate.it/ potrebbe essere temporaneamente non disponibile oppure è stata permanentemente spostata a un nuovo indirizzo web. Errore 21 (net::ERR_NETWORK_CHANGED): Errore sconosciuto”. Quindi esisteva. Guarda un po’.

you porn diabolik incua ginko: anche ovviando all’errore di battitura, su YouPorn digitando questa chiave di ricerca si trova unicamente un video di Franco Trentalange con una signorina che peraltro non assomiglia minimamente a Eva Kant. Il mistero è fittissimo. Se qualcuno sa qualcosa di una parodia pornografica della creatura delle sorelle Giussani è pregato di mettersi in contatto con me, ne darò notizia al prossimo post di vaccate.

Per il momento, continuate pure a cercare su google qualunque borborigma che vi passi per la testa. Se tutto va come deve, ne riparliamo a gennaio 2014.

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I giorni del calendario nostro gregoriano sono 365, 366 ogni tanto, gli anni delle vicende umane in questa valle di lacrime tanti di più e quindi ogni singola porzioncina dell’anno porta ben concentrato su di sé il carico di un fottio di eventi, nascite, rivoluzioni, morti, varie, eventuali. E infatti, per ogni benedetta data del calendario, potete trovare su Wikipedia una sfilza di eventi che all’atto pratico è un kit per fabbricarsi in casa un perfetto Almanacco del giorno dopo: mancherebbe solo la rinascimentale sigletta, che però vi ho appena premurosamente linkato.

Ma l’Almanacco, io manco lo guardavo. Ne trovavo però un valido surrogato nelle pagine dei programmi settimanali di TV Sorrisi e Canzoni, più precisamente nel margine superiore, dove giorno per giorno, venivano stipate grossomodo le stesse informazioni ora agilmente reperibili su Wiki, tipo la data della Presa della Bastiglia o il compleanno di Gianni Morandi: tutto congiurava a forgiare nella mia giovane esistenza, non ancora in doppia cifra, una vaga approssimazione della profondità del tempo, della vastità della storia, sebbene intesa nel senso didascalico di successione di date. Poi ovviamente c’era il libro di storia che, nella sua rigida divisione in capitoli, mi faceva arrovellare sul difficile concetto di simultaneità di diversi eventi storici, diacronia e sincronia: ma questa è tutt’altra faccenda.

I giorni, dunque. Si è detto che ne abbiamo solo 365 + 1, e la loro ripetizione modulare crea in ognuno di noi un cocktail di risonanze irripetibile, strettamente personale, spesso violentemente intimo. Ad esempio, il venticinque dicembre è nato Gesù Bambino, ma anche quel vostro zio che poi è cresciuto con l’incubo di celebrare le sue stagioni in una festa comandata bella grossa, la famiglia a tavola a ingozzarsi senza remore, i regali comunque, e il legittimo quarto d’ora di celebrità personale oscurato da un’ora di messa con la chiesa gremita: poi da grande gli sono venuti i tic e le nevrosi che sappiamo. O il 25 aprile. Il 5 maggio. Il 2 giugno. O quello che volete. Ultimamente, soffre di spaventosa densità fattuale l’11 settembre, che oltretutto qui in Catalogna è festa nazionale, e pochi giorni fa ha fornito a un milione e mezzo di persone una motivazione ineguagliabile per scendere in piazza e chiedere a gran voce l’indipendenza dalla Spagna.

Una data piena di strani sottintesi personali, finalmente ci siamo arrivati,  è per me il 29 settembre. Non mi è mai capitato un cazzo di significativo, neppure un licenziamento in tronco, eppure è sempre stata una data piena di risonanze, il cui tintinnio, anno dopo anno,  sentivo avvicinarsi con una decina di giorni di preavviso, come se di occasione speciale si trattasse davvero. Quasi mai lo è stata, ma io l’ho sempre percepita come qualitativamente distinta.

Innanzitutto una nota di folclore: al paesello mio, il 29 settembre è festa del patrono, San Michele. Per tutta la scuola dell’obbligo, un giorno di festa subito dopo la ripresa delle ostilità, ma niente di che, in fondo. Andavo al pomeridiano mercatino dei ragazzi, una volta ci ho tirato su 25.000 lire sonanti vendendo cazzatine, ma per ricordi della sagra paesana vera e propria, curiosamente, devo spostarmi all’adolescenza. Dalla regia mi suggeriscono che negli anni sessanta tiravano i botti, e che l’attuale formula della festa, con tutto un fiorire di estemporanee osterie e ristorantini in ogni spazio pubblico occupabile del nostro grazioso centro storico, è andata definendosi nel corso degli anni. Avvantaggiata dalla capillarità del bere e del mangiare in tutto il ristretto perimetro del centro, la gente che converge da tutta la provincia ravennate si zavorra felice. Ma sono tanti anni che non vado, le mie cartoline sono ingiallite, le mie parole appesantite dalla nostalgia. Forse già inesatte. Sappiate comunque che esiste pure un dolce tipico, ideologicamente avverso ad ogni forma di buon senso dietologico e  che a mia sorella riesce delizioso. Anche in questo caso, i primi ricordi vividi sono inspiegabilmente tardivi, grossomodo in epoca liceale.

Poi, credo lo abbiate sospettato da subito, c’è la famosa canzone omonima (aggettivo svirgolato, ma tant’è). Quando l’ho ascoltata per la prima volta avevo nove anni, era piena estate, e Canale 5 trasmetteva Una rotonda sul mare, per i miei coetanei praticamente un corso accelerato di storia della canzonetta italiana. Il brano era interpretato da Maurizio Vandelli, che mi spiegarono essere il cantante del complesso che l’aveva portato al successo ai tempi. Mio padre me lo cantava modificando sagacemente l’incipit (Seduto in quel caffè/avevo il culo bagnato), variazione tagliata su misura per le esigenze umoristiche di un bimbo di quell’età, e io mi spanciavo dalle risa. Della canzone, comunque, mi affascinava fino alla commozione l’atmosfera malinconica, e la mia mente candida e acerba aveva meccanicamente memorizzato le parole del testo sorvolando sul disegno d’insieme, in soldoni una classica storia di corna, tutta mimetizzata tra svolazzi poetici di schietta scuola Mogol. Col trascorrere degli anni ho recuperato entrambe le versioni incise e, a fasi alterne, ho amato di più ora l’una ora l’altra. Ma, visto l’argomento del testo, trattasi di comportamento perfettamente legittimo. La versione dell’Equipe 84, pubblicata nel ’67, e all’epoca andata via come il pane, è una deliziosa e ingenua istantanea del fermento beat di quegli anni, con gli inamidatissimi inserimenti dell’annunciatore RAI a conferire al pezzo quel feeling di nuovissimo svarione psichedelico che resiste caparbiamente al trascorrere degli anni. Quella battistiana, uscita nel ’69, si fa apprezzare per la sobria classicità dell’arrangiamento, di fatto una normalizzazione, un ritorno all’ordine rispetto alle stravaganze della prima incisione, e per la voce del Lucio nazionale che, insomma, al buon Vandelli gli dà una pista. Ma se davvero dovessi sceglierne una e una sola, morirei d’indecisione come l’asino di Buridano. Alcuni anni dopo il primo ascolto infantile, già sui banchi liceali, ogni 29 settembre presi l’abitudine di commemorare la canzone insieme a un compagno di classe, cantandone il testo o imitando la voce dello speaker. La pittoresca usanza è sopravvissuta all’esame di maturità e alla lontananza geografica, e ogni successivo 29 settembre è stato poi adeguatamente ricordato via nuove tecnologie, sms, mail o chat a seconda delle circostanze. Per quest’anno, spero che il presente post possa servire a salvaguardare la tradizione.

Poi il 29 settembre è pure il compleanno di Silvio Berlusconi. Venni a saperlo tardivamente, ma la nefasta notizia non modificò più di tanto gli equilibri esistenti nel mio cervello. Al paese, durante gli interminabili anni del Berlusconi Bis, la ricorrenza poteva essere, a spalare, il movente di un’ingiuria appositamente architettata, un canchero infiocchettato che si andava a sommare agli innumerevoli che, indefessi, gli dedicavamo in formato standard per tutto l’anno solare. E poi insomma, eravamo già impegnati con la festa del patrono, che non ci si rompesse più di tanto i maroni con quel boia. Quando Berlusconi vinse le elezioni del 2008 stavo già in Spagna, e leggere sulla stampa italiana riferimenti al compleanno del Pres.delCons., sia sotto forma di sapida frecciatina che di leccata di culo dei media di famiglia, mi trasmetteva la penosa sensazione che il mio paese stesse vivendo la recrudescenza di una monarchia non autorizzata. Oggi come oggi, nel 2012 è ancora troppo presto per dire se i nostri 29 settembre futuri si siano definitivamente  deberlusconizzati. Farebbe piacere poterlo gridare a squarciagola, ma non dire gatto…

Il 29 settembre è pure il compleanno di Pierluigi Bersani, me lo ha ricordato poco fa mio padre al telefono. In tutta franchezza, tendo a dimenticarmene, come pure mi succede per il partito di cui Bersani è segretario, e volendo esagerare l’importanza di questa coincidenza, posso spingermi a dire che mi sembra unicamente una prova astrologica dell’inconsistenza del bipolarismo italiano e della sua congenita incapacità di garantire una credibile alternanza e/o alternativa.

Per aggiungere altra legna al fuoco, il 29 settembre di due anni fa, quando questo cumulo autocostruito di suggestioni era già ampiamente consolidato, la Spagna celebrò uno sciopero generale che molti percepirono come la prima pietra sulla tomba del governo Zapatero, riconfermato due anni prima per un secondo mandato. La crisi si stava inasprendo imperterrita e lo sciopero fu una specie di sconfessione ufficiale e definitiva di ZP da parte di una bella fetta del suo elettorato. Io partecipai insieme a una colonna di connazionali, felice di rinunciare a un giorno di stipendio per poter esercitare il mio diritto di sciopero. Quando appena un anno e mezzo dopo, il 29 marzo 2012, fu convocato un altro sciopero generale, era prevedibilmente cambiato il governo e io scesi in strada da disoccupato. Sospiro sconsolato.

Oggi, 29 settembre 2012, un’ondata di maltempo ha mietuto vittime in varie parti della Spagna, decretando crudelmente la fine dell’estate. A Madrid migliaia di persone hanno nuovamente occupato i dintorni del parlamento per chiedere le dimissioni del governo Rajoy e protestare contro la brutale repressione subita dai manifestanti per mano della polizia appena quattro giorni prima. Al paesello, invece  tutto bene, strade affollatissime, a quanto pare, ma i motivi sono ben più futili e gradevoli. Io a Barcellona ho trascorso una giornata insulsa aspettando invano che spiovesse, anestetizzato da una pigrizia esemplare, e ora sto vanamente cercando una manciata di parole azzeccate per chiudere in bellezza quest’incongruente zigzagare nei labili confini della mia geografia personale. E’ da quando esiste il Divano Marziano che volevo scrivere questo post, e ora che finalmente ci sono riuscito, non trovo una conclusione adeguata. Forse non esiste nemmeno. Forse mi conviene fingere di lasciare il post aperto a futuri aggiornamenti e chiudere baracca così, saltando cautamente da un punto di sospensione all’altro…

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(ovvero: appunti per una fantasia post apocalittica concepita nel momento del bisogno)

L’epifania dura un attimo, brevissima e lancinante. E ovviamente è sempre tardiva. E’. Finita. La. Carta. Igienica. E io qui, ignaro, sospinto dall’urgenza, ho dato troppe cose per scontate. A volte basta un grido d’aiuto, e qualcuno apre la porta lo stretto necessario per lasciar filtrare una mano, lasciar cadere un rotolo, un modello di empatia e rispetto della privacy. Ma non oggi. Prendo tempo. Cazzo. Mi sbaglio se dico che questo è un universale dell’esperienza umana? Se dico che da qui ci siamo passati tutti? Anche gli stitici (nel qual caso abbiamo un’illustrazione impareggiabile della frase fatta “il danno e la beffa”)?

Che ne sarebbe di noi se questa sensazione di improvvisa precarietà non fosse soltanto la conseguenza di un piccolo lapsus, se in altre parole non fossimo solo tu, io o il Geom. Rossi a finire la carta igienica in un dato momento, se questo piccolo contrattempo, universale ma nella pratica individuale, diventasse problema simultaneo del genere umano tutto? Come cambieremmo di fronte alla constatazione che qui, improvvisamente, i rotoli stanno a zero? Useremmo altri supporti cartacei e buonanotte al secchio? Ci puliremmo il culo con le notizie vecchie che adesso usiamo per incartare il pesce? I fazzoletti da naso, violentemente ricontestualizzati, la carta assorbente da cucina? Racconta la leggenda che uno dei fattori del crollo del blocco socialista sia stata l’esasperazione della gente per l’insensata ruvidezza della carta igienica: non è un problema da poco, un sedere irritato è più propenso all’insubordinazione. Ma troppe domande già rimangono senza risposta: perché dovrebbe finire la carta igienica e non quella stampata? Quali fattori potrebbero determinare quest’estinzione selettiva? Perché questo sì e quello no? Boh. E cosa faremmo, tornerebbe l’uomo a pulirsi come prima (cercare informazioni su Google), a utilizzare le foglie degli alberi, di zucca, bietola o di vite? Ma se non c’è più la carta come possono continuare a esistere incuranti gli alberi? E la carta riciclata? Forse un futuro remoto che nel suo cammino regressivo ha perso coscienza della tecnologia di fabbricazione. Magari a seguito del divieto di un governo totalitario di stampo ecofondamentalista. Un nuovo medioevo, già vecchio come il cucco, con tutti quelli che sono già stati immaginati e descritti. Ma quali scenari potrebbero portare all’affermazione di siffatto governo?

E i cessi? che ne sarà di loro? Si separeranno dalle case dove oggi stanno? Si sradicheranno dai pavimenti nel vorticare ultimo e supremo dei loro sciacquoni, improvvisamente centrifughi? Come uno scisma spaventoso? No, sticazzi, troppi problemi di fisica spicciola, se mi chiedessero di definire, anche in un momento meno scomodo di questo, la Forza di Coriolis, mi ritirerei in battute pietose tipo non ne ho idea, ma quella di Braccio di Ferro deriva dagli spinaci. Ma per amor d’ipotesi, come proseguirebbe la storia? Nelle nuove ferite che separeranno le case della gente dai loro ex gabinetti tornerà a prosperare la natura selvatica? Là dove c’era una città, di nuovo l’erba? “Quando ero bambina abitavo in campagna, e il bagno era fuori. Andavo a fare pipì di notte, il buio più totale, ma si vedevano benissimo le stelle, d’estate i grilli, d’inverno un freddo che mai”.

E poi il ricordo, il ricordo. Dopo varie generazioni, con o senza gli alberi, con o senza la tecnologia della stampa, con o senza i gabinetti esterni, riusciremmo a rievocare la carta igienica, il concetto stesso, l’idea platonica? Dal ricordo immacolato, pieno di nostalgia, delle primissime generazioni, a un concetto nebuloso, intaccato da lacune sempre più estese, fino all’oblio più completo. Tendiamo a rimuovere che ogni singolo artefatto che ci agevola l’esistenza è frutto di un’invenzione e che pertanto, simmetricamente, a un certo punto può scomparire. Anche l’uomo è stato inventato. Evidentemente, in quel momento, esisteva già il fango, che ne fu materia prima. Amo i riferimenti biblici un tanto al chilo, anche nella mia totale laicità ci trovo un tocco sottilmente nobilitante.

Ma sto divagando. E’ ora di affrontare la realtà. In questo momento, io ho un problema, e avrei bisogno di un colpo di genio. Devo assolutamente riuscire a sfangarla. Poi, appena ce la faccio, scendo al super e compro la confezione da trentadue rotoli. Buoni propositi, buoni propositi.

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Qualcuno di voi ricorda esattamente quando su Google hanno fatto la loro prima apparizione i suggerimenti automatici? Io sto cercando la risposta da circa dieci minuti, su Google, ma invano. Probabilmente la sto cercando male. Ho provato anche in madrelingua informatica, i.e english, ma nulla: più che altro, pragmaticamente, gli utenti cercano di sapere come disattivarli a seconda del browser di riferimento. Forse, se non trovo, è che non c’è nulla, che non si avverte la necessità di cenni storici sull’origine di recenti e facilmente ovviabili seccature tecnologiche: i risultati della mia ricerca sembrerebbero autoevidenti. Il dubbio, frutto estemporaneo di un’insonnia che, come Molly Bloom, mi faceva pensare senza punteggiatura, è sopravvissuto fino a cristallizzarsi in pretesto per un post, che vorrebbe essere, le roboanti dichiarazioni d’intenti delle 5 A.M., il negativo dell’articolo che ho dedicato, un paio di settimane fa, alle chiavi di ricerca bizzarre: perché quelle oscure, talora farneticanti, formulazioni sono quasi sempre pezzi unici, opere artigianali ispirate da un estro indecifrabile e bizzarro, mentre i suggerimenti automatici sono evidentemente l’opposto, un prodotto in serie, l’adeguamento istantaneo a ricerche e domande che per il mero peso dei numeri sono diventate questioni di pubblico interesse. Spesso futili, potreste chiosare, ma frega sega, non di questo si sta dibattendo, non volevo dilungarmi in pippe stantie sul potere coercitivo della Massificazione. C’è effettivamente qualcosa di inquietante, una sfumatura spiacevolmente panoptica, nel magmatico adeguarsi del menù a tendina che cerca, lettera dopo lettera, di azzeccare dove andrai a parare, naturalmente per meglio soddisfare le tue necessità informative: ma a volerli leggere, anche i suggerimenti automatici hanno delle storie da raccontare. Accettando questo presupposto, anche il riduzionismo brutale secondo il quale da una o due lettere dell’alfabeto latino appaiono quattro suggerimenti quattro che non c’entrano un cazzo, ha una sua possibile, residuale, utilità. Ovviamente, quando devo cercare qualsiasi cosa non digito una lettera ogni cinque minuti, non analizzo compulsivamente il balenare delle ipotesi, ma spesso metabolizzo nel processo dati che altrimenti non sarebbero rientrati manco di striscio nel mio modesto raggio di investigazione iniziale. Spesso, questi dati supplementari non arrivano neppure a trasformarsi in ulteriori spunti di ricerca, ma se non altro la loro apparizione è un salutare monito sulla natura “decisamente troppo vasta, misteriosa e selvaggia”* dell’informazione ai tempi nostri. I suggerimenti possono essere un sentito dire, l’eco distorto di un telegiornale del primo canale che non guardo più, una specie di vox populi che tangenzialmente mi dà una pennellata infinitesimale di dati su quello che molti hanno cercato mentre io seguivo il filo dei miei ragionamenti. Se ne ho voglia, approfondisco, aggiungendo tempo ulteriore al già troppissimo che passo davanti allo schermo. E no, non ho intenzione di allegare esempi, perché appunto qui siamo agli antipodi delle chiavi di ricerca bislacche, e l’uso della prima persona è in certa misura puramente strumentale. Se state leggendo e volete verificare queste tesi, fate le vostre ricerche personali, su un qualunque argomento minimamente specialistico di cui vi freghi qualcosa: come si dice, quasi sempre a sproposito, la risposta è dentro di voi, e davvero, in questo caso, il computer è puro hardware, un’estensione dei vostri interessi, della vostra personalità. Perché tutti, senza spesso neanche farci caso, compiamo quotidianamente le nostre peculiari ricerche che, nel giro di una o due parole, riescono a eludere il pressing dei suggerimenti automatici. Non è un dono degli spiriti eletti vs. il solito popolaccio bue, è la dinamica stessa della ricerca di informazioni in internet e la multiformità degli argomenti investigabili che ci porta, secondo il caso, a premere docilmente invio davanti al suggerimento o a continuare imperterriti a digitare, alla ricerca di un terreno informativo (relativamente) meno battuto. Certo, appena al di sotto della superficie di Google palpita il cuore frenetico della bestia alla quale ho fatto riferimento poco sopra, l’informazione incoercibile, caotica, contraddittoria che permea, quasi inzuppa, le nostre vite aumentandone ulteriormente l’indecifrabilità, ma una volta constatato che qui e ora ci tocca vivere, possiamo cominciare a farcene una ragione anche a partire dai suggerimenti automatici. O disattivarli, buonanotte al secchio, e cominciare da un altro fronte, puta caso Twitter, che per esempio, oggi, 1 febbraio 2012, non ho ancora mezza idea di come funzioni (oh, ma giuro che mi ci metto presto). Altra caratteristica dei tempi, l’infinità dei percorsi. Non portano tutti a Roma, suppongo. Rassegniamoci ad avere una cultura più mosaicale che mai e proviamo a darle una forma individuale sensata. Commossi saluti a quel caro enciclopedismo di una volta (ma che volta?)

(mi contraddico parzialmente allegando un paio di pagine che ho trovato con le chiavi di ricerca “suggerimenti automatici” e “suggerimenti automatici Google”. Ma non le commento perché la mia argomentazione veniva a piaggia per altri porti. Comunque sono qui e qui)

*la frase virgolettata è una citazione di seconda mano di Paul Virilio che ho estrapolato da questo libricino di Zygmunt Baumann.

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Molto tempo orsiamo, folgorato dall’esempio di Settore, avevo dedicato un post alle chiavi di ricerca assurde che portavano i visitatori casuali, invero pochissimi ma forse più degli intenzionali, ad imbattersi nel mio blogghettino. Ora che sono passati quasi due anni e mezzo, sento la necessità di replicare: anche se spesso lascio colpevolmente queste colonne in stato vegetativo per ere quasi geologiche e anche se soltanto nell’ultimo mese sono riuscito a totalizzare il poco invidiabile risultato di sette giorni sette senza lo straccio di una visita, le chiavi di ricerca, come il calcare nelle lavatrici, si sono progressivamente accumulate fino a garantirmi materiale per un post ingombrantissimo, che vado ora a rifilarvi, con la segreta intenzione di svuotare il solaio fino all’anno prossimo (ecco! potrebbe trattarsi di un appuntamento annuale!). Prima di abbandonarvi al deliquio della lettura, alcune considerazioni sulla natura degli equivoci che portano gli utenti su queste pagine: a causa del suo nome, questo piccolissimo spazio tende ad attirare in trappola appassionati di bricolage e decorazione di interni (divano) e di ufologia (marziano). Posso supporre che entrambe le categorie tendano ad andarsene da qui nello spazio di dieci-quindici secondi, senza neanche riuscire ad elaborare un purché minimo disappunto per l’esito fuorviante della ricerca. Ho attinto a piene mani dalla prima categoria, c’è qualcosina dalla seconda. Abbiamo poi il gruppone degli studentelli fancazzisti che per via delle citazioni letterarie che venano i miei umili scritti arrivano qui in cerca del compitino fatto cotto e magnato. Ma di loro avevo già parlato, e infatti li ho omessi tutti, considerando l’argomento esausto. La mia abitudine a tradurre alcuni dei miei testi nella lingua di Cervantes, porta qui anche coloro che sono alla ricerca di traduzioni veloci che sciattamente affidano alla barra di ricerca di Google: un paio di esempi fanno bella mostra di sé. Ci sono quelli che cercano un disco specifico, e perlomeno trovano una recensione, senza troppe deviazioni: tutti omessi perché tutti azzeccati, senza storia. C’è poi il gruppetto vario ed eventuale di internauti rimasti impigliati nella rigida letteralità dei criteri di ricerca, e da tre o quattro parole fuori contesto, finisce per trovare cose di cui suppongo non possa fregargliene di meno: terreno fertile. Numerosissimi quelli che continuano ad usare internet come macchinetta sfornarisposte e digitano nella barra di ricerca quesiti improbabili nella più totale inosservanza di ogni criterio grammaticale ed ortografico: categoria che mi ha dato delle gioie incredibili. E poi il grosso: quelli che cercano prestazioni sessuali e/o pornografia, sono anch’essi immuni agli effetti benefici di grammatica e morfosintassi e sono grezzi come la carta vetrata al posto dell’igienica: particolarmente nutrito il sottoinsieme dei gerontofili che vogliono vedere scopare un’anziana, spessissimo su un divano. All’inizio mi facevano ridacchiare, poi mi sono venuti a noia e li ho praticamente omessi. Mi piace pensare ai processi caotici che li portano qui e all’infinitesimale interruzione della foia che gli devono causare le mie parole: mi fa sentire sulle spalle per una frazione di secondo la bizzarria del mondo. Detto questo, detto (finalmente) tutto, buona lettura, che qui va per le lunghe. I risultati sono in ordine alfabetico.

ammazzamosche inventore: piacevole dimostrazione di una curiosità intellettuale capace di superare la forza soverchiante dell’abitudine che ci porta a credere che tanti piccoli oggetti quotidiani siano sempre esistiti. Però non sono riuscito a trovare la risposta. Ad ogni modo questa chiave vince a mani basse il premio della critica sbaragliando sul nascere la concorrenza.

answers maicol gecson e maicol gecson e video maicol gecson interrompe: finalmente anche su questo blog qualcuno ha cercato Maicol Gecson! Mi do da solo il benvenuto nella grande famiglia dei blog rispettabili! E mi hanno cercato pure Cempions Lig! Giubilo!

apparizzioni marziani: teribbili!

basterebbe questo a minimizzare le implicazioni della vicenda, eppure il dibattito che ne è seguito, dentro e fuori dalla politica è: il caso commovente e inspiegabile di qualcuno che ha digitato una frase lunghissima di un mio articolo. Ma perché lo ha fatto? Sono sicuro di non essere stato io in un pomeriggio di noia.

brani jammabili: mi piacerebbe poter aiutare i tre internauti che mi hanno trovato così. Vi immagino in sala prove a sudare mentre con un gioco di sguardi cercate di intendervi su dove portare le vostre improvvisazioni su tema.

cafe hirsutismo: mi vuoi forse dire che c’è una relazione diretta fra il consumo di caffè e l’aumento di peluria sul corpo?

calcolo dell’anno marziano: noto con sollievo che c’è anche qualcuno che usa internet per implementare la sua cultura su temi nobili come l’astronomia. Grazie per essere passato sul mio blog anche se non avevo nulla di interessante per te.

cartoline religiose di pittori famosi: finalmente una idea regalo diversa dal solito! E costa pure abbastanza meno degli ammenicoli tecnologici per cui la gente impazzisce oggidì.

casa dell’impiccato tono casa bianca: una riflessione ermetica sulla persistenza della pena di morte negli Stati Uniti. Ma il presidente non può molto, ogni stato dell’Unione ha una legislazione specifica in materia.

cazzi in treno: suppongo che quelli in dotazione agli Eurostar siano più grossi. D’altronde la qualità del servizio si paga.

che significa que ya estamos casi en navidad traduzione italiana? Che ormai siamo quasi sotto Natale. Scusa se ti ho risposto tardi, nel frattempo sono già passate le feste.

chi é contro berlusconi: caso di piccolo lacchè berlusconiano, probabilmente assunto con contratto precario presso il coordinamento centrale del PdL a Roma, incaricato dai superiori di trovare informazioni, e preferibilmente nomi, sui pericolosi militanti della galassia antiberlusconiana. Sembrano un tantinello ingenui i criteri di ricerca, però.

come rivestire il mio divano in ambiente arte povero: prova con carta assorbente da cucina usata.

commento a the ballad of the skeletons: aggiungiamo con piacere Allen Ginsberg all’elenco degli autori che studenti svogliati cercano invano di comprendere su queste pagine.

coraggio forma divano: ho sempre creduto che con un pizzico di coraggio nella vita si può fare di tutto, ma per questo bisogna essere degli autentici demiurghi.

cosa mettere sopra un divano: il tuo culo flaccido, per esempio.

cosa vuol dire se sogno che rubo un settimanale enigmistico: può deporre a favore del fatto che tu sia un pezzente, nella forma mentis ancor prima che nel portafogli. Da che mondo è mondo, le riviste di enigmistica, sia la Settimana Enigmistica che le innumerevoli imitazioni, costano due lire. E poi, importa davvero che si tratti di settimanale o mensile? O dai, provo a risponderti seriamente, può significare che senti il tuo futuro a breve termine come qualcosa di così indeterminato che non ti ci puoi relazionare normalmente. Almeno ci ho provato.

crepet magnifico: ma tu lo preferisci con o senza baffi?

differenze tra i tabloid inglesi e i giornali di gossip italiani: e giustamente questo internauta lungimirante non vuol fare di tutte l’erbe un fascio e cerca su internet elementi e chiavi di lettura che gli possano permettere di determinare una specificità nazionale nell’approccio al pettegolezzo. Perché il Sun non è mica Novella 2000.

divani del cazzo: ti sei rotto il piede più di una volta dandogli un calcione in un momento di rabbia, vero? Sennò non ho altre spiegazioni per la tua ricerca.

divano a forma di punto interrogativo: se quello di Dario Fo era un Mistero buffo, questo almeno dovrebbe essere un mistero comodo.

divano davanti porta ingresso: non vogliono farti entrare, è evidente.

divano diabolik: quando l’ispettore Ginko cerca di sedercisi sopra, il divano si sposta a tutta velocità in un’altra stanza.

dove e la plaza de catalunya sulla cartina: ragazzo mio, cerca su Google Maps! O devo fare tutto io?

è giusto mettere lo specchio sopra il divano? Questo è un dubbio che, in varie forme, assilla più di un navigatore. Sarà per una a me sconosciuta convinzione che tutto ciò porti sfiga? O è un più concreto timore che si stacchi e cada rovinosamente sulle teste degli ospiti?

effetti decapitazione: perdita della ragione, vuoti persistenti di memoria, irresolutezza cronica. Effetti positivi: molteplici, fra i quali l’azzeramento assoluto dei rischi di calvizie.

films porno par telepass: cos’è, una raccolta punti per fidelizzare gli utenti del servizio? Sagacissimi, alla Società Autostrade…

fumare di nascosto: mi hanno sempre detto tutti i fumatori che è un piacere irripetibile. Vedere socialmente accettato il proprio vizio deve essere molto meno elettrizzante. “Ah, bravo, ti sei acceso una sigaretta, mi hai dato un’idea, l’ultima l’ho fumata già tre ore fa”. Che palle. Pensare invece ai genitori che ti colgono in fragrante e ti rovesciano addosso improperi e nomi di malattie dell’apparato respiratorio -per il consenso informato- deve invece avere tutto il sapore esaltante del proibito.

gelimini berlusconi pompini: colpisce l’articolata struttura metrica di questo decasillabo, fitta di rime interne.

gioco uomo che salta il divano: dai, prova a stilare un regolamento di massima, poi lo controlliamo insieme, così magari inventiamo un nuovo passatempo per le lunghe serate invernali. Propongo però di allargare la partecipazione anche alle donne.

giornali per adulti: ai circa dieci utenti che sono capitati sul mio blog digitando questa chiave di ricerca o altre similari, va tutta la mia solidarietà e il mio appoggio. Se li trovo presso una qualche rivendita di libri e giornali usati, vi tengo da parte un po’ di numeri di “Caballero”. Chissà se lo pubblicavano anche qua in Spagna. Di sicuro, lo avrebbero pronunciato correttamente.

guida video come penetrare ano da davanti supino: e arrangiati un po’ cazzo. Non sono forse famosi gli italiani per la loro inventiva?

hip hop italiano lettres a tutta da dedicare a berlusconi autostrada: ho cercato risposte per circa un quarto d’ora del mio tempo che non tornerà mai più. Ma forse ne ho trovato qualcuna: digitando Berlusconi e autostrada si trova su Youtube questo rappaccio incazzatissimo. Ma ho deciso di non sparare sulla croce rossa.

i numeri 10 al lotto di oggi volevo sapere anche cuando e la vingita con il 3 10 al lotto grazie: internet come l’ufficio informazioni cazzi vari, l’ortografia come un ricordo spiacevole ma fortunatamente ormai sbiaditissimo.

il mio ruolo negli ultimi mesi non era stato così deprimente come mi avevi dichiarato: se si tratta di una citazione di qualche opera in concreto, fatemi sapere. Sennò la gente dovrebbe piantarla di scrivere i suoi pensieri nella barra di Google con l’imperscrutabile speranza di trovarli spiattellati paro paro in altre pagine internet. Coltivate l’originalità dei vostri ragionamenti.

l’anello di congiunzione forte è questo, per me: sei adesso quello che avevo cercato, anche se non sapevo che cercavo te !: cosa ti hanno risposto? E perché mai hai digitato questa improvvisa illuminazione su Google?

laddove avevo bruciato: ci sarà rimasta della cenere. Ma poi il vento se la sarà portata via con sé. Ma cosa avevi bruciato di preciso?

le idee contro berlusconi: il centrosinistra, sostanzialmente, non ne ha avute.

lezioni di scacciapensieri strumento monocorde: caso rarissimo di persona che, all’atto di cercare lezioni di musica, esprime contemporaneamente un parere critico piuttosto duro sulle limitate possibilità espressive dello strumento che ha deciso di (o più probabilmente che è stato obbligato a) suonare.

linguaggio dei sogni divano nero: dai, pensaci un po’… divano… nero… l’eterno riposo, guardare un film con al fianco la triste mietitrice che mangia i popcorn senza neanche scoppiarli previamente… non hai più voglia di vivere, evidentemente.

marziano immaginario: è da più di cent’anni che la letteratura fantascientifica ne immagina. Se davvero ci fossero, sarebbe carino da parte loro battere un colpo (o forse si sono estinti e ci vuole una medium con specializzazione in ufologia!).

miopia galoppante significato: se al momento di premere Invio non riuscivi più a mettere a fuoco le risposte, forse avevi già trovato la risposta che cercavi. Qualcuno che gliela legga, per favore?

modo simpatico per definire il divano: poggiaculo, isoletta di riposo, pomiciatoio. Tre ti bastano?

movie vagine spalancate: non ingrandire troppo l’immagine o potresti avere la spiacevole sensazione di essere precipitato in un documentario su… chessò, la degenerazione cellulare. Per fortuna il sonoro dovrebbe riportarti sulla retta via.

nazzismo in brasile: “ce vorrebbe propio, dopo tutti ‘st’anni de governo de ‘sti comunisti. C’ho la saudade delle dittature militari”.

nome sito in brasile di accompagnatrici: echeccazzo, prova almeno a tradurre i tuoi criteri di ricerca col Google Translate! In Brasile parlano por-to-ghe-se!

nipponiche accompagnatrici: c’è gente che pagherebbe pur di sapere se le giapponesi hanno davvero la figa a mandorla. Permettetemi di compatirvi.

non spedito tagliando elettorale referendum: non preoccuparti, ce l’abbiamo fatta anche senza di te, caro il mio elettore della domenica.

paolo crepet wikipedia: è già la seconda volta che me lo cercano e io non l’ho nemmeno mai menzionato. E poi come è possibile che tu, oscuro internauta, con una chiave di ricerca così precisa sia potuto finire sul mio blog? Hai visto la teoria del caos?

perchè contro berlusconi: puramente per invidia e odio, lo confesso. Ma l’amore mi sconfiggerà. Sempre.

perdere le chiavi è pericoloso? Suppongo che molto dipenda da dove le perdi. Quasi nessuno tuttavia dovrebbe essere in grado di ricollegarle alla tua porta solo osservandone le scanalature. Danni immediati per la salute non dovrebbero essercene.

portare il cappello forfora: secondo me non risolve davvero il problema. Dovresti andare alla radice. O ti riferivi al colore del cappello?

portare il cappello la sera: è utile per non sentire il peso del tramonto, e poi dell’oscurità, sulla testa.

quale +marcha della lavatrice piu buono: caro utente, probabilmente straniero, non so cosa dirti. Non ho mai comprato una lavatrice in vita mia. Ho sempre usato quelle che trovavo negli appartamenti dove andavo a stare. Buona fortuna, comunque.

quali sono le tasche da scucire: quelle che contengono i segreti più ambiti, quelle che, scusate il bisticcio di parole, non conosci come le tue tasche.

racconti fantascientifici aiutoooo yahoo answer: un professore evidentemente estroso, evidentemente annoiato dalle tiranniche esigenze dei programmi ministeriali ti ha ordinato di partorire un’opera breve di science fiction. E tu, studentello che probabilmente non hai nemmeno letto Twilight, non sai da che parte cominciare. Ma, mannaggia a te, ho avuto modo di scoprire cbe gli utenti di Yahoo Answers possono dare prove di straordinario altruismo: fosse stato per me…

rumori della mattina presto: fuori, il canto degli uccelli, un colpo di tosse di un lavoratore mattiniero. Dentro, il fruscio inquieto dei lenzuoli di chi si rigira nel letto mentre la sveglia si avvicina. I sogni, non fanno rumore alcuno.

saggio breve: il ruolo dell’artigiano nel 2009: in fondo, il bello dei temi della maturità è che costringono i candidati a crearsi frettolosamente opinioni poco ragionate e per nulla documentate su argomenti ai quali non ripenseranno mai più per tutta la durata della loro vita terrena.

simuore immediatamente con la decapitazione: non ne ho idea, ma se ti capita di essere decapitato, non dovresti avere troppo tempo per pensarci su.

si puo’dire seduti nel divano: suona piuttosto male, ma non credo sia un reato perseguibile dalla legge.

sogno divani divani: tu lavori tutto tutto il giorno in piedi, vero?

spiegazione di punti di fuga differenti nella prospettiva pittorica: l’incoercibilità del reale ai limiti strutturali della vista umana? Piaciuta la supercazzola?

studio aperto marziani: a fine intervista, i marziani hanno smentito l’infamante diceria che li voleva intenzionati a rapire Belén Rodríguez e Manuela Arcuri per scopi scientifici. E ora, un servizio su un cucciolo di tigre davvero molto particolare!

troia si sfonda il culo con grossa zucchina video: sicuramente si è sfondata le porte con un cavallo di legno, ma è stato talmente tanto tempo fa che dubito che tu possa trovare video su internet.

ubriaca persa pipì: fatevi una vita, su internet ci sono anche un sacco di enciclopedie e le ricette di suor Germana. O la classifica perpetua della Serie A.

un uomo morto andando con una prostituta nel 2009 di casalecchio: uh, questo è materiale per l’emerito professor Brunvand! Una leggenda urbana in piena regola! E poi come finisce? Al momento del pagamento la prostituta si gira un secondo e il cliente scompare? Si decompone di colpo? Arrivano i diavoli dell’inferno che gentilmente si scusano con la professionista, la pagano profumatamente per il disturbo e lo spavento e si portano via il morto lanciandogli severi moniti del tipo “adesso vedrai come ti facciamo passare la voglia di ripetere certe bravate”? Affascinante la sintassi pericolante della frase che fa sembrare “nel 2009 di Casalecchio” un complemento di stato in luogo figurato, un po’ come “nella quiete della sera”.

vaccate: servizio ineccepibile, nevvero? E’ soddisfatto, carissimo utente?

vedere microscopiche luci bianche in aria: è sempre successo anche a me, non ti preoccupare. E microscopici filamenti, anche. Non so se dipende da una miopia che farebbe sembrare Mr. Magoo un occhio di lince. Quando ero bambino mi piaceva credere che si trattasse di benevole presenze aliene. Ad ogni modo ti consiglierei di vedere un oculista. Oh, vedere, che involontario slancio di simpatia!

video di una coppia che gode scopare davanti a uno sconosciuto: questa l’ho messa solo perché quel “gode scopare” spalanca orizzonti accecanti (come la masturbazione secondo i preti) sulle possibili evoluzioni della lingua italiana.

“vivo a barcellona”: beh, io sì, già da qualche annetto. Vuoi informazioni più dettagliate?

voglio aprender corso de guitar: e per favore, che le lezioni siano in europanto. Siamo cittadini di un’Europa senza più frontiere.

voglio leccartelo: non sono sicuro di volere che tu me lo lecchi così su due piedi. Puoi mandarmi una foto recente e una cartella clinica aggiornata?

Fine. In linea di massima, arrivederci al 2013 per una nuova infornata (ho come il sospetto che ci arriveremo senza neanche rendercene conto).

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