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Posts Tagged ‘lipogrammi’

(un lipogramma relativamente facile e ammiccante)

La tua birra. No, non ti preoccupare, stasera offro io: devo prendermi sul serio, da domani comincio il programma antifumo. Sul serio. Se ti offro una birra e brindiamo all’imminente fine del mio tabagismo severo, creo un precedente, ci sono i testimoni e mi sento obbligato a continuare. No, tranquillo, nel caso abbandoni i miei piani, una fine ingloriosa, non ho in programma di far fuori i testimoni. Non sia mai che scopro che l’omicidio è come le sigarette e le ciliegie, perché poi è pure penalmente rilevante. Beh, sì, ho quella brutta tosse che tutte le mattine mi garantisce un bel risveglio di cacca, tempo di aprire gli occhi e partono già le prime scariche, ma alla fine, fosse per me, probabilmente non muoverei un dito fino agli ultimi sei mesi di vita diagnosticati da un medico ottimista. Oh, tu lo sai come sono fatto, non ho una volontà di ferro, sono pigro, e alla fine anche le cattive abitudini ti danno un senso di piacevole familiarità. E poi sono coreografiche: quando mi accendo una sigaretta nei momenti di indecisione, sento che sto interpretando la mia vita con un certo fascino… Alla fine è tutta colpa di Laura, mi ha veramente rotto l’anima, e considerando che sono ateo è un grande risultato e pure una specie di gioco di prestigio. E non puoi continuare così, e sei ancora giovane per avere una tosse cronica così, e tutte le mattine mi svegli prima del tempo, manco fosse per darmi un bacio. Tu che hai studiato psicologia, non sarà mica che tendiamo a trasferire nella nostra dolce metà una gran parte del superego? Sì… Cacchio, come l’impresa grossa che smobilita dai paesi ricchi e sposta tutto in Romania, in Cina… Hum, vabbé, dai, un paragone che non sta in piedi. Ho detto una vaccata. Lasciamo perdere. Allora, finisco di spiegarti, poi mi racconti com’è andato il colloquio, che son curioso, è come se adesso avessi l’allenatore, lei mi stila un programma, ed io, docile, eseguo. Ok, eseguirò, non ho ancora fatto un tubo. Anche se mi girano già le palle, mi sei testimone anche in questo. Ma è un po’ come scaldare i motori, no?

Lei dice, e mentre lo fa, credo io, semplifica alla grande, che se non ci pensi, le abitudini perdono il loro peso, tu quasi non ci fai più caso, e loro volano via, come evaporate: e insiste, e secondo me questa è un po’ una menata, che il punto è proprio non pensare a priori, perché smettere di pensare è già un grossolano errore di metodo, visto e considerato, che così facendo, creiamo con le nostre mani un prima e un dopo, un pieno e un vuoto, e questo vuoto si riempie con un dolore o un rimpianto, vuoto non resta quasi mai. Sì, sì, grossomodo sono parole sue, non sto abbellendo più di tanto. Che poi, mi chiedo io, uno per avere voglia di fumare non è che deve pensarci, non so te, ma io non ho mai avuto bisogno di pianificare. Ok, quando dici “adesso mi faccio una bella sigaretta”, ma non è mica un progetto… Allora, dice lei, e nello sguardo le noti un sincero intento didattico, se vuoi ridurre il numero di sigarette quotidiane, cancella semplicemente l’idea che per quindici anni filati hai viaggiato alla media di quasi un pacchetto al giorno, stabilisci una soglia massima accettabile, per esempio dieci sigarette e non guardare oltre. L’undicesima, quella che normalmente ti sparavi appena fuori dal lavoro, boh? chissà dov’è? oltre i tuoi pensieri, anche se il pacchetto a metà ti suggerisce, maledetto lui, che potresti fumare ancora. I tuoi pensieri finiscono a dieci, e insieme a loro i tuoi bisogni. Lo so, magari poi scopro che ha copiato tutto di peso da uno di quei libracci ignobili, tipo The secret dei fumatori. E’ come comprare una macchina più piccola: il serbatoio è più piccolo, e ci sta meno carburante, capisci? E il tuo obiettivo è andare a piedi, uscire a fare una passeggiata con le tue gambette. E’ il contrario di uno sprint finale, insomma: quando uno ricomincia a correre e l’ultima volta è stata alla fine delle medie, conviene partire piano, dosare le energie, aggiungere poco a poco. Ecco fai così, comincia togliendo il minimo. L’ideale sarebbe che tu facessi le due cose contemporaneamente, sottrarre sigarette e aggiungere chilometri, ma forse, lo capisce da sola, ti sto chiedendo troppo. Magari per il tuo compleanno ti regalo una tuta. Mi stai seguendo? Sono un po’ confuso, lo so, troppe parentesi aperte.

Ovviamente, le piace un casino fissare obiettivi, tabelle di marcia, quando le dieci sigarette saranno un traguardo acquisito e sarai pronto a diminuire ancora, i tuoi pensieri si fermeranno più indietro: cinque? Cinque. Non oltre, ti fermerai sulle dita di una mano, e con l’altra, dietro la schiena, potrai grattarti o massaggiarti a tuo piacimento. Questa cosa della mano libera per grattarmi mi fa un po’ ridere: grattarmi come un premio perché fumo meno. Quando me lo ha detto mi sono pure chiesto se se l’era studiata o se le era venuta così. Se ti metti in questo ordine di cose, dice lei, sicuro che smetti di fumare. Io finora non ho fatto troppa pubblicità in giro, perché poi se non ce la faccio? Parlarne con te è proprio come andare dal notaio. A me, a dir la verità, il metodo, non è che convinca granché: sarà quella patina di cinismo che mi è venuta immedesimandomi per troppo tempo in Clint Eastwood, saranno tutte pose, le mie, però, accidenti, mi sembra tutto così terribilmente buonista… Dai, come quella proposta che girava anni fa, sarà stata una leggenda urbana? di mettere le pubblicità antifumo nei film vecchi, classico del cinema in bianco e nero, Humphrey Bogart con l’enfasi a puntino che se ne accende una e, in sovrimpressione, nuoce gravemente alla salute. Insostenibile. Buonista, cacchio. Ma forse, se smetto di fumare mi libero anche del cinismo, cosa dici? Laura, quando ho cominciato a fumare, non mi conosceva, ma lei è sicurissima che io faccio parte della specie, che a me sembra ormai estinta, dei fumatori adolescenti aspiranti duri. Io la guardo con occhi dubbiosi ma poi non ho il cuore di contraddirla, mi dispiace frustrarle le teorie, ci sta mettendo del bello e del buono, che le dico, ho cominciato a fumare perché mi annoiavo? Il pomeriggio non studiavo, le parole dei libri non riuscivo a spostarle dalle pagine alla memoria e allora, col cervello in bianco, restavo a guardare le volute di fumo delle mie prime sigarette che riempivano sottilmente tutta la camera, fino a sparire completamente. Prima di accendermene un’altra rimanevo un bel po’ a occhi stretti a scrutare il fumo per assicurarmi che si fosse davvero dileguato, poi ricominciavo il gioco. Siccome sono sempre stato un incostante, a volte mi distraevo dai ghirigori della sigaretta e buttavo un occhio a quella palla di Montale: qualcosa ho imparato, alla fine. Forse il tabagismo è stata la contropartita da pagare per quel terrificante trentotto sessantesimi. Prima che tornasse mia madre, col favore della primavera, aprivo tutte le finestre. Oh, sono riuscito a tenerglielo nascosto fino alla fine del contratto con l’Infotech, sì, sì ci ho lavorato due anni esatti. A proposito, ‘sto benedetto colloquio? Sei andato bene?

Dai, son contento. Adesso vuol cambiare lavoro anche Laura. Vediamo come butta, son tempi di vacche magre. Ma sai poi cos’è che mi fa paura di smettere di fumare? E se ingrasso come un maiale? Mio cugino, che sembrava Iggy Pop, non si è mai più ripreso, ogni tanto lo guardo di straforo, lo ricordo venticinque chili fa e stento a capacitarmene. Lui però la prende con filosofia, dice che per lavorare alle poste bisogna averci il fisico e quando era asciutto e nervoso stonava con l’ambiente, adesso ci si confonde perfettamente. Non è una prospettiva invitante, un problema via l’altro, così. Ma sai cosa? Se arrivo a ingrassare, appunto, vorrà dire che avrò smesso di fumare e quindi, che il metodo antifumo di Laura è efficace. Potremmo ripeterlo col cibo, una bella dieta passettino dopo passettino, poi magari ricomincio anche a correre. Abbiamo fatto trenta… Ridurre le calorie, ridurre le calorie… Se tutto va come deve, però, quando sarò lì a soffrire perché niente bis di ragù di lepre, ricorderò all’improvviso che dopo il pasto mi sarei acceso una paglia e che non ne ho più bisogno. Laura dice così, che dipendere da qualcosa è tutto un fatto mentale, se lo superi poi non te ne accorgi nemmeno, appunto, un giorno ti guardi attorno e vedi che manca un dettaglio nel paesaggio. Come il giochino della Settimana Enigmistica, solo che lì i dettagli erano sette, o anche di più: io ero bravissimo. Ho sempre avuto del colpo d’occhio. Tipo, ti eri accorto che dall’ultima volta hanno cambiato il divanetto là in fondo, quello dell’ultimo tavolino? Quando siamo venuti il mese scorso non c’era ancora, c’era quello marrone brutto ma comodo. La prossima volta, dobbiamo testare il divanetto nuovo. O pure stasera… Se quella coppietta là fa tanto di andarsene… Che ora è? Ok, adesso andiamo, lasciami finire con calma la birra, anch’io ho la sveglia domattina. Come non detto, mi sa che lo proviamo solo al prossimo giro, peccato, ero curioso. Quando arriverò a metterci le chiappe sopra, finalmente, sarò ormai a buon punto col programma, sarò quasi disintossicato. Pensa che bello. E dall’esterno, nessuno noterà il cambiamento, ma quando uscirai tu, io non ti accompagnerò più. Spero. Te fuori e io qui tranquillo a guardare i poster sui muri. Un lusso, visto che li conosco a memoria. Oh, non ti incacchiare, era per dire, lo so che non sono ancora passato dall’altra parte della barricata, mi stavo lasciando trasportare. Dai facciamo pace, adesso usciamo e ci facciamo l’ultima insieme. Sono le undici e tre quarti, facciamo in tempo a fare tutto. Ho detto che comincio domani e non penso di venire meno alla mia parola. Ma occhio che non mi scappi l’orologio, controlla anche tu, sennò cominciamo malissimo.

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